Ritornare a insegnare ginnastica

Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte seconda!

Viene sempre più frequentemente analizzato, dalla stampa nazionale, il tema relativo alla crisi economica che si è abbattuto sull’intero mondo sportivo e, ovviamente, fa notizia che oltre 2000 calciatori professionisti possano essere posti in cassa integrazione.
È pur vero che il mondo del calcio ha comunque, per numero di addetti e per risorse culturali (più avanti ne daremo una dimostrazione pratica N.d.R.) la possibilità di risollevarsi prima di tutte le altre discipline, ciò che preoccupa è l’intero movimento giovanile; quello che potremmo riassumere come centri di avviamento o corsi comunali perché indubbiamente se realmente il bilancio delle famiglie sarà così duramente toccato come si legge nelle previsioni economiche il problema dello Sport tornerà “a non essere prioritario”.
A subire pesantemente saranno quindi tutte quelle discipline che vivono di piccoli sponsor o di contributi delle famiglie.
Molto probabilmente la crisi economica reale degli operatori sarà davvero nota nei prossimi mesi quando riuscirà ad essere più chiaro il quadro di tutto quel lavoro sommerso che è da sempre difficile da quantificare.
Non basteranno certamente i 400 milioni preconizzati dal Ministero dello sport per far ripartire una macchina alimentata da un numero di addetti il cui numero effettivo è sostanzialmente sconosciuto; ed in ogni caso fondi per una emergenza difficilmente preparano il futuro.
Ed è proprio per questo che sarà compito dello Stato, almeno auspichiamo, di ripartire con un gigantesco programma scolastico che tenga conto sia delle necessità degli alunni sia di una programmazione sportiva nazionale.
Dato che non sappiamo, come nessuno, nemmeno quante siano le palestre “adatte” (non “omologate” N.d.R.) alla la pallacanestro è intuitivo che non sappiamo quanti siano gli operatori e ancor meno i fruitori reali di qualsivoglia servizio.
L’unico dato certo potrebbe essere quello dei atleti, a qualunque titolo, correlati ad una visita medica.
Dati non commensurabili, uniche cifre certe quelle degli studenti nei vari ordini di scuola !Si renderà necessaria una missione difficile per garantire una “conoscenza sportiva di base” propedeutica all’intervento delle società territoriali e delle Federazioni.
Per fare questo però servono anche operatori in grado di dare una concreta  capacità operativa ad un innovativo servizio pubblico.
In ogni organizzazione per dare un nuovo grande impulso operativo bisogna partire da quella che chiameremo la formazione quadri.
Per il mondo scolastico nel comparto e sport la risoluzione potrebbe passare dagli insegnanti di educazione fisica ma come vedremo tra poco non è più così.
Una professione oscillante tra ISEF e scienze motorie.
Senza ripercorrere ancora una volta la storia dell’insegnante di educazione fisica tra corsi speciali, ISEF commissariati, revisioni dei programmi basterà dire che si è passati da tre anni tradizionali ai tre anni più uno, ai tre anni più due,  ai quattro anni  fino agli attuali tre anni più eventualmente due di specialistica.
Mentre tutti gli Isef erano obbligati a riferirsi all’Istituto Superiore di Roma per quanto riguarda le materie di studio ogni singola facoltà per  Scienze motorie ha invece potuto prendere specializzazioni molto diverse.
E quindi benché il termine consueto è di definirsi colleghi dello stesso settore in molti casi le distanze sono enormi.
Certamente è stato quasi dimenticato il settore dell’insegnamento a vantaggio di quello medico-scientifico-rieducativo.
Il sogno infranto e la fatica a metter su famiglia.
Di fatto per un altissimo numero di giovani colleghi, i quali speravano di essere occupati  nella ricerca scientifica dello sport, o nella specializzazione di alto livello, e, financo, nel management sportivo, il risveglio è stato assolutamente brusco e brutale.
Infatti il mercato del lavoro per un laureato in scienze motorie è assolutamente ridotto.
E quindi per ogni aspettativa professionale realizzata un numero decisamente alto di operatori preparati si è trovato a dover rincorrere lavori precari, competenze occasionali, accettando, sperando in un futuro migliore; assoluta la pratica ordinaria del lavoro sommerso e, nella migliore delle occasion,i contratti a tempo sfruttando la normativa fiscale sportiva.
Gli errori nella programmazione universitaria e sociale oggi sono più visibili rispetto al passato, ma probabilmente non esiste un responsabile di quanto accaduto negli anni; molto più semplicemente nessuno, a cominciare dai quadri tecnici dei ministeri competenti si è mai posto il problema.
Lo stato dell’arte nel 2020.
Il passaggio definitivo verso la precarizzazione stabile del laureato in scienze motorie si è avuto quando, ormai è passato un decennio, nelle varie iniziative che hanno preso il nome di Alfabetizzazione motoria per arrivare a Sport di classe i laureati in scienze motorie sono stati inseriti, come fossero collaboratori sportivi per prestazioni professionali utilizzando la Legge Pescante.
Se per i lavoratori si trattava di aderire a un regime fiscale agevolato per il Ministero dell’Istruzione si trattava di una scorciatoia della quale nessuno sentiva il bisogno.
Per contro il Comitato Olimpico poteva, almeno in parte, realizzare il vecchio sogno di gestire l’Educazione fisica nella scuola elementare.
Sappiamo bene che nonostante le roboanti dichiarazioni si è trattato di una iniziativa estremamente parziale e non certo risolutiva; sappiamo come l’affiancamento dell’insegnante di educazione fisica al maestro elementare resti una pratica estremamente limitata, ma nell’ottica di un futuro inserimento stabile si poteva sperare in una prossima Legge che inserisse l’insegnante di educazione fisica nel primo grado.
Oggi sappiamo che la legge c’è a metà; approvata negli ultimi giorni del 2019 deve però ancora affrontare il voto positivo al Senato e, verosimilmente, nello stato di crisi attuale, i tempi non potranno essere immediati.
Il peggioramento assoluto.Se almeno da un punto di vista occupazionale, per questo mondo precario, l’iniziativa è servita per qualche mese di sopravvivenza economica (le cifre raccontano di circa 4000 contrattualizzati dal Coni ai quali vanno aggiunte le iniziative similari di molte regioni e comuni N.d.R.) il punto più basso è stato decisamente toccato all’inizio di quest’anno quando si scopre  che tra i requisiti per aderire al bando sport di tutti emanato da parte di Sport e Salute S.p.A. si legge testualmente è necessaria la:    “presenza di istruttori in possesso di laurea in Scienze Motorie diploma ISEF, o di tecnici federali di 1° livello, in numero adeguato per garantire lo svolgimento dell’attività sportiva”.
Questo significa che per una partecipata di Stato, controllata dal Ministero dello Sport, il tecnico federale di primo livello ed il laureato in scienze motorie sono più o meno allo stesso livello.
Per contro la Federazione Gioco Calcio scrive che per accedere al corso di Preparatore atletico è necessario: “essere in possesso della Laurea in Scienze Motorie, della Laurea in Medicina con Specializzazione in Medicina dello Sport o del Diploma ISEF”.
Potremmo immaginare che si tratta di un semplice refuso, purtroppo anche in altre iniziative quali scuole aperte ed i vari progetti federali l’insegnante di educazione fisica o similare è stato equiparato al tecnico di primo livello.
Pertanto la Federazione più invasiva e presente nello sport nazionale equipara i colleghi al medico già specialista in medicina sportiva mentre Sport e Salute S.p.A, con l’acquiescenza supina del Ministero equipara lo stesso al tecnico di primo livello.
Vero che noi abbiamo sempre insegnato ginnastica e non siamo scienziati, ma qualcosa non riusciamo a comprendere; in particolare la pervicacia con la quale i vari progetti proposti negli ultimi mesi tentano di trasformare la scuola elementare in un negozietto nel quale pesare tesserati.

