Le regole dello sport a scuola non sono la coperta di Linus.

Allo sport scolastico è chiesto costantemente di intervenire per collaborare a risolvere varie storture della società, ma le regole, Leggi comprese, troppo spesso sono dimenticate.

Come ci capita spesso analizziamo l’educazione fisica e lo sport scolastico attraverso piccoli episodi sintomatici del funzionamento e, perché no, dalle scelte politiche di fondo dell’intero sistema.
Il primo breve commento riguarda l’affermazione del Presidente della regione Basilicata Vito Bardi il quale, dopo le aggressioni tra tifoserie lucane che hanno causato una vittima ha dichiarato, secondo quanto riportato da Rai 24, che vi è la necessità di operare in sinergia tra scuole, territorio e società sportive.
Di per sé la dichiarazione è assolutamente perfetta, ma siamo ormai fin troppo abituati a notare come si chieda l’intervento educativo della scuola a posteriori perché non esiste l’abitudine all’investimento, soprattutto nel campo sportivo, all’interno dei singoli istituti.
Sport Scolastico infatti non significa certo lanciare qualche iniziativa spontanea, soprattutto se si riduce a infinite conferenze con illustri oratori da una parte e gli studenti seduti dall’altra, ma significa soprattutto scuole aperte che funzionano mese dopo mese, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno.
E per fare questo bisogna prima di tutto mettere il personale nella condizione di fare il proprio lavoro; fino a quando lo Stato continuerà a pagare un’ora e mezzo alla settimana il docente di educazione fisica, per lo sport pomeridiano,  sarà davvero difficile pensare ad una attività diffusa nella scuola.
Se poi si vanno a ricercare gli investimenti di molti Enti regionali nello sport si deve purtroppo notare come anche negli programmi che vengono genericamente definiti come “Piani periferie” interventi sugli Istituti scolastici, ivi compresa la creazione di piccoli spazi all’aperto sostitutivi spesso delle palestre assenti, sono praticamente inesistenti.
Il secondo tema riguarda la ricerca di esperti sportivi da inserire nella progettazione della regione Puglia che è nominata “SBAM A SCUOLA”. (Il Link a fine pagina N.d.R.)
Si tratta di una iniziativa che continua da tempo ma è obbligatorio chiedersi se il pagamento dei colleghi precari possa ancora essere effettuata attraverso il Comitato Olimpico Regionale.
Dato che la Legge di riordino dello Sport numero 86 approvata il 2 agosto recita che i Comitati Regionali del Coni possono avere solo funzioni di rappresentanza istituzionale questa forma di pagamento potrebbe essere esclusa (lettera L. Articolo1).
L’ipotesi sarebbe anche confermata dal fatto che i vari progetti finanziati per le scuole elementari da Sport e Salute S.p.A. hanno dovuto prevedere il pagamento attraverso le Federazioni Sportive, peraltro con qualche problema non ancora del tutto risolto tutto il territorio nazionale.
Quindi pare lecito pensare che si tratti di una soluzione locale concordata tra vari Enti pugliesi.
In effetti lo sport scolastico regionale è certamente fantasioso; ad esempio i Campionati di sci, provinciali e regionali in un’unica trasferta, fatto escluso esplicitamente da varie norme, sono stati disputati anche lo scorso anno a quasi 500 km di distanza dalle scuole mentre da decenni è posto, dal Miur, un limite ben inferiore alle trasferte per lo sci.
E poi, ancora, nella Direzione Scolastica di Puglia esiste una figura unica in tutta la Nazione.
Si tratta del “Referente SPORT USR Puglia” figura che non è prevista:
dalla Legge numero 107 detta “Buona scuola” nella quale si inseriscono gli Uffici all’interno degli esoneri previsti per il funzionamento;
dalla Legge numero 190 del 23 dicembre 2014 che decreta l’ufficializzazione del Coordinamento Regionale;
dalla Legge numero 88 del 1958 che istituisce gli Uffici in ogni Provincia.
E poiché, terzo indizio, anche quanto corrisposto ai colleghi non corrisponde ai consueti € 15 standard, ma ad appena qualcosa di più, pare logico avere come conclusione che si tratta di fatto locale.

È invece non è assolutamente così; a quasi mille chilometri di distanza…..
Il 15 novembre abbiamo dato notizia dell’interrogazione del Consigliere regionale lombardo Fabio Pizzul in merito alle modalità di pagamento regionale “a scuola di sport”.
Al quesito l’Assessore e risponde, dopo avere notato le differenze tra il programma storico Coni-Sport e Salute S.p.A. e quello della regione Lombardia, quanto viene riportato di seguito in corsivo, la data era il 10 dicembre:
Il finanziamento offerto da Regione Lombardia per la realizzazione del progetto regionale è pari a 1 milione di euro, con un valore complessivo dell’intervento, considerati i cofinanziamenti territoriali, che ammonta ad oltre 1,77 milioni di euro.
Il pagamento degli esperti contrattualizzati viene effettuato bimestralmente dal CONI Lombardia, che riceve le risorse finanziarie necessarie da Regione Lombardia (240.000€ in anticipazione entro fine anno e le rimanenti somme a stato avanzamento attività, sulla base delle rendicontazioni che bimestralmente il CONI Lombardia presenta a Regione Lombardia) e dalle scuole e dai comuni che concorrono al cofinanziamento del progetto (in due tranche, la prima dovuta entro il 31 gennaio 2020, l’altra a chiusura del progetto ed entro il 31 luglio 2020).
Il progetto regionale non prevede il coinvolgimento delle Federazioni, in quanto vede coinvolto il CONI Lombardia, che racchiude al suo interno tutte le federazioni sportive.
Concludendo, abbiamo già preso i contatti con l’amministratore delegato di Sport e Salute, l’ingegnere Rocco Sabelli, al fine di instaurare nuove collaborazioni in tema di sport. Evidenzio che Sabelli ha espresso la volontà di uniformare il progetto nazionale con il progetto di Regione Lombardia.”

Nella risposta lombarda manca solo la citazione del Comitato come “Federazione delle Federazioni Sportive” tanto per dare un po’ di sapore retrò allo scritto dell’Assessore.
La conclusione ci permette, purtroppo ancora una volta, di affermare che per quanto riguarda l’educazione fisica in generale e lo sport studentesco in particolare le regole sono scritte sulla sabbia.
Anzi per fatto anagrafico ci tocca ricordare come l’esplosione dei Giochi della Gioventù portò anche a molti commissariamenti di Comitati provinciali del Coni, l’improvvisa ricchezza di fondi e di materiali aveva fatto scialare notevoli risorse e, quasi per analogia, anche il Ministero della Pubblica Istruzione nel settore sportivo non controllava spesso le spese.
Quel tempo però è finito; il Paese non è più ricco; lo sport come servizio sociale è ancora molto lontano e almeno le regole, peraltro recentissime, dovrebbero essere rispettate.
O la Legge vale per tutte le iniziative verso la Scuola, secondo quanto si intuisce dopo le scelte di Sport e Salute S.p.A., o non vale per nessuna.
Speriamo che non continui la logica dello spot; tutti chiedono lo sport a scuola e pochi operano razionalmente per istituire un servizio decente in una grande Nazione europea.
Oppure, utilizzando ancora una volta la frase: “Sutor ne ultra crepidam” siamo noi che, insegnanti di  ginnastica, non abbiamo  capito bene.

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)

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