Mantenere la memoria degli sport attraverso l’educazione fisica.

Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte terza- Due!

Praticamente ogni giorno si assiste ad una lunga elencazione delle possibilità o meno di fare ripartire le attività sportive nel Paese.
E anche gli studi in ordine alla pericolosità di una disciplina rispetto ad un’altra non sono stati finora estremamente precisi.
La stessa analisi del Politecnico di Torino presentava, fin da subito, un passaggio difficile da comprendere. Scorrendo il testo, tabella dopo tabella, destava invero perplessità il fatto che alcune discipline, ad esempio la pallamano, pur raggiungendo malapena una squadra per provincia venivano indicate come mediamente pericolose anche dagli Enti di promozione sportiva i quali non hanno certamente questo sport tra le proprie discipline più diffuse.
Dopo la presa di posizione di Julio Velasco infatti è uscito il chiarimento nel quale si spiegava che si trattava solo di una prima analisi.
Lo stesso studio però riportava come, a seconda della possibilità di contatto, la trasmissione del virus poteva essere davvero facilitata e questa parte di analisi ci pare difficilmente confutabile.
Contemporaneamente è stato lanciato un possibile programma di apertura degli spazi all’aperto nelle scuole e tra gli indicatori, sempre a mezzo stampa e non attraverso circolari ministeriali, vi è quello di tre o quattro bambini per ogni adulto.
Due giorni addietro abbiamo inoltre letto dell’ipotesi del Ministro Azzolina di una mezza classe a scuola e una mezza classe a casa, possibilità decisamente respinta al mittente dal mondo scolastico in generale, dalle organizzazioni sindacali fino a quelle che riuniscono le famiglie.
Quello che resta è che al momento qualsiasi azione motoria deve essere compiuta in solitudine; il primo sblocco potrà avvenire con il via al campionato di calcio di serie A la cui nuova organizzazione prevede vincoli così stringenti da non essere ripetibile per nessun altro sport in Italia.
Abbiamo scritto nell’ultimo commento del 28 aprile come per quanto riguarda le scuole dovranno scattare certamente procedure particolari rispetto al passato e prendendo per valida l’ipotesi del Ministro Azzolina delle classi ridotte, indipendentemente da ipotesi di turnazione, proveremo a indicare alcune soluzioni percorribili alla luce di quanto già si può fare nella scuola.
Anche il sport è kultura”…… e…… “Sono contento di essere arrivato uno”.
Lo stereotipo dello sportivo a metà tra il muscolare e il poco intelligente continua a perseguitare gli appassionati un po’ in tutto il mondo e di conseguenza gli insegnanti di educazione fisica più volte sono stati definiti come “I muscolari del sabato sera”.
Rispetto molti tra i paesi ad economia avanzata da noi esiste una tifoseria estremamente particolare mista tra guelfi e ghibellini e mescolata nell’Italia dei Comuni.
Infatti nessun paese europeo presenta tanti quotidiani sportivi come nel Belpaese e di conseguenza è quasi normale che le discipline più diffuse acquistino una valenza comunicativa gigantesca.
Tra i frutti non positivi di questa passione sportiva italica c’è anche quella della sottovalutazione del ruolo della Scuola per quanto riguarda lo sport, punto sul quale non ci soffermiamo perché descritto già nel tempo con dovizia di particolari.
Dovendo però ridurre gli spazi palestra, e forsanche la quantità oraria del servizio, verso gli studenti diventa indispensabile individuare strade diverse per continuare, o per riprendere, una diffusione sportiva interrotta.
I punti seguenti tratteremo con estrema sintesi e ne indichiamo i capoversi:
*primum vivere;
*le norme già ci sono;
*il ruolo dei docenti;
*i centri sportivi scolastici;
*i Campionati studenteschi;
*impianti di base;
*le nuove tecnologie in palestra;
*il ruolo delle Organizzazioni Sindacali;
*una Federazione sportiva scolastica;
*il compito dei Ministeri ed una nuova visione da parte delle Federazioni.

Se da settembre, fatto del quale si dubita molto oggi, sarà pronto un vaccino è ovvio che parte di quanto ci apprestiamo a scrivere avrà un valore tendente a zero; se invece dovremo convivere ancora molti mesi con il Corona virus organizzare lo sport scolastico secondo quanto segue diventerà pressoché inevitabile, pur con le molte migliorie possibili rispetto alle nostre idee limitate. 

