Rifondare l’educazione fisica per riscrivere lo sport italiano tra Baumann e Schwarzenegger.

Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte terza- Uno!

La terza parte della nostra analisi per programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale non teneva conto, in origine, della necessità, una volta che le scuole saranno riaperte, come auspichiamo, di tenere per un tempo indefinito le lezioni a distanza anche nelle palestre ed all’aperto. Pertanto in omaggio nostro amico Gianfranco che ci sollecita a non scrivere commenti troppo lunghi divideremo in  Terza parte Uno: analisi, e Terza parte Due: proposte. Le ultime pagine saranno pubblicate, come si suol dire “a Dio piacendo”, nei prossimi giorni.

La vera crisi dello sport si vedrà dal mese di novembre!
In queste settimane, per quanto riguarda lo sport,  in ogni rassegna stampa emergono essenzialmente due temi il primo riguarda la conclusione o meno della serie A di calcio ed il secondo le modalità di contribuzione, per garantirne la sopravvivenza, di quello che viene genericamente definito sport di base con tutte le mille sfaccettature comprese in questo termine.
Si va infatti dalle piscine alle palestre private, ai centri sportivi, agli complessi onnicomprensivi nei quali l’affluenza di pubblico è stata proibita nel modo più assoluto; inoltre durissimamente colpite sono tutte le attività giovanili spaziando dai corsi comunali agli allenamenti veri e propri per i giovani.
La domanda ricorrente è quando si potrà ricominciare; come si potrà ricominciare, ma un nodo gigantesco si porrà su dove poter ricominciare soprattutto per gli sport da sala.
Gli scenari da descrivere sono essenzialmente legati alla fine reale della pandemia e molto probabilmente fino a quando non sarà individuato un vaccino, speriamo presto, tutta l’attività motoria a distanza continuerà ad essere pressoché obbligatoria.

Le palestre scolastiche.
Se alcune discipline quali il calcio, il tennis, il nuoto possono essenzialmente non intersecare mai le strutture della scuola per altri sport diffusi del Paese quali pallavolo, pallacanestro, pallamano, ginnastica, danza, badminton eccetera le strutture scolastiche sono essenziali per evitare la scomparsa dal panorama, agonistico e non, della nazione.
Gli impianti delle scuole sono stati codificati, nel tempo, essenzialmente in due maniere:
palestra ad amministrazione scolastica, solitamente con la presenza in organico di un non docente addetto alle pulizie;
palestra ad amministrazione comunale o provinciale in uso alla scuola fino al termine delle lezioni.
Va detto che da molto tempo, ormai quasi trent’anni, è stato chiarito dal Ministero che non esiste da parte del Preside la possibilità di “denegare l’uso” delle strutture all’Ente proprietario con l’obbligo reciproco, da parte dei vari utilizzatori, di restituire la struttura in ordine e con il sistema spogliatoi regolarmente ripulito.
Ovviamente nello stato di crisi attuale è impensabile l’utilizzo misto di studenti e fruitori esterni alla scuola a meno che, una volta utilizzato l’impianto, il Club sportivo provveda alla sanificazione secondo quanto riporta la circolare numero 0005443 del 22/02/2020 Ministero della Salute.
Si tratta della stessa norma recepita in toto dalla Federazione Gioco Calcio per la ripartenza del proprio campionato di serie A.
Ovviamente è impossibile che una singola società sportiva possa provvedere alla sanificazione anche perché normalmente una palestra scolastica viene utilizzata ininterrottamente dal tardo pomeriggio fino a verso le 22.00.
Quindi, indipendentemente dalle norme specifiche della scuola per le lezioni di educazione fisica, delle quali parleremo poi, si pone un gigantesco problema su dove ripartire per gli sport di base.
Ovviamente nessun Capo d’Istituto potrà consentire l’accesso a gruppi esterni, così come nessun Ente Locale potrà forzare la mano per l’apertura serale, pena uno scontro durissimo con famiglie e genitori.
Riteniamo che la questione diventerà di strettissima attualità nel giro di poche settimane e anche su questo terreno da parte del Ministero dell’Istruzione, ovviamente anche da parte del Ministero della Salute, dovranno essere emanate norme chiarissime che mettano le istituzioni scolastiche al riparo da qualunque polemica e gli studenti al riparo da qualunque forma di contagio esterno all’Istituto.
Certamente vanno studiate le soluzioni , fin da subito, proprio per non chiudere sine die le storiche attività al coperto, ma la questione si farà serissima anche perché sappiamo che la gran parte delle attività pomeridiane sono anche uno strumento di autofinanziamento per le piccole società.
( Ipotizziamo inoltre che nemmeno l’attività accessoria, quella che comunemente si definisce come sport di classe malamente gestita da Sport e Salute e dai Ministeri competenti potrà iniziare anche perché sarà impensabile che il personale esterno possa essere ammesso a scuola sulla scorta di graduatorie stabilite dal Coni; in proposito non riportiamo le ultime notizie sul settore soprattutto perché ulteriori approfondite analisi rischierebbero di danneggiare i giovani colleghi precari. Confermiamo che mai l’organizzazione è stata così carente N.d.R.)

