Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte prima

Studiare studiare studiare anche se parliamo di ginnastica a scuola !

Vivere quasi a metà tra Brescia e Bergamo di questi tempi lascia un senso di incertezza in ogni piccola cosa. Se poi la salute non è al massimo il quadro sembra ancor meno roseo.
Dato che nella nostra vita ci è toccato occuparci di Sport a scuola e che in ogni caso sarà necessario ridisegnare molti aspetti della nostra vita proviamo a immaginare cosa lo sport scolastico potrebbe dare alle nuove generazioni.
E oggi iniziamo con alcuni punti focali che proveremo a sviluppare nelle prossime settimane.
Partiamo da alcune notizie di ieri, 29 marzo, da alcuni dati sullo sport scolastico e soprattutto da un ormai antico documento che rilanciava l’attività nell’immediato dopoguerra.
E proveremo quindi, senza alcun desiderio di sembrare saccenti, a suggerire qualche iniziativa per le prossime stagioni.
Il Ministro dello sport Spadafora ha annunciato di aver messo a disposizione 400 milioni di euro per supportare lo sport di base e le ASD (associazioni sportive dilettantistiche).
La cifra di per sé sembra gigantesca soprattutto in un momento nel quale i timori per una disoccupazione dilagante occupano stabilmente le pagine dei quotidiani.
Un simile ammontare sembra però poca cosa quando solo il taglio degli stipendi di alcuni mesi per i calciatori della prima squadra della Juventus somma a 90 milioni.
Poi i 400 milioni tornano iperbolici se confrontati con quanto lo Stato Italiano mette a disposizione per tutti i suoi studenti che vogliano frequentare lo sport scolastico.
Nell’anno in corso, peraltro non saranno nemmeno spesi tutti, il bilancio del Ministero non arriva a 20 milioni di euro.
Incredibilmente da nessuna parte, o quasi, è stato analizzato che anche l’attività sportiva scolastica si è fermata. È pur vero che si tratta di un’azione automatica; chiuse le scuole e le palestre non abbiamo più attivi nemmeno gli allenamenti, ma da viale Trastevere, forse una dimenticanza, non è neanche stato dato il segnale di fine gara.
E qui entra in gioco la rilettura, che consigliamo agli amici e colleghi, del documento del 1950 che si trova a fine commento.
In un dopoguerra estremamente tormentato e con la materia educazione fisica molto vicina al regime caduto da poco, la riapertura dello sport non significava la ricerca dei campioni, ma significava, soprattutto, necessità di aggregazione e abitudine al rispetto delle regole comuni.
Le regole comuni.
Il commento di oggi non ha nemmeno lontanamente alcun intento di posporre lo sport federale a quello scolastico, vuole molto più semplicemente ribadire che attraverso la Scuola è indispensabile per diffondere la pratica di regole comuni. Altri poi troveranno la strada campionistica, professionale, olimpica.
Il diritto di fare sport.
Incredibilmente non esiste per uno studente il diritto di frequentare l’attività sportiva. La scelta, quasi esclusiva, compete al docente il quale può o meno aderire al programma agonistico ministeriale.
Il contratto dei docenti.
Fino a qualche anno addietro ogni docente poteva svolgere fino a sei ore settimanali di attività sportiva extracurricolare per un compenso medio che oggi si aggirerebbe intorno ai € 5000 annui. La scelta politica di spostare i fondi per le supplenze brevi ha portato ad una somma pro capite pari a tre ore mensili medie di attività meno di € 900 annui.
Indubbiamente la scelta legata al singolo docente è stata sovente oggetto di polemiche e, come vedremo poi potrebbe essere superata grazie ai Centri Sportivi Scolastici.
Le svolte storiche.
Sono stati essenzialmente due i momenti che hanno modificato l’assetto dello sport scolastico nazionale.
Il primo fu la chiusura delle Unioni Provinciali dei Gruppi Sportivi Scolastici nel 1973; il Coni si sentiva abbastanza forte da poter governare il proprio movimento, in gigantesca espansione, e anche in grado di indicare alla Scuola, si potrebbe dire ordinare alla Scuola, modalità e metodi di svolgimento dell’attività sportiva pomeridiana.
Contestualmente la possibilità di utilizzare docente di educazione fisica come quadri tecnici distaccati presso le Federazioni creò un gruppo di grandi esperti che non lavoravano più per il proprio datore di lavoro ordinario, il Ministero, ma per il Coni e le sue Federazioni. Per questi colleghi si trattava di un salto di qualità professionale oggettivamente molto importante.
Esplose così il periodo delle Finali Nazionali paragonabili a piccole Olimpiadi l’intero mondo politico assisteva alla rinascita dello sport senza rendersi conto che anche la scuola passava dalla promozione sportiva al campionismo.
Certamente questa osservazione può essere criticata; può esserci detto “di questa cosa te ne ricordi solo tu” invece invitiamo a rileggere la prima pagina della Gazzetta dello sport del 1976 quando il redattore capo della Gazzetta Marco Cassani preconizzava, centrando l’argomento, quanto sarebbe accaduto.
Il secondo momento storico arrivò dall’autonomia scolastica. Era indubbiamente necessario rendere più agile la gestione del comparto scuola rispetto ad un sistema centrale oggettivamente vecchio. Nessuno si pose il problema dell’attività sportiva ed in particolare non venne analizzato come una azione specifica e straordinaria, perché di lavoro straordinario si tratta, doveva essere governata secondo le necessità generali degli studenti.
Da quel momento, progressivamente fino ai giorni nostri, si è vista nascere una miriade di progetti, molti validi molti non validi che non hanno più consentito né al centro né in periferia di avere davvero il polso della situazione.
L’unica certezza è che ad ogni manifestazione internazionale, se i risultati non erano positivi, la scuola venne chiamata in causa spesso per garantire un alibi per le mancate medaglie. La credibilità collettiva del comparto, soprattutto in mancanza di linee ministeriali, è stata sempre più bassa fino a quando il problema è stato risolto: il lavoro straordinario di fatto non viene più pagato e diventa inesistente.
Peraltro anche l’autonomia ministeriale è tendente a zero dato che ogni federazione neppur concorda il programma scolastico col Ministero diventato per i Regolamenti Studenteschi poco più di un passacarte.
Attività sportiva sospesa tra il vecchio e il nuovo Governo.
La finanziaria 2019 prevedeva la possibilità di rilanciare i Centri Sportivi Scolastici e l’associazionismo scolastico e quindi di colmare quel gap che ci distanzia da altri paesi europei. Il momento clou avrebbe dovuto essere l’approvazione e la rinascita dei Centri Sportivi con l’inserimento delle nuove associazioni nel Registro del Terzo Settore.
E a questo ci ha pensato la LEGGE 1° agosto 2019 , n. 85 .
La mancata conclusione dell’iter da parte del Governo giallo-verde e la mancata presa in carico da parte del Governo giallo-rosso ha lasciato l’iniziativa nel limbo e difficilmente assisteremo alla rinascita dei Centri Sportivi.
Bisogna peraltro ricordare come la necessità di riorganizzare lo sport scolastico non è stata solo un’iniziativa estemporanea, vari parlamentari avevano avviato iniziative specifiche; tanto per citarne alcuni : Giovanni Lolli, Deputato, nel 2004; la Senatrice Sabina Rossa un paio d’anni dopo; in due occasioni l’Onorevole Manuela Ghizzoni nel 2013.
La stessa Ministro Gelmini ha emanato Linee Guida per la revisione dei Centri Sportivi anche se il documento, grazie alla burocrazia ministeriale, riuscì a lasciare tutto esattamente come prima.
I nuovi Centri Sportivi Scolastici.
L’aspetto più importante, e ovviamente mai analizzato dopo la crisi, dell’iniziativa dell’ex  Ministro Bussetti è che i nuovi Centri Sportivi Scolastici sarebbero stati prima di tutto funzionali agli studenti, successivamente sarebbero stati organizzati davvero localmente dall’intero istituto e, non ultimo, avrebbero potuto assumere laureati in scienze motorie nel caso in cui il docente titolare fosse impossibilitato a svolgere l’attività sportiva.
Come abbiamo detto sopra l’attuale contrattazione obbliga ad utilizzare solo il personale presente a scuola. Poiché l’età media dei colleghi in servizio non è esattamente molto bassa è anche normale la difficoltà dell’insegnante a svolgere ore ulteriori.
La nuova norma avrebbe dato l’accesso, dopo l’accordo sindacale, anche a quei precari che oggi sono costretti a lavorare nelle varie iniziative tipo classi aperte o scuole aperte con un compenso orario che noi personalmente definiamo da qualche anno il caporalato dell’educazione fisica.
È ovvio che con lo stato di crisi attuale l’attività sportiva scolastica non può essere prioritaria rispetto a molte altre questioni ma, certamente, l’apparato ministeriale può almeno studiare a fondo la questione.
Non è che le truppe siano abbondanti gli Uffici Educazione Fisica provinciali non esistono più; la storica delega alla firma non esiste; le spese all’interno delle Direzioni Regionali per quanto riguarda lo sport sono più segrete del nascondiglio del Sacro Graal, ma non volendo che fare alcuna polemica il tempo che rimane per l’apertura del nuovo anno scolastico potrebbe essere ben utilizzato per fornire ai Ministri interessati utili indicazioni per ripartire dall’ottobre 2020 in modo efficace.
Quanto costerebbe lo sport a scuola per tutti.
Abbiamo detto che il massimo delle ore possibili extracurricolari per un docente è pari a sei settimanali.
Ipotizzando la possibilità di tornare ad almeno quattro ore settimanali per le canoniche 33 settimane di lezione, ed avendo una forza lavoro di 20.000 docenti circa, il costo dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 74 milioni di euro. 20 milioni circa sono già stanziati (in realtà sono circa 17 ed è previsto un taglio anche nel prossimo anno per gli accordi sindacali attuati nel periodo del Ministro Fedeli N.d.R.).
Sempre utilizzando opportunamente la contrattazione collettiva lo svolgimento delle attività potrebbe essere possibile sia dal personale di ruolo sia dal personale non di ruolo e quindi si tratterebbe di circa 2 milioni e mezzo di ore lezione da somministrare agli studenti che vogliano partecipare.
Attuando quindi quanto approvato dal Parlamento della Repubblica la parte fondamentale della diffusione sportiva e cioè quella del rispetto delle regole e della conoscenza almeno degli sport possibili a scuola si creerebbe una base di conoscenza sportiva utilissima anche per l’intero mondo federale che oggi molto spesso si trova a rincorrere una scuola che è oggettivamente inadeguata e contemporaneamente cerca soluzioni che spesso non portano a risultati. (Abbiamo indicato quattro ore settimanali perché la Francia, notoriamente molto attiva nel settore scolastico, obbliga ogni insegnante a tre ore settimanali di attività sportiva ed infatti i colleghi francesi sono i meglio pagati dell’intero comparto . Va detto che qualcuno pure si lamenta e godono di uno stipendio medio mensile di € 2700 netti N.d.R.)

Associazionismo e Costituzione Repubblicana.
Speriamo in questo commento di essere stati chiari soprattutto su un punto e cioè non si tratta di rilanciare lo Sport di Stato sul modello delle Repubbliche Sovietiche; l’associazionismo è previsto e garantito dalla nostra Costituzione e quindi chiunque può dare vita ad una Società, a un Ente, ad una Federazione seguendo poi, per i riconoscimenti, i molti percorsi che lo sport prevede;  si tratta di fornire un servizio che faccia ripartire da capo un settore costantemente in difficoltà.
Con un costo annuo decisamente sopportabile purché lo Stato si faccia carico di una programmazione seria sull’intero territorio nazionale.
La crisi economica che viene prevista quand’anche terminasse l’emergenza sanitaria colpirà durissimamente lo sport giovanile; le molte piccole e medie imprese che sponsorizzano i Club locali difficilmente potranno investire e collaborare con le società di base ed ecco perché lo Stato italiano può compiere il proprio lavoro cominciando dagli studenti e soprattutto ricominciando con gli sport che la Scuola può davvero praticare.
In pratica ripartendo anche da regole chiare e certe per docenti e studenti.
Di seguito quindi riportiamo la direttiva del Ministro Gonella, una parte della circolare Vischia e l’intervento di MarcoCassani;  li abbiamo già pubblicati, ma tutti i classici si rileggono, prchè sono opere d’arte!

Ribadiamo se non si analizza il fenomeno sportivo coinvolgendo la Scuola si potranno fare solo contribuzioni a pioggia il cui effetto cesserà non appena finito il periodo eccezionale

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)