Primum vivere, deinde philosophari.
Ci riferiamo, ovviamente, a quelle discipline che dovranno obbligatoriamente essere sviluppate nelle palestre scolastiche, soprattutto le fasce giovanili, ed in particolare alla pallavolo, pallacanestro, la pallamano, al badminton, alla ginnastica in genere.
Primum vivere significa che il Ministero dell’Istruzione dovrà farsi carico della scelta politica se continuare con la diffusione degli sport citati, ma anche di altri, all’interno dell’educazione fisica e sportiva. Certamente se un qualsivoglia componente della Comunità Scolastica, in presenza di restrizioni sanitarie porrà il problema dell’ingresso di estranei nelle scuole, proprio per lo sport serale, otterrà facilmente la chiusura extra scolastica in assenza di sanificazioni molto difficili.
Ed ecco perché da viale Trastevere potrà, dovrà, arrivare una indicazione precisa per continuare l’educazione sportiva.
Non solo dall’Amministrazione, ovviamente, perché il discorso della educazione sportiva globale è decisamente complesso, ma senza una precisa posizione dell’Ente che organizza gli insegnanti non se ne uscirà in alcun modo.
Le norme già ci sono.
Per aumentare le ore di educazione sportiva, ma anche l’organizzazione di ogni scuola, le norme già esistono e di seguito vedremo quali.
Il contratto degli insegnanti di educazione fisica.
Già oggi, per contratto ormai millenario, i docenti di educazione fisica possono svolgere fino a un massimo di sei ore settimanali di avviamento alla pratica sportiva. Gradatamente nel tempo il comparto è stato definanziato e si è arrivati a due ore al mese.(Dicastero Giannini)
Riproponendo questo orario limite, si tratta di aggiungere circa 60 milioni, a quanto già previsto oggi, praticamente le ore per gli studenti aumentano di un terzo senza bisogno di alcun passaggio parlamentare.
Soprattutto se dovranno essere divise le classi ed i gruppi dovranno diventare di poche persone il danno del Covid19 , almeno sull’educazione fisica e sportiva potrà essere notevolmente ridotto.
Si tratta di una scelta politica importante, e non solo per la cifra che rispetto all’utilità del servizio non è stratosferica, ma per la presa d’atto da parte del Ministro di una necessità sportiva e sociale.
I Centri Sportivi Scolastici.
Rispetto al passato con la legge numero 86 dell’agosto 2019, ne riportiamo di seguito l’articolo due, il Parlamento della Repubblica ha ridato vita a quei Centri Sportivi Scolastici i quali sono stati il motore dello sport nazionale per molti decenni.
Ovviamente la delega assegnata al Ministero dell’Istruzione deve essere completata per non perdere un’occasione che definire storica è riduttivo.
Se tutto restasse come ora ovviamente assisteremo al solito balletto di parole senza alcun intervento normativo.
L’assoluta novità introdotta dall’ex Ministro Marco Bussetti, relativamente al terzo settore, riguardava la possibilità di assumere un docente di educazione fisica per svolgere il compito di insegnante nel Centro Sportivo Scolastico. In questo modo, e torniamo ai docenti, sarebbe stato possibile anche sostituire un insegnante che per vari motivi non fosse in grado di effettuare le ore pomeridiane.
E rimetteva al centro, altra grande reintroduzione, il rapporto reale tra Consiglio di Istituto e associazioni sportive del territorio.

Art. 2.  Centri sportivi scolastici

  1. Al fine di organizzare e sviluppare la pratica dell’attività sportiva nelle istituzioni scolastiche, le scuole di ogni ordine e grado, nel rispetto delle prerogative degli organi collegiali, possono costituire un centro sportivo scolastico secondo le modalità e nelle forme previste dal codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117. Le scuole stabiliscono il regolamento del centro sportivo scolastico, che ne disciplina l’attività e le cariche associative. Il medesimo regolamento può stabilire che le attività sportive vengano rese in favore degli studenti della scuola, di norma, a titolo gratuito. 2. Le attività del centro sportivo scolastico sono programmate dal consiglio di istituto, che può sentire, ove esistenti, le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lettera c) , del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, che hanno la propria sede legale nel medesimo comune in cui è stabilita la sede legale del centro sportivo scolastico.