Il nuovo compito dell’educazione fisica e sportiva.
Quante volte abbiamo sentito dirigenti sportivi federali affermare che attraverso la propria disciplina svolgevano il lavoro che avrebbe dovuto fare la Scuola; si tratta spesso di propaganda, a volte auto incensamento, a volte anche verità.
In realtà l’intera organizzazione sportiva nazionale vive con sostanziosi pubblici contributi, basta solo pensare al mezzo miliardo attraverso il quale lo Stato garantisce l’autonomia del Coni e delle Federazioni. Non bisogna inoltre dimenticare l’intero pacchetto di sgravi fiscali goduti da molti operatori sportivi.
Certamente la pandemia ha cancellato, sperando che non duri anni, un intero sistema economico a volte benestante, a volte claudicante, ma per cominciare a viaggiare nuovamente lo Stato italiano deve fare la sua parte.
Mentre il sistema sportivo autonomo economicamente, definiamolo in modo superficiale come imprenditoriale, dovrà forzatamente trovare quasi in solitudine il modo di sopravvivere almeno un pezzo dello sport potrà e dovrà contare sul lavoro della Scuola che dovrà occuparsi per forza della educazione sportiva di massa.
Pur con tutti i limiti che descriveremo di seguito dovrà proprio essere l’istituzione pubblica a farsi carico della conoscenza, da parte degli studenti, di tutte quelle discipline sportive che difficilmente potranno trovare spazi nelle palestre.
Sostanzialmente bisognerà invertire l’opinione diffusa in Italia che le Federazioni lanciano lo sport e la scuola si limita alla ginnastica in palestra.
Ancora una volta citiamo i francesi i quali peraltro, già ora, hanno lanciato un protocollo tra scuole e società del territorio per non lasciare gli studenti da soli. Bisogna però ricordare in questo caso che la Federazione Nazionale Sportiva dei transalpini (Union Nationale Sport Scolaire) siede di diritto all’interno del mondo sportivo federale. E a questo proposito inseriamo quanto dichiarato dal presidente della Federazione Atletica Francese signor André Giraud, a dimostrazione che ci riferiamo ad un sistema integrato governato dallo Stato e dai ministeri francesi:
Le sport à l’école    Le retour des enfants et adolescents à l’école, à partir du 11 mai prochain, devrait se faire avec des précautions particulières, visant notamment à limiter la taille des groupes et des classes. La ministre des sports, Roxana Maracineanu, a proposé au Premier ministre que les associations sportives puissent intervenir dans les établissements scolaires, au soutien des enseignants. Ainsi, quand une moitié de l’effectif est en classe, l’autre moitié pourrait être mobilisée au même moment sur une activité sportive ou culturelle, menée par une association.
« Si cette proposition est retenue, nous nous inscrirons pleinement dans cette démarche d’accompagnement des enseignants, conformément à la convention que nous avons signé avec l’Education nationale en octobre 2019. Nous pouvons pour cela nous appuyer sur l’ensemble des outils et contenus mis à disposition par la direction technique nationale pour le monde scolaire », avance  “

Cosa c’entra Schwarzenegger.
In un simpatico filmetto l’attore austriaco prende le parti del maestro elementare pur essendo un poliziotto sotto copertura e l’unico modo che ha per gestire gli scalmanati ragazzini è quello di dare ordini e comandi usando un fischietto.
In pratica un modo simpatico e più moderno di utilizzare l’educazione fisica secondo il metodo codificato oltre un secolo fa da Baumann.
Non è infatti è pensabile di rimettere studenti “inquadrati e coperti” e distanziarli secondo la vecchia codifica del doppio intervallo o del mezzo intervallo, ma certamente bisognerà tornare ad avere almeno un linguaggio comune in tutte le palestre perché il distanziamento rischia di accompagnare gli studenti per molti e molti mesi.
Invero gli ordinativi non vengono più insegnati da quando sono nate le facoltà di Scienze motorie e da quando manca la materia definita “ginnastica educativa”.
Il concetto di quell’antico metodo ci è tornato alla mente quando abbiamo saputo che un collega ha richiamato l’intera terminologia in una lezione in quel di Udine spiegando ai giovani studenti quali erano le parole chiave dei vecchi Istituti Superiori di Educazione Fisica.
È un po’, diciamo noi, come portare una classe al Museo Egizio.
Eppure bisognerà comunque, causa distanziamenti, tornare ad una attività individuale e, prima di tutto, insegnare al gruppo classe cosa significa la minima distanza tra uno all’altro.

Il nuovo ruolo della Scuola ovvero programmi, programmazione, educazione sportiva che possano sostituire quanto i Club non riusciranno più a fare.
È immaginabile che davanti agli insegnanti di educazione fisica si possa prospettare una nuova problematica di difficilissima soluzione e cioè, data l’emergenza, passare dall’educazione fisica totalmente libera per tutti ad una educazione sportiva concordata tra tutti.
È pur vero che è difficile mettere d’accordo in Italia più di tre persone, ma il nuovo ruolo dei docenti potrà essere quello di consentire, pur con grande difficoltà, una ripartenza, sia scolastica, sia non scolastica dello sport, almeno finché un vaccino non ci  abbia resi nuovamente liberi.
Certamente ruolo di guida primaria spetterà ai Ministeri ed al Governo anche se sappiamo che negli ultimi 15 anni vi sono stati solo un paio di Ministri interessati al tema, ma il tempo sta scadendo e quindi bisogna essere capaci di aggregare un’intera categoria, le rispettive Associazioni, le Organizzazioni Sindacali, il mondo sportivo comunque organizzato.
Dopo di che, una volta che il Ministero sia stato capace, per una volta, di ascoltare le proprie periferie potrà, anzi dovrà, emanare disposizioni chiare e certe per tutti gli ordini di scuola, proprio alla luce di una rinnovata educazione sportiva nazionale.
Il quadro attuale.
Sappiamo come l’attività sportiva scolastica è sostanzialmente non pagata e che abbiamo, contestualmente, schede tecniche tali da consentire ad ogni istituto di prendere parte ad una quarantina di diverse discipline.
Con la pandemia che causerà i vari di stanziamenti e le nuove norme igieniche possiamo inserire, almeno per qualche mese, in una lista nera i seguenti sport:
pallavolo, pallacanestro, pallamano, calcio, frisbee; tutte le discipline di lotta; qualche dubbio permane per il badminton, il tennis, il tennistavolo, il twirling mentre nuoto, sci, ciclismo e orienteering dipendono dagli spazi ed alle strutture che non sono quasi mai disponibili nelle scuole.
Quando Intendiamo lista nera vogliamo dire che queste discipline non potranno essere insegnate secondo le modalità tradizionali perché, soprattutto le prime quattro, vivono di azioni che possono essere contrastate dall’avversario e quindi bisognerà trovare il modo di ripartire dall’insegnamento della tecnica individuale, fatto peraltro non negativo in assoluto.
Le discipline che saranno invece relativamente più libere saranno l’atletica leggera, la ginnastica, la danza con tutte le loro varianti.
In pratica le discipline realmente individuali potranno soffrire meno rispetto ad altre pur immaginando che le competizioni siano lungi a venire.
Certo se l’atletica prevedrà come nell’ipotesi di protocollo Fidal che ogni atleta si debba portare da casa i blocchi di partenza, il telo del salto in alto, gli attrezzi da lancio , guanti e mascherine rivedremo nelle piste gli atleti bardati come i soldati delle guerre ottocentesche. Ovvi i calzoni alla Zuava d’ordinanza!
In pratica il normale gioco che abbiamo potuto vedere nei decenni durante le ore di educazione fisica dovrà diventare una cosa diversa rispetto alle abitudini nostre e alle abitudini degli studenti.
Non sarà certamente facile.
Si si dovrà svolgere sostanzialmente un lavoro sul posto oppure un lavoro a circuiti con movimenti sincronizzati e piccoli attrezzi ad uso individuale.
L’elenco degli esercizi è praticamente infinito ed ogni docente ne conosce una gigantesca casistica. Pertanto non soffriranno tanto le lezioni di educazione fisica, definiamo le ordinarie, ma bisognerà stabilire se l’educazione sportiva dovrà essere compito primario o meno.
È ovvio che il lancio dell’attività sportiva generalizzata per tutti gli studenti dovrà vedere, come già accennato, un impegno politico preciso dei Ministri e del Governo e quindi sarà necessario un vero piano che non veda semplicemente ordini contraddittori emanati da viale Trastevere con il valore delle grida manzoniane, ma la condivisione dovrà essere assoluta.
Sarà necessario quindi stabilire con chiarezza una serie di norme quali:
l’utilizzo extrascolastico delle strutture se e come sarà possibile;
quali regole dovranno essere prescrittive per l’utilizzo dei piccoli e grandi attrezzi scolastici;
quale rapporto si dovrà essere tra lo spazio palestra il numero degli studenti;
in caso di classe dimezzata in palestra quale lavoro svolgeranno, verosimilmente in classe gli studenti non coinvolti nella normale ora di lezione;
quali spazi utilizzare all’aperto quando esistano;
quali regole giornaliere per la sanificazione della palestra;
quale abbigliamento, soprattutto scarpe, dovrà essere costantemente pulito o ripulito;
quali discipline, eventualmente, inserire in un futuro, oggi futuribile in realtà, rilancio dei Campionati Studenteschi perché quaranta sport oggi sono oggettivamente troppi.

