Nel rilancio dello sport nazionale manca un solo attore: il Ministruzione.

Dalle piccole cose ai massimi sistemi in viale Trastevere non c’è nulla di pronto e se non riparte l’organizzazione della scuola nessuno si illuda di tornare rapidamente all’attività ordinaria nemmeno per gli allenamenti….

Normalmente quando qualcosa non funziona al Ministero si tende a dare la colpa alla burocrazia. Passando per l’intera gamma delle professioni: dai Direttori, ai Dirigenti, agli Impiegati e persino per i “passanti occasionali” si trova sempre qualcuno al quale imputare ciò che non funziona.
In realtà nel quasi secolare palazzone romano i vari meccanismi si mettono in moto quando esiste la volontà politica del Ministro.
Certo non vanno sottovalutate le linee del Governo, la Stampa, i Sindacati, le Associazioni di vario tipo, i molti Palazzi romani, ma certamente, pur con lentezza perché sappiamo bene che per la scuola ogni problema diventa complesso, tutto parte dal Numero Uno.
In più per quanto riguarda l’Educazione Fisica grazie alle sue molte connessioni con il mondo sportivo organizzato i coattori si moltiplicano a dismisura con il risultato di creare molto spesso ingorghi irrisolvibili anche quando le cose sono estremamente semplici.
In una stagione come questa con una crisi sanitaria che sta devastando il Paese è chiaro che i problemi relativi allo sport studentesco sono, anzi sarebbero, assolutamente minimali se non fosse che le problematiche connesse alla ripresa delle attività sportive generiche è comunque al centro di uno dei molti dibattiti esistenti in queste settimane.
Se dopo mesi di discussioni non si è ancora capito bene come verrà fatta la maturità possiamo immaginare come sarà difficile attrezzare gli spazi interni agli istituti.
Dato che il mese di giugno sarà occupato nello svolgimento della parte finale dell’anno scolastico per ricavare nuovi spazi resteranno soltanto luglio e agosto.
Se qualche istituto ospiterà anche campi estivi è difficile immaginare cantieri in funzione.
E così quasi certamente a settembre ogni plesso sarà esattamente come oggi e dobbiamo vivere nella speranza che tutti abbiano il proprio vaccino o che il virus si sia debellato da solo.
Da quanto si riesce a capire oggi sulla futura futuribile organizzazione scolastica il pessimismo totale è assolutamente d’obbligo e, come sappiamo la materia che incrocia il mondo esterno più di tutte altre è proprio l’educazione fisica dati gli spazi che occupa abitualmente.In queste ultime settimane si è assistito a un disputa assoluta e totale sulla ripresa dei campionati professionistici del calcio inoltre vi è stata molta attenzione per la crisi economica che ha coinvolto quasi tutti gli operatori del settore, per arrivare alla necessità di rivedere completamente il modello sportivo nazionale; fatto doveroso perché non si tratta solo di trovare denaro per chi è occupato. Primo attore di questa fase il Ministero dello sport; cifra annunciata 1 miliardo di euro.
Contemporaneamente, non solo per la questione del movimento, ma, soprattutto, per la necessità di aggregazione dei bambini e per aiutare le famiglie in difficoltà dovrebbe partire anche il piano relativo ai Centri estivi.
Da quanto si apprende si tratta di un investimento di 185 milioni per un periodo inferiore a tre mesi; per dare un’unità di misura 10 volte quanto viale Trastevere ha impegnato quest’anno per tutto il settore dei campionati studenteschi (la somma è stata definita da accordi contrattuali durante il Dicastero Fedeli e dovrebbe essere la stessa anche per il prossimo anno scolastico. N.d.R.). Primo attore di questa fase il Ministero della famiglia.

*** Sport di base e sport di élite.
In realtà se a settembre fossero validi i protocolli che in questi giorni leggiamo in ordine agli sport individuali e a quelli di squadra non ripartirà assolutamente quasi nulla.
Ci troveremo davanti ad un’assoluta minoranza di atleti che continueranno, per quanto possibile, ad alimentare i propri sogni, ma la grandissima massa della popolazione sarà esclusa..
Tutto questo mentre è stato riproposto per l’ennesima volta il tema dello sport di base e dello sport di vertice quasi fossero antitetici ; in realtà esiste una motivazione per queste valutazioni diverse e fa parte di quella stessa storia che si divideva tra “Agonismo sì-Agonismo no”.
Quasi un ritorno a quel ‘68 nel quale qualcuno riteneva anche che il salto in lungo senza misure potesse garantire la parità e l’uguaglianza sportiva; sospesi tra i figli dei fiori ed il maggio francese.
Analizzando compiutamente anche  l’antitesi base-vertice cambia sovente il proprio significato sulla scorta del momento politico, e perché no, sulla base della convinzione di chi ci sta governando.
Così come le cifre che vengono regolarmente proposte a mezzo stampa destano qualche dubbio e più precisamente:
§§I numeri sono terribilmente ballerini : 20 milioni di praticanti presunti, 130.000 addetti , ma forse sono il doppio eccetera . Sono cifre per le quali manca un riscontro.
In particolare vuoi per questioni di stagionalità, vuoi per lavoro nero, vuoi per le forme particolari di pagamento quante siano le persone che davvero vivono di sport diventa un conto difficile; più verosimile il fatto che molte siano le i cittadini che arrotondano bilanci economici non certamente ricchi;
§§ 20 milioni di praticanti vuol dire 20 milioni di visite mediche?
Sarebbe facile, pur con tutti i meccanismi di rispetto della privacy sapere quanti sono realmente cittadini italiani che hanno superato la visita di primo e di secondo livello; a quel punto lo Stato Italiano sarebbe in possesso di un dato fondamentale anche per quanto riguarda la tutela sanitaria della Nazione.
Vista la volontà del Ministero dello Sport di riordinare l’intero settore, almeno questo si legge, partire proprio dalle visite mediche creerebbe i presupposti per sapere con precisione dove indirizzare gli aiuti sia per la parte professionale, che va dagli sportivi professionisti a tutti gli imprenditori del settore, fino al mare magnum degli amatori e dei non agonisti.
In realtà la divisione sessantottina, soprattutto da quando esistono le categorie master, è di fatto stata cancellata più dalla realtà che dalle posizioni politiche dei dirigenti.
§§ Sono state scritte ormai centinaia di pagine per quanto riguarda i protocolli in ordine alla ripartenza sportiva e non abbiamo trovato una riga da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.
E quindi mentre due Ministeri intenderebbero, denari permettendo, investire più o meno un miliardo e duecento milioni di euro, nemmeno tra gli annunci possibili si hanno notizie relative ad interventi nelle scuole.
Eppure si tratta di 8 milioni di studenti, e più della metà gode anche del servizio di educazione fisica e sportiva che, stando a quanto si conosce oggi, non vede alcuna forma di modifica se non la ginnastica a distanza.
*** In realtà qualche intervista potrebbe essere illuminante.
Il vice Ministro Anna Ascani ha rilasciato alla Gazzetta dello Sport alcune dichiarazioni nelle quali si afferma, a seguito della domanda del giornalista Valerio Piccioni, a proposito di una ulteriore retrocessione dell’Educazione fisica, che “con la divisione delle classi per il distanziamento, potremmo prevedere che mentre una parte degli studenti si trova a scuola, un’altra parte possa fare attività complementari. Per esempio: studiare storie di sport e di sportivi”.

Confessiamo di aver dovuto rileggere il passaggio perché temevamo di avere capito male!
Invece avevamo proprio capito giusto.
Probabilmente in viale Trastevere si sono accorti in pochi che da mesi riusciamo a rivedere mille eventi di sport che non sempre riescono risultare entusiasmanti.
È invece davvero interessante non studiare lo sport come una semplice memorialistica, quando le cose sono andate bene, bensì studiare la storia dello sport nazionale, partendo dalle scuole, fatto probabilmente utile anche a qualche dirigente politico.
L’immagine che segue riguarda la prima discussione svolta alla Camera dei Deputati per introdurre nuovamente l’educazione fisica nell’ordinamento scolastico italiano.
Riportiamo a fine commento anche il link relativo alla discussione che nel 1956 ha fatto iniziare il percorso, alla Camera dei Deputati, della legge definita poi Legge Moro per l’Educazione Fisica.
La riproponiamo perché quella è la conoscenza storica che dovrebbe avere la classe politica ministeriale in ordine ai benefici che può dare il lavoro in palestra.
Le varie  emergenzialità citate dal Ministro Paolo Rossi sono ancora presenti oggi perché mai risolte dalla politica visto che ha preferito mantenere la distanza tra il mondo sportivo federale e il mondo sportivo scolastico, forsanche temendo un ritorno al passato almeno fino agli anni ’90.
Da notare, ai puri fini storiografici, che il relatore del Disegno di Legge aveva politicamente origini socialdemocratiche  e il fatto non è secondario perché anche il Ministro Rossi, come il Ministro Gonella nel 1950, avevano ben presente che non si poteva continuare a legare l’Educazione fisica con la Gioventù Italiana Littorio.
Ancora più peso politico acquisisce l’intervento del Ministro Rossi il quale, dopo qualche anno, venne nominato Presidente della Corte Costituzionale, segno che nell’emergenza postbellica non erano stati dimenticati i docenti e soprattutto gli alunni.
In questo senso siamo certamente molto favorevoli a quanto afferma l’Onorevole Ascani sullo studio della storia dello sport nella scuola a condizione che la si possa studiare anche sotto quell’aspetto che, una volta , si chiamava “critica storica” e non come semplice passatempo mentre mezza classe svolge una lezione in movimento.
In realtà è già molto grave che emergano, speriamo non siano confermate in futuro, le ipotesi di utilizzare le palestre come aula ordinaria.
Alla stessa stregua si può abolire la matematica perché i calcoli ormai li fanno i computer; la storia diventa completamente inutile perché ce la raccontano le serie tv; il latino è lingua morta -ad esclusione che per lo Stato del Vaticano- e anche l’inglese non serve perché tutti gli smartphone della nuova generazione hanno il traduttore di Google.

*** Per un programma futuro basta rileggere quanto scritto a proposto dall’onorevole Manuela Ghizzoni e dall’ex Ministro Marco Bussetti.
Quali occasioni perdute!

Per vie ed incarichi diversi i due personaggi politici che abbiamo citato hanno provato a riordinare e rilanciare lo sport scolastico.
L’Onorevole Ghizzoni ha presentato, in ben due occasioni, una Proposta di Legge per i Gruppi Sportivi Scolastici colmando il vuoto che si era creato nel 1973 con la chiusura dell’antica organizzazione, quella dei Campionati Studenteschi che tutti hanno richiamato per decenni, e dei quali pochi si sono occupati.
L’ex Ministro Bussetti ha fatto inserire nella Legge di agosto 2019, quella che riordina lo Sport,  i Centri Sportivi Scolastici come organismo autonomo aderente al Terzo settore.
Sappiamo com’è  finita la crisi di governo e sappiamo anche che, al momento, la delega per riordinare i Centri Sportivi fa capo al Ministro dell’istruzione.
Non ci è dato sapere se l’argomento sia o meno attualmente di interesse, sappiamo però che un altro Ministero, quello dello sport ha intenzione di stanziare 1 miliardo per riorganizzare l’attività, particolarmente quello di base.

*** Non potrà che essere un’azione di Governo.
La campagna elettorale del 2018 aveva visto molte convergenze sul riordino dello sport da parte del Movimento5Stelle e da parte del Centro Destra pareva infatti che, con la Finanziaria 2019 si sarebbero superati molti antichi scogli.
La coincidenza tra la programmazione ipotizzata dal centrodestra e quella ipotizzata dai cinque Stelle era notevole al punto che anche chi, come noi, non ha votato per nessuno dei due gruppi, non ha potuto che apprezzare le promesse elettorali.
Purtroppo mantenute solo in piccolissima parte.
Sappiamo che non è successo quanto si sperava, sappiamo che il Partito Democratico ha votato contro la legge di riordino, sarà certamente interessante vedere quale sarà la sintesi tra gli attuali protagonisti della maggioranza.
Per ora la delega al Ministero dell’Istruzione per lo sport non è stata assolutamente esercitata.
È indubbio che il Ministero dello Sport non potrà certamente continuare a governare come in emergenza; i trascorsi politici e storici di questo Paese, come si ritrova anche nelle parole del Ministro Rossi, lo sconsigliano vivamente anche se non è “peccato” dire che lo Stato deve favorire lo sport, soprattutto in una Nazione che vede, ed è solo un esempio, Gruppi Sportivi Militari profondamente impegnati nel reclutamento degli atleti con un investimento pubblico decisamente notevole.
*** Esiste un’attività più di base che quella che coinvolge milioni di studenti?
Non crediamo proprio possa esistere; eppure nemmeno un rigo nella prossima programmazione degli istituti.
Eppure abbiamo 20.000 professionisti che potrebbero dire la loro, magari anche non tutti possono essere disponibili , vuoi per stanchezza, vuoi per età resta quanto di meglio nel settore può offrire lo Stato Italiano.
Indubbiamente per poter ripartire, in qualunque modo, da settembre i tempi per coinvolgere i docenti sono davvero molto brevi ed elenchiamo di seguito alcuni dei temi che andrebbero immediatamente analizzati:
§§ Rivedere la programmazione dell’educazione fisica e verificare, forti della Legge di agosto sullo sport scolastico, se il Governo ed il Parlamento intendono utilizzare la materia anche come rilancio della crisi sportiva.
§§ Dare il via ad una fase di vera e propria concertazione nazionale con le Organizzazioni Sindacali, il Comitato Olimpico, le Federazioni Sportive. Ovviamente la questione potrà essere risolta positivamente solo nel caso in cui il Ministero dell’Istruzione si presenti con un proprio piano senza aspettare, come troppe volte accaduto, che altri suggeriscano iniziative.
§§ Chiarire in modo assoluto la questione degli spazi scolastici per le società sportive; molto probabilmente sarà il problema politico-sportivo esplosivo all’inizio dell’anno scolastico.
Le disposizioni del Ministero dello sport in ordine all’utilizzo di una palestra sono estremamente rigorose e praticamente non applicabili in una scuola, basta pensare alla sanificazione di tutti gli attrezzi e degli interi locali, a seguito di un uso misto interno ed esterno agli istituti .
Le leggi sulle concessioni sono chiare  fin dalle origini dei Consigli d’Istituto e di seguito riportiamo il passaggio del Testo Unico attualmente in vigore per quanto riguarda la scuola. 

DECRETO LEGISLATIVO 16 aprile 1994, n. 297  Art. 96.Uso delle attrezzature delle scuole per attivita’ diverse da quelle scolastiche

  1. Per lo svolgimento delle attivita’ rientranti nelle loro attribuzioni, e’ consentito alle regioni ed agli enti locali territoriali l’uso dei locali e delle attrezzature delle scuole e degli istituti scolastici dipendenti dal Ministero della pubblica istruzione, secondo i criteri generali deliberati dai consigli scolastici provinciali ai sensi della lettera f) dell’articolo 22.
  2. A tal fine sono stipulate apposite convenzioni tra le regioni e gli enti locali territoriali con i competenti organi dello Stato.
  3. In esse sono stabiliti le procedure per l’utilizzazione dei locali e delle attrezzature, i soggetti responsabili e le spese a carico della regione per il personale, le pulizie, il consumo del materiale e l’impiego dei servizi strumentali.
  4. Gli edifici e le attrezzature scolastiche possono essere utilizzati fuori dell’orario del servizio scolastico per attivita’ che realizzino la funzione della scuola come centro di promozione culturale, sociale e civile; il comune o la provincia hanno facolta’ di disporne la temporanea concessione, previo assenso dei consigli di circolo o di istituto, nel rispetto dei criteri stabiliti dal consiglio scolastico provinciale.
  5. Le autorizzazioni sono trasmesse di volta in volta, per iscritto, agli interessati che hanno inoltrato formale istanza e devono stabilire le modalita’ dell’uso e le conseguenti responsabilita’ in ordine alla sicurezza, all’igiene ed alla salvaguardia del patrimonio.
  6. Nell’ambito delle strutture scolastiche, in orari non dedicati all’attivita’ istituzionale o nel periodo estivo, possono essere attuate, a norma dell’articolo 1 della legge 19 luglio 1991 n. 216, iniziative volte a tutelare e favorire la crescita, la maturazione individuale e la socializzazione della persona di eta’ minore al fine di fronteggiare il rischio di coinvolgimento dei minori in attivita’ criminose.

In realtà una variazione rispetto al 1994 esiste; con la Legge Delrio del 2014 le competenze delle Province per quanto riguarda anche lo sport sono state delegate alle Regioni.
Si porrà, ed ecco perché riteniamo che la tematica sarà esplosiva almeno fin quando gli alunni dovranno svolgere le lezioni a metri di distanza tra loro, la questione dell’ingresso meno in un istituto da parte delle società sportive.
Sappiamo bene che negli anni non sono mancati problemi tra i fruitori della palestra e le scuole, in particolare in ordine alle ordinarie pulizie serali, ma oggi il tema non riguarda una semplice pulizia;  riguarda la sanificazione delle strutture.
Poiché il responsabile anche per quanto riguarda la sicurezza degli studenti e dei docenti sarà il Capo d’Istituto è difficile immaginare una concessione verso esterni dei locali scolastici.
Nello stesso modo si comporteranno i Presidenti del Consiglio di Istituto per la parte di propria competenza, così come anche i Sindaci non faranno certamente battaglia contro le paure dei genitori per consentire gli allenamenti serali.
E quindi, almeno finché durerà il distanziamento tra gli studenti nelle classi, saranno off-limits anche le strutture fuori orario curricolare.

*** Senza le palestre scolastiche il blocco dello sport giovanile diventerà estremamente gravoso.
Abbiamo analizzato in una città media come Brescia quale sia il rapporto tra i vari corsi supportati dall’amministrazione comunale e le strutture scolastiche.
Il capoluogo bresciano non è gigantesco rispetto all’intero territorio provinciale ed è anche dotato di impianti con una qualità abbastanza alta, pur lontanissima dalla Provincia di Bolzano. I corsi in collaborazione sono un centinaio.
Sostanzialmente l’80% delle iniziative d’intesa con le società del territorio viene effettuato nelle strutture scolastiche, pochi gli sport autonomi, praticamente tennis, calcio e nuoto.
Sostanzialmente ogni istituto delega all’Amministrazione comunale l’intero pacchetto delle concessioni pomeridiane o serali, un modo pratico ed intelligente per evitare un lavoro anche burocratico non sempre utile.
Se non vi sarà un chiarimento preciso e, soprattutto se resterà l’ipotesi di una completa responsabilità dei Dirigenti Scolastici la consueta procedura sarà semplicemente cancellata.
È anche difficile ipotizzare una semplice delega alle Regioni per l’affido extrascolastico delle strutture perché in ogni caso i Presidi rispondono di quanto ordinato loro da viale Trastevere.
La necessità di tutelare sia gli studenti sia il mondo sportivo giovanile deve quindi molto urgentemente essere analizzato per evitare scontri tra la Scuola e l’extra scuola sul territorio e serrate altamente dannose, ma inevitabili probabilmente, delle strutture scolastiche.
E anche davvero difficile oggi pensare che possono sopravvivere iniziative come sport di classe o scuole aperte allo sport soprattutto si dovranno continuare le logiche dei piccoli gruppi di studenti.
Se non sarà sconfitta la pandemia verosimilmente nessun esterno alla scuola potrà entrare in contatto con gli studenti.
Si tratta quindi di un ulteriore motivo per lanciare la concertazione intorno all’Educazione Sportiva, come scritto sopra, e per impedire l’asfissia di molte discipline; la scuola potrebbe almeno mantenere viva l’informazione motoria di alcune specialità, quali pallavolo e pallacanestro in primis, grazie all’insegnamento dei fondamentali individuali. Ovvio che anche solo avere un pallone per alunno non deve più rappresentare una difficoltà.
§§ Studenti atleti – Licei sportivi – Facoltà di Scienze Motorie
Nel nostro ordinamento esistono due scuole particolari i Licei Sportivi e le Università di Scienze Motorie; certamente non vanno dimenticate nelle prossime Linee Guida perché si tratta di corsi altamente specifici che abbisognano, per propria natura, dell’utilizzo di impianti sportivi. Ovviamente è nota la differenza tra i due tipi di insegnamento in particolare negli studi universitari potrebbe addirittura ipotizzare si tratti di atleti professionisti; ci limitiamo a ricordare che il problema esiste.
Per quanto riguarda gli studenti atleti ovviamente se non ripartiranno le attività ordinarie anche questo status particolare verrà meno.
In realtà come spesso ci capita siamo dubitosi per natura certamente sbagliando!.
Immaginiamo come nelle stanze che contano del Ministero anche questo tema sia stato ampiamente affrontato !!!

*** Un Ministero dell’Istruzione e dello Sport.
Probabilmente volendo davvero innovare la strada maestra sarebbe quella di istituire, ovviamente in un futuribile Governo, il Ministero dell’Istruzione e dello Sport, ma sappiamo che gli interessi incrociati sono tali per cui non nascerà mai anche se non sarebbe nemmeno il primo Paese a farlo in Europa.
La Federazione Nazionale dello Sport Scolastico resterà ancora sogno non realizzato da Manuela Ghizzoni e Marco Bussetti, ma continuiamo a sostenere che sia l’unica via.
Si tratta di una scelta politica e non bastano pochi mesi per attuarla; basta la volontà per iniziarla.
Certamente quanto si può fare da subito è allertare il centro e la periferia e tutti i docenti al fine di raccogliere le migliori idee ed iniziare con gli altri attori del mondo scolastico e con i Parlamentari della Repubblica un percorso nuovo anche per l’educazione sportiva.
Siamo nel libro dei sogni e lo sappiamo benissimo perché ancora una volta, lo ha dimostrato il viceministro Ascani molti tra i nostri governanti non si rendono conto del potenziale immenso della Scuola Italiana.

Ecco il link per la Legge istitutiva dell’Educazione Fisica.
http://legislature.camera.it/chiosco.asp?source=/altre_sezionism/8899/8945/8946/documentotesto.asp&content=/_dati/leg02/lavori/schedela/trovaschedacamera.asp?pdl=2011

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)