Per non continuare oltre con i cahier de doléances ripartiamo da una proposta tutto sommato semplice.
***Se è vero, come è vero, che l’attività sportiva resta uno dei migliori metodi di comunicazione tra lo studente e i suoi docenti;
***se è vero, come è vero, che ogni studente ha il diritto di godere della possibilità di fare sport a scuola;
***se è vero, come è vero, che sotto l’aspetto della tutela sanitaria proprio l’educazione fisica è fondamentale per l’intera comunità;
***se è vero, come è vero, che le regole si possono e si devono imparare anche attraverso le regole sportive;
***se è vero, come è vero, che con l’attività sportiva in essere per tutti inclusione e integrazione non saranno solo richiami e citazioni ;
***se è vero, come è vero, che in un momento di ricostruzione e, meglio nei limiti del possibile, non a dare a pioggia appalti e subappalti col pubblico denaro, comprese le ore di attività sportiva per gli studenti utilizzando il proprio personale,
all’interno del nuovo programma Cura Italia non possono mancare, magari di concerto, tra Ministero dell’Istruzione, Ministero dello sport, e Ministero della salute iniziative utili per risolvere sia parte delle necessità per sport di base, sia quelle relative al rispetto delle regole sociali, sia quelle relative al benessere psico-fisico.
Oggi le neuroscienze ci ricordano costantemente le necessita di movimento anche per l’apprendimento , ascoltiamo anche i medici e ricordiamo che sarà inevitabile  un diverso approccio con tutte le discipline, meno campioncini e più vita di relazione vicini o lontano che sia.
Questi mesi di chiusura potrebbero essere utile anche per studiare quanto segue:
§§ un piano di formazione e di re-informazione per i colleghi laureati in scienze motorie i quali si siano trovati distanti dalle problematiche educative della scuola in questi anni;
§§ un piano di intervento per l’attività sportiva scolastica ordinaria interessando i docenti di ruolo ed interessando anche i colleghi non di ruolo qualora ve ne sia la necessità, coinvolgendo la categoria e le sue rappresentanze;
§§ un piano di intervento per la scuola elementare di collaborazione con i maestri effettuando forma di pagamento trasparenti senza il pasticcio attuale del passaggio attraverso le Federazioni (non stiamo scoprendo l’acqua calda la Regione Toscana con i suoi contributi lo sta già facendo N.d.R.);
§§ una pubblicazione puntuale, provincia per provincia, dei fondi assegnati scuola per scuola sulla scorta degli impegni presi con i propri alunni; con l’informatica odierna si può fare questo e altro, in modo che la trasparenza sia totale ed assoluta;
§§ un diverso rapporto tra il Ministero dell’Istruzione e le Federazioni affinché mai più viale Trastevere sia solo recettore di posta e torni propagatore di idee.
Servirebbe anche, e sarebbe  estremamente utile uno studio completo, utilizzando le forze che il Ministero possiede in periferia per stabilire, come nei periodi post crisi, a quali sport davvero una scuola possa partecipare  dividendo ruoli e competenze tra l’attività sportiva istituzionale e le varie progettualità che tutto il mondo esterno può proporre ad ogni istituto.
Oggi le discipline scolastiche sono un’ottantina, riteniamo che nessuno al Ministero abbia mai letto tutte le migliaia di regole da molti, molti decenni.
Prossimamente proveremo  a stendere, senza fretta,un vero piano economico di quanto potrebbe costare l’attività sportiva scolastica nazionale partendo dalle ore di base, passando  dalle fasi d’Istituto fino a veri e propri campionati.

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)