Ci sono quattro mesi di tempo.
Mentre per lanciare l’auspicabile piano di educazione sportiva saranno necessarie regole e norme nuove e diverse, prima della riapertura delle scuole, alcune cose si possono fare fin da subito.
Dato che leggiamo da più parti che si sono montagne di soldi sarebbe auspicabile comunicare ai Comuni che diventa indilazionabile il ripristino degli spazi all’aperto.
Fin dal 1975 (sic!) esistono le “norme tecniche relative alledilizia scolastica” le quali stabiliscono gli spazi vitali minimi per l’educazione fisica all’aperto. Ovviamente sono state in parte dimenticate e in parte peggiorate, ma in ogni caso con una spesa minima si può intervenire proprio per garantire quella sopravvivenza delle discipline sportive che non potranno essere svolte, in modo completo, nelle palestre.
Non si tratta quindi di lanciare un piano di grandi palestre scolastiche per ogni scuola, servirebbero infatti almeno una decina di miliardi, ma le strutture di base all’aperto costano poco e possono rendere molto.
È molto limitato il nostro elenco su quanto si può fare a distanza, ma speriamo almeno di avere dato un’indicazione che possa essere studiata e decisamente migliorata, così come è limitante il termine di ginnastica sul posto , ma praticamente tutti i ventimila docenti sono ben più avanti di chi scrive.
Continuiamo ad essere convinti, e non a caso abbiamo riportato quanto dichiarato dal Presidente della Fédération Française d’Athlétisme, che è giunto il momento di lanciare una nuova e diversa organizzazione sportiva scolastica nazionale e, ne scriveremo nella seconda parte di questo commento, anche perchè esistono già tutte le norme di legge che autorizzano una partenza fin dal prossimo anno scolastico a cominciare dalle Legge sullo sport dell’agosto 2019.

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)