Campionati studenteschi.
È ovvio che al momento diventa impensabile lo svolgimento degli ordinari Campionati Studenteschi con istituti che si confrontano tra di loro, ma proprio attraverso i Centri Sportivi Scolastici ed i Gruppi Sportivi Pomeridiani la preparazione degli studenti potrebbe continuare, pur secondo le regole del maggiore o minore distanziamento, a seconda dell’evolversi della pandemia.
Quando intendiamo preparazione vogliamo significare esattamente  trasmissione di conoscenza, lo abbiamo già scritto, di tutti quegli esercizi di tecnica individuale che qualificano una disciplina rispetto ad un’altra.
In pratica una preparazione globale agli sport possibili in attesa di trasformarli in momenti agonistici veri e propri.
I programmi.
È certamente la parte più problematica perché per un programma sportivo “di sopravvivenza” bisognerà fare delle scelte.
Qualcuno dovrà decidere perché la pallavolo si o perché la pallavolo no e fornire corrette indicazioni scolastiche, anche relative alle strutture, senza cedere alle pressioni delle singole Federazioni.
Se il lavoro di educazione fisica individuale infatti sarà molto facile magari ripescando dai magazzini i sempre meno utilizzati cerchi, clavette, appoggi, ceppi, funicelle e, perché no, bastoni Jaeger (si scriverebbe con la dieresi, ma la mia tastiera si rifiuta N.d.R.), per la diffusione degli sport dovranno esserci regole chiare e certe.
Trattandosi infatti di attività sportiva pagata con uno straordinario il datore di lavoro (Ministero) potrà certamente chiedere un servizio specifico.
Il ruolo del Sindacato.
Sappiamo come i rapporti tra l’Educazione Fisica e le Organizzazioni Sindacali non siano storicamente dei migliori vuoi per la storia della materia, vuoi per il sistema di gestione di nomine ed incarichi del passato, una certa diffidenza permane.
È giunto però il momento che anche per le OO.SS si torni a ragionare sugli aspetti positivi e sul reale ricaduta sanitaria ed educativa che può venire da una educazione fisica ristrutturata. E non solo ribadendo ancora una volta che senza movimento sarà facile vedere ritornare non solo tutti quegli paramorfismi che hanno perseguitato migliaia di studenti, ma anche come lo star bene, lo star bene con se stessi, e provare emozioni positive passa anche attraverso l’attività sportiva.
Si tratta di ristabilire le regole del gioco ed esigere che vengano rispettate perché la lontananza sindacale dal settore ha consentito anche il proliferare di una miriade di iniziative, federali ma spesso nate “pro domo propria” e non certo nell’interesse degli studenti.
Ovviamente da parte del Ministero bisognerà anche mettere le Organizzazioni Sindacali in condizione di capire come funziona il meccanismo a cominciare da come si spendono i soldi nelle varie Direzioni Regionali; già perché vedere i bilanci dei Campionati Studenteschi è praticamente difficile come trovare la piantina che ci porta nel sito segreto del Santo Graal.
Di certo quest’anno di soldi devono essere stati risparmiati molti!
Certamente la vicenda dei Tutor per l’attività nella scuola elementare, sottopagati e mal utilizzati è sintomatico di un disinteresse che ormai è comunque antistorico.
Bisogna anche ricordare, ma non è una giustificazione, che anche per le OO.SS la questione dello sport era delegata al Comitato Olimpico, e quindi la sottovalutazione era in linea con l’immaginario collettivo.
In realtà sappiamo bene da vecchio militante che il ruolo sindacale può essere molto più propositivo.
E dato che mentre scriviamo proprio le Organizzazioni Sindacali hanno sostenuto che serve un alto numero di miliardi per ripartire con le scuole non può essere dimenticata la più inclusiva delle materie.
Impianti di base e nuove tecnologie per le palestre.
Nel periodo di permanenza di Marco Bussetti al Ministero la commissione Mantovani aveva analizzato moltissime tematiche propedeutiche alla risoluzione di piccoli e grandi problemi.
Tra queste, vista la grande carenza di spazi attrezzati all’aperto , aveva compiuto anche alcuni studi, con tanto di cifre e tabelle, per verificare il costo di impianti attrezzati all’aperto utili a molte discipline.
La cifra mediamente necessaria per un campo polivalente comprendente:
pallacanestro, pallamano, calcetto, tennis con campi sovrapposti ed, in alternativa d’uso, due campi di pallavolo autonomi o quattro/sei campi di badminton, compresi i grandi attrezzi installati, si attesta intorno ai cinquantamila euro. Per aggiungere i metri che mancano ad un pistino di 80 metri la cifra è variabile in base al fondo , ma comunque non esorbitante.
Ovviamente dovendo lanciare un bando per dotare molte scuole la cifra diminuirebbe soprattutto per quanto riguarda canestri, pali da volley, porte da calcetto o pallamano.
Con uno spazio attrezzato decente è ovvio che le possibilità di aumentare la conoscenza motoria per gli studenti diventa davvero notevole.
Sempre la stessa commissione aveva anche analizzato le nuove tecnologie da utilizzare nelle palestre ed era stato trovato un sistema misto tra l’informatica e lo sport che ci aveva francamente sorpresi.
Si tratta di un programma canadese che sfruttando una serie di proiettori consente di effettuare decine di giochi l’uno diverso dagli altri con sviluppi adatti a singolo studente o a gruppi numerosi.
Pur non avendone visto nessuno in funzione, (e non essendone neanche gli importatori, specifica utile per evitare qualunque fraintendimento N.d.R.) siamo rimasti colpiti dalla varietà del prodotto seguendo i filmati pubblicati dall’azienda.
Non è certamente molto economico, ma in una piccola palestra o anche non piccola palestra di scuola elementare può risolvere grandi problemi soprattutto se non è facile installare attrezzi di grande dimensione.
Per chi volesse studiarlo il macchinario si chiama: Play LU
ed ecco il link per poterlo visionare:  https://www.play-lu.com/

La Federazione Sportiva Scolastica.
Si tratta dell’incompiuto grande sogno di una intera categoria e, probabilmente, una volta sconfitta la pandemia resterà la vera unica strada da percorrere soprattutto se la crisi economica non consentirà le piccole sponsorizzazioni che hanno tenuto a galla migliaia di Club locali.
Su questo sito si trovano moltissimi commenti sul tema e quindi non è il caso di ripercorrere la strada vogliamo richiamare quanto descritto nel 2012 dall’allora segretario della Iaaf Luciano Barra. Uno degli esponenti più di spicco di una Federazione che ribadiva come lo Sport Scolastico debba avere finalmente il suo ruolo diverso e federale.

Il ruolo dei Ministeri e dello Stato
Mentre è stabile il Ministero dell’Istruzione pur agganciato e sganciato secondo i periodi dall’Università, il ruolo del Ministero dello sport è abbastanza ondulatorio nella politica italiana.
Certamente i due Enti, e l’intero Governo, in particolare con il Ministero della Sanità devono ragionare compiutamente su un sistema sport a scuola che non dimentichi nessuno.
È chiaro che bisognerà fare scelte precise e determinate anche sulle discipline compatibili e non solo su quelle che, furbescamente, danno vita a veri e propri progettifici.
Lo Stato deve garantire la conoscenza sportiva degli sport che si possono preparare a scuola oppure può anche cedere il bastone del comando, già accade in Germania, lasciare alle regioni la competenza questo comparto motorio.
Anche questo passaggio sarebbe tutto previsto dalla stessa Costituzione della Repubblica, ma non dimentichiamo che facilmente decollerebbero ancor di più le regioni più ricche di impianti rispetto alle regioni meno ricche.
L’importante è comunque pianificare in tempi molto brevi, non solo per ripartire con un minimo di programmazione già a settembre, ma, soprattutto ,per avere in tempo utile una condivisione nazionale da parte degli insegnanti, dei dirigenti, dei sindacati, delle famiglie.
In pratica bisognerà che i vari gruppi, commissioni, esperti studino approfonditamente il tema, senza cadere nella trappola di qualche Federazione che in nome dello sport per tutti si limita a utilizzare la scuola solo come centro di reclutamento ed indubbiamente dovranno essere anche chiariti i ruoli dei non docenti nell’educazione sportiva (tecnici N.d.R.) che si avvicinano agli studenti.
Si tratta in sostanza di riscrivere tutte le regole del gioco approfittando, purtroppo, di uno stato di crisi per chiarire definitivamente le competenze di ognuno.
Certo non si può pensare che, riguardo alla scuola, come accaduto nell’anno scolastico che si sta concludendo, una partecipata di Stato, come Sport e Salute S.p.A. limiti la propria attività per le attività simili a sport di classe stressando pure quei precari già mal pagati chiedendo di fornire i disegni sullo star bene a ragazzini costretti a stare in casa davanti al computer.
Una volta stabilita, finalmente, una linea nazionale si potrà anche pensare ad una vera e propria organizzazione territoriale che oggi è il fantasma di se stessa.
Escludendo la prima fase quella inter istituti vogliamo ricordare che Campionati italiani veri, che durino tutto una stagione, che facciano competere le migliori squadre provinciali fino alla rassegna nazionale (senza la verticistica e folle formula della eliminazione dirette, diciamo secondo il modello dei college statunitensi , n.d.r.) non si avvicinerebbe nemmeno lontanamente ai 10 milioni di euro l’anno, ma sarebbe, finalmente, un Campionato Nazionale Studentesco degno di tale nome e degno di un grande Paese moderno.

Alla prossima, magari non prestissimo, Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)