Uno scritto sullo Sport a scuola di Luciano Barra

Redatto nel 2012, sembra preparato ieri e ripropone temi irrisolti e sempre sottovalutati.

Quando abbiamo pubblicato l’ultimo commento e ipotizzata la necessità di ristudiare tutte le questioni dello sport a scuola abbiamo ricevuto alcune mail con  varie indicazioni e soprattutto uno scritto di Luciano Barra che pubblichiamo molto volentieri.
Come informazione per i colleghi più giovani, soprattutto se non provengono dall’atletica, ricordiamo come Barra sia stato per lungo tempo Segretario generale della Fidal e Segretario generale della Federazione Internazionale di Atletica Leggera.
Si tratta di uno di quei dirigenti del Coni e delle Federazioni che hanno trasformato lo sport da rabberciato e dilettantesco in attività codificate anche in modo scientifico.
Capaci, inoltre, di autocritica ben consapevoli che troppe Federazioni usano la Scuola come alibi o come supermercato.
Non aggiungiamo nemmeno una frase per lasciare, senza alcuna distorsione, la massima comprensione del testo di Barra.
Ovvio su questi temi ci torneremo come abitudine .
Altri commenti anche sulla scuola possono essere trovati sul sito:  http://www.sportolimpico.it/

Lo Sport nella Scuola ; autonomo  e federalista

di Luciano Barra

In questi ultimi anni, soprattutto nel momento del rinnovo delle cariche  e delle diverse assise  Sportive Nazionali il tema  della inadeguatezza dello Sport nella Scuola in Italia è stato più volte evidenziato. Spesso viene toccato quando serve a giustificare insuccessi sportivi, a mio avviso a torto.
Il CONI ha di recente intrapreso una serie di iniziative che sono culminate con un accordo con il Ministro Gelmini per l’attività motoria nella scuola primaria. E’ un primo passo importantissimo che dovrà prima o poi prevederne altri. E’chiaro che il passo del CONI vuole essere un stimolo alla scuola, in quanto il CONI stesso prima poi dovrà uscire da questa iniziativa in quanto l’Educazione Motoria non gli compete.
Oggi non è pensabile presentare una nuova proposta senza dedicare un pur minimo tempo analizzando quanto è accaduto negli ultimi 50 anni, analizzando gli aspetti positivi e negativi. Tuttavia, sarebbe necessario ripercorrere quanto è accaduto nel passato ed evitare di fare gli stessi errori.
(Non per stupida vanagloria , ma solo per giustificare l’intervento, devo dire a chi legge che mi sento figlio di quello Sport nella Scuola lanciato nel 1953 dall’accordo Zauli-Visco che fece nascere i Campionati Studenteschi in tutta Italia. Li ho fatti come atleta per tre anni e sopratutto negli anni successivi ho avuto modo di organizzare leve scolastiche per decine di migliaia di studenti e di vivere nelle miei diverse posizioni alla FIDAL ed al CONI l’evolversi del fenomeno).
Va anche detto che il problema è di tale vastità sociale che richiederebbe per essere affrontato nella giusta maniera, un momento di riflessione ed approfondimento da parte di professionisti ed esperti di pedagogia, sociologia, psicologia, comunicazione, finanza , fisco, