Rifondare l’educazione fisica per riscrivere lo sport italiano tra Baumann e Schwarzenegger.

Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte terza- Uno!

La terza parte della nostra analisi per programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale non teneva conto, in origine, della necessità, una volta che le scuole saranno riaperte, come auspichiamo, di tenere per un tempo indefinito le lezioni a distanza anche nelle palestre ed all’aperto. Pertanto in omaggio nostro amico Gianfranco che ci sollecita a non scrivere commenti troppo lunghi divideremo in  Terza parte Uno: analisi, e Terza parte Due: proposte. Le ultime pagine saranno pubblicate, come si suol dire “a Dio piacendo”, nei prossimi giorni.

La vera crisi dello sport si vedrà dal mese di novembre!
In queste settimane, per quanto riguarda lo sport,  in ogni rassegna stampa emergono essenzialmente due temi il primo riguarda la conclusione o meno della serie A di calcio ed il secondo le modalità di contribuzione, per garantirne la sopravvivenza, di quello che viene genericamente definito sport di base con tutte le mille sfaccettature comprese in questo termine.
Si va infatti dalle piscine alle palestre private, ai centri sportivi, agli complessi onnicomprensivi nei quali l’affluenza di pubblico è stata proibita nel modo più assoluto; inoltre durissimamente colpite sono tutte le attività giovanili spaziando dai corsi comunali agli allenamenti veri e propri per i giovani.
La domanda ricorrente è quando si potrà ricominciare; come si potrà ricominciare, ma un nodo gigantesco si porrà su dove poter ricominciare soprattutto per gli sport da sala.
Gli scenari da descrivere sono essenzialmente legati alla fine reale della pandemia e molto probabilmente fino a quando non sarà individuato un vaccino, speriamo presto, tutta l’attività motoria a distanza continuerà ad essere pressoché obbligatoria.

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L’educazione fisica nel primo grado sul binario morto.

Eppure non si era mai stati così vicini, una delle due Camere aveva già approvato il Disegno di Legge

di Bruno Mantovani

Siamo sul binario morto. La legge  (  http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/51085.htm  )  che istituiva l’insegnamento dell’Educazione Fisica nella scuola primaria è sul binario morto in attesa che tutto muoia con la legislatura attuale. La votazione in Senato era fissata il 9 settembre 2019, ma il governo non arrivò a quella data. La legge venne accantonata.

La cosa strana è che, nelle diverse sedute venne votata sempre quasi all’unanimità, salvo due o tre voti. Significava un accordo totale di ogni forza politica sulla necessità di far entrare finalmente il docente di educazione fisica nella scuola primaria cosa ormai acquisita in tutte le scuole del mondo.

Sembrava fatta. Sembrava che fosse normale la conclusione del suo iter, visto che tutti erano d’accordo. Troppo semplice.

La grande superficialità con cui si affronta il ruolo del corpo in questo periodo storico, visto che tecnologia, videogiochi, lavoro a distanza, finanza ed economia la fanno da padroni, faranno pagare ai nostri giovani un grande debito, non economico, quello ci sarà sempre, ma di tipo sanitario.

L’approvazione della legge avrebbe comportato, inoltre, l’assunzione di 11.800 docenti che, sebbene all’inizio avrebbero avuto un costo, a regime la differenza economica sarebbe stata “zero”, come avviene nella scuola quando le ore fatte da chi si assume non verranno fatte da altri successivamente.

Questa scelta avrebbe avuto il risultato di aiutare le Facoltà di Scienze Motorie a diversificare maggiormente i loro studi creando un forte movimento culturale sul ruolo del corpo per la vita e per la didattica.

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Elementare! Tre indizi fanno una prova; l’educazione fisica può fare senza Ministero.

A volte ci si deve chiedere se l’Ente che organizza i 20.000 ginnici assunti controlli o meno il proprio territorio.

Riordinare un apparato come il Ministero della Pubblica Istruzione è un’impresa assolutamente titanica oltre 800.000 addetti e una miriade di funzioni; dato che la media permanenza di ogni Ministro è quantificabile in un anno e pochi mesi è chiaro che ci troviamo davanti ad ulteriori difficoltà.
Anche per l’educazione fisica, e quindi di conseguenza per lo sport scolastico, il tempo di una riorganizzazione degna non può che viaggiare intorno ai due anni di tempo e solo per avere solide fondamenta…
Quindi non meraviglia più di tanto se anche l’attuale Dicastero non produrrà effetti importanti sulla materia, ma bisogna notare che diventa sempre più visibile l’abbandono anche delle pratiche giorno per giorno.
Quasi che viale Trastevere sia una sorta di Ente Inutile da un punto di vista delle indicazioni programmatiche.
I tre episodi che citiamo oggi possono costituire una fotografia, e se ne potrebbero fare molte altre, di questo sistema che abbisogna di una diversa attenzione da parte della dirigenza sindacale e politica.

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Quando il caporalato della ginnastica diventa forma d’arte burocratica

I pasticci combinati in Lombardia con il pagamento dei Tutor rischiano di gravare solo sui docenti precari.

Inseriamo questo breve commento tra le nostre, probabilmente pretestuose, analisi sullo sport scolastico perché siamo venuti a conoscenza che il pagamento dei colleghi precari impegnati come Tutor nel progetto Lombardia in gioco rischia di bloccarsi anche e soprattutto per la farraginosa modalità di assunzione-retribuzione.
Avevamo già riportato, citando un articolo di Lorenzo Vendemiale su Il Fatto Quotidiano che i vari progetti connessi a sport di classe con il pagamento che non poteva più essere fatto dal Coni lasciavano qualche dubbio (in realtà l’articolo era ben più complesso di come lo stiamo descrivendo ora N.d.R.), eravamo al 4 novembre.
Una decina di giorni dopo riprendevamo una interrogazione del Consigliere Regionale lombardo Fabio Pizzul – Partito Democratico -che chiedeva ragione delle modalità di contratto e di pagamento esprimendo una serie di dubbi.
La risposta è stata pubblicata sul nostro Sito il 24 gennaio ed è datata 10 dicembre.
Come chiunque potrà vedere è assolutamente risibile e in più afferma che la Regione assegna i fondi al Coni, mentre il contratto “sport di classe” in Lombardia è stato circuitato attraverso la Federazione Ginnastica d’Italia; in altre regioni ad altre Federazioni.
Sempre sul progetto regionale si è avuta una deroga che consentiva ancora al Coni lombardo la gestione diretta dei fondi introitati da Regione, Comuni e Scuole.
Diciamo subito per evitare qualsiasi dubbio che in questa vicenda il Ministero dell’Istruzione e il Ministero dello sport sono sostanzialmente spettatori.
Il Ministero dello sport, con un’ottima scelta politica e professionale, ha peraltro invitato Sport e Salute S.p.A. ad onorare comunque il contratto che è stato stipulato con i Tutor per il progetto sport di classe.

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Ritornare a insegnare ginnastica

Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte seconda!

Viene sempre più frequentemente analizzato, dalla stampa nazionale, il tema relativo alla crisi economica che si è abbattuto sull’intero mondo sportivo e, ovviamente, fa notizia che oltre 2000 calciatori professionisti possano essere posti in cassa integrazione.
È pur vero che il mondo del calcio ha comunque, per numero di addetti e per risorse culturali (più avanti ne daremo una dimostrazione pratica N.d.R.) la possibilità di risollevarsi prima di tutte le altre discipline, ciò che preoccupa è l’intero movimento giovanile; quello che potremmo riassumere come centri di avviamento o corsi comunali perché indubbiamente se realmente il bilancio delle famiglie sarà così duramente toccato come si legge nelle previsioni economiche il problema dello Sport tornerà “a non essere prioritario”.
A subire pesantemente saranno quindi tutte quelle discipline che vivono di piccoli sponsor o di contributi delle famiglie.
Molto probabilmente la crisi economica reale degli operatori sarà davvero nota nei prossimi mesi quando riuscirà ad essere più chiaro il quadro di tutto quel lavoro sommerso che è da sempre difficile da quantificare.
Non basteranno certamente i 400 milioni preconizzati dal Ministero dello sport per far ripartire una macchina alimentata da un numero di addetti il cui numero effettivo è sostanzialmente sconosciuto; ed in ogni caso fondi per una emergenza difficilmente preparano il futuro.
Ed è proprio per questo che sarà compito dello Stato, almeno auspichiamo, di ripartire con un gigantesco programma scolastico che tenga conto sia delle necessità degli alunni sia di una programmazione sportiva nazionale.
Dato che non sappiamo, come nessuno, nemmeno quante siano le palestre “adatte” (non “omologate” N.d.R.) alla la pallacanestro è intuitivo che non sappiamo quanti siano gli operatori e ancor meno i fruitori reali di qualsivoglia servizio.
L’unico dato certo potrebbe essere quello dei atleti, a qualunque titolo, correlati ad una visita medica.
Dati non commensurabili, uniche cifre certe quelle degli studenti nei vari ordini di scuola !

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