Lo sport a scuola continua a perdere i pezzi.

Mentre sono tutti in attesa di disposizioni per la riapertura lo scardinamento del comparto educazione fisica e sportiva continua senza sosta.

Proveremo a collegare alcune situazioni che apparentemente sembrano lontanissime e invece, purtroppo, fanno parte di un unico caotico quadro a tinte sempre più fosche.
Piccole cose rispetto all’apertura dell’anno scolastico nella sua complessità, ma decisamente molto importanti per chi le vive giorno per giorno.
La prima situazione dice che altre sette province vedranno la gestione di quello che fu l’Ufficio Educazione Fisica e Sportiva gestito da docenti distaccati i quali non hanno nulla a che fare con la materia, anzi in qualche caso gli ex addetti allo sport sono stati spostati a funzioni diverse. Torneremo molto sinteticamente più avanti sul ruolo degli Uffici ma è certo che senza alcuna forma di organizzazione territoriale lo sport scolastico che già soffre per finanziamenti pari a due ore-docente-mese non potrà che chiudere definitivamente.
Contemporaneamente dal sito di Sport e Salute S.p.A. si vede come l’intenzione del Governo è di inserire una tassa variabile per i compensi sportivi pari al 6% per € 5000, al 9% fino a € 10.000 e al 12% fino a € 15.000.
Accoppiamo volutamente i due fatti perché riteniamo che indipendentemente dalla volontà del legislatore possono essere inseriti tra le peggiori azioni politico sportive degli ultimi anni.
Lo stupore raddoppia valutando come i ministri competenti fanno parte dello stesso partito e quindi sarebbe immaginabile una azione sinergica per lo sviluppo dello Sport soprattutto dopo le dichiarazioni del ministro Spadafora sul miliardo da stanziare per lo sport di base, e, in molti, abbiamo scritto che non esiste nulla più di base che l’attività sportiva scolastica.
Fatichiamo anche a ritrovare, simili azioni nel programma del MoVimento5Stelle, ma probabilmente siamo noi non capaci a cogliere tutti i passaggi scritti.
E veniamo agli Uffici.

Che il Coordinamento sia stato disastrato completamente è noto fino dal 2015; è stato praticamente chiuso .  I docenti comandati sono confluiti all’interno della legge 107 detta “la buona scuola” e sono stati posti in una sorta di limbo all’interno del quale fanno un po’ di tutto anche lo sport; anche il disagio; anche l’informatica; anche anche.
Inutile ripercorrere ancora una volta i motivi diversi che hanno spinto il Ministero a proclamare la serrata del servizio, sta di fatto che il Coordinamento Provinciale non esiste più anche se la storica denominazione è entrata nell’ordinario lessico scolastico.
Da quando manca il potere di firma in realtà si tratta più di una testimonianza che di un fatto reale, anzi, probabilmente utilizzare il termine “coordinatore provinciale ai servizi di educazione fisica e sportiva” è al limite tra la millanteria, il falso ideologico, il sogno di un passato molto lontano.
Sta di fatto che se lo Stato italiano vuole organizzare l’attività sportiva nelle scuole qualcuno deve pur preoccuparsi delle incombenze locali.
Senza interventi almeno una quindicina di uffici provinciali saranno completamente scoperti e solo il tempo ci dirà quali soluzioni potranno essere perseguite sul territorio.
Non è obbligatorio che ci sia una persona esclusivamente  dedicata; si possono usare Scuole in rete; i Licei Sportivi; le Federazioni Sportive Nazionali; gli Enti Locali; le Forze Armate basta che si sappia chi deve fare cosa.
Ognuno dei gruppi che abbiamo citato sopra ha già avuto in passato collaborazioni con il Ministero per piccole e grandi organizzazioni e quindi non sono indicate a caso l’importante è che ruoli, compiti, competenze, finanziamenti vengano chiariti prima perché tutti conoscano le regole del gioco.
Allo stato attuale sappiamo però con certezza che lentamente, ma inesorabilmente il Ministero dell’Istruzione sta lasciando andare in rovina anche gli Uffici Educazione Fisica.
Entrando subito nel secondo argomento invece dobbiamo notare come da tempo esistono i dubbi a proposito degli sgravi fiscali per le collaborazioni sportive.
Si è passati dai € 7500 esentasse ai € 10.000 esentasse per arrivare oggi a preporre a una formula di tassazione progressiva fino a € 15.000 annui.
Se questo meccanismo servisse per combattere completamente il lavoro nero sarebbe anche da sottoscrivere ricordando, però, che, sempre restando nel settore scolastico, un bidello guadagna mediamente € 18.000 all’anno e la tassazione è ben più alta del 12% ed il suo servizio è di 36 ore settimanali.
Alla fine forse conviene fare un po’ l’operatore sportivo già sapendo che arrotondando di qui, arrotondando di là si gode di benefici che i lavoratori normali non hanno.
Ed ecco qui il vero nodo della questione:
–fino a quando in un settore sportivo che non ha idea di quanti siano davvero i tesserati e di quanti siano davvero gli atleti che hanno effettuato la visita medica in base alle leggi statali si devono a chiudere tutti due gli occhi di fronte ad un’evasione fiscale di massa?
Non si tratta di favorire qualche volontario che occupa il suo tempo collaborando con le società sportive e che intenda non rimetterci da un punto di vista economico; si tratta di instaurare un nuovo metodo nel quale con questa sorta di flat tax ci si illuderà di avere favorito la lotta al precariato sportivo.
In realtà i fruitori, nella gran parte del settore tecnico, saranno i laureati di Scienze motorie i quali già oggi non sono né carne né pesce rispetto ai loro predecessori che hanno fatto l’ISEF e quindi si trovano costretti ad accettare le situazioni più strane e più pesanti, vedi i vari progetti sport di classe terribilmente organizzati dal Coni ieri e da Sport e Salute oggi, ma si troveranno prigionieri di questi meccanismi con versamenti contributivi, quando ci saranno, francamente risibili e quindi pressoché inutili per gli anni della pensione e si troveranno ad avere fatto da tre a cinque anni di Università per guadagnare € 15.000 l’anno–tassazione 12%.
Altro che sport di base….
Temiamo fortemente una sorta di pansindacalismo ottocentesco dove sport diventa la parola magica che copre tutto compreso le tasse mai pagate e il lavoro non svolto; sappiamo che nel BelPaese siamo esperti.
Se poi ci troviamo come la Regione Lombardia che si preoccupa delle attività tipo sport di classe come fosse una priorità in questo momento cadono le braccia.
Nella complessa storia dell’insegnamento dell’educazione fisica e le sue correlazioni sappiamo che le figure professionali sono diventate innumerevoli; temiamo francamente che se i giovani colleghi non riusciranno ad organizzarsi in modo efficace continueranno a vivere tra i sogni universitari e una realtà giornaliera non certo entusiasmante.
E sappiamo anche quanto l’ostracismo culturale possa pesare nei congfronti di una categoria…..
In mezzo a questi due eventi dimenticare che non è assolutamente chiaro se,  come e quando potranno essere utilizzate le palestre scolastiche a cominciare da settembre.
La fotografia di oggi ci dice che il decreto del Ministero della Salute e le indicazioni del Ministero dello sport lasciano pochi margini per l’apertura serale alle Società sportive.
È pur vero che le indicazioni sono uscite nel periodo di massima crisi e molto probabilmente le maglie oggi potrebbero essere ben più larghe.
Di sicuro vi sono alcuni punti fermi e più precisamente:
—la responsabilità della concessione delle strutture scolastiche è in carico al Preside il quale, sentito il consiglio d’Istituto, il cui parere è obbligatorio, concede o meno agli esterni;
—la questione relativa alla sanificazione è chiarita, al momento, dalle indicazioni per gli sport di squadra o per gli sport individuali del Ministero dello sport.
Tutto il resto dovrà essere specificato da parte del Ministero dell’Istruzione con le prossime Linee Guida le quali ben difficilmente entreranno in conflitto con il Testo Unico per l’assegnazione degli spazi scolastici al mondo esterno.
Il grande problema degli allenamenti sportivi.
Se non uscirà un documento estremamente chiaro sulle concessioni extrascolastiche è ovvio che inizierà una sorta di guerra tra poveri e ancora una volta la responsabilità di essere anti sportivi toccherà ai Presidi.
A meno che vengano adottate linee guida precise all’interno delle quali venga indicato con chiarezza chi è il legale rappresentante dell’ingresso, dell’uscita, della sanificazione dei locali.
Indubbiamente un problema non facile nelle quattro regioni ferocemente colpite dalla pandemia mentre in altre zone probabilmente il tema sarà soltanto sfiorato.
Se ancora una volta il Ministero dell’Istruzione si comporterà come con gli Uffici Educazione Fisica tutto procederà nel modo ordinario “all’italiana”.
Abbiamo volutamente mescolato due temi sperando di avere dato un quadro sul disordine globale, ma molti altri sono i punti di sofferenza e mentre è ancora in Italia c’è chi, giustamente spaventato da una recrudescenza pandemica , non manca qualche regione che sta ripensando a rilanciare sport di classe, con il suo fardello di caporalato della ginnastica, non manca chi sta pensando di rilanciare lo sport scolastico con qualche bella manifestazione nazionale e a questo proposito vogliamo spendere due parole sui numeri che anche quest’anno non vedremo.
Il Portale dei Campionati Studenteschi.
Per qualche stagione abbiamo ferocemente criticato un portale costosissimo (credevamo fosse costosissimo e invece dopo vari controlli abbiamo verificato de visu che era molto più che costosissimo N.d.R.) perché non conteneva i dati veri della partecipazione studentesca.
Anche il nuovo Portale attivato all’inizio dell’anno scolastico non contiene i numeri veri di tutte le discipline perché, ovviamente, l’attività è stata interrotta. Si sapeva però che avrebbero potuto, e dovuto, essere pubblicati i bilanci degli Uffici Provinciali e Regionali per sapere con precisione quanto lo Stato italiano spende, zona per zona, oltre a quanto già stanziato per le ore eccedenti, per lo sport studentesco.
È pur vero che quest’anno la gran parte degli Uffici hanno speso pochissimo forsanche nulla non avendo organizzato manifestazioni però sarebbe gradevole e segno di trasparenza sapere quanto si è risparmiato in questo disgraziatissimo 2020 per poter utilizzare risorse nella prossima stagione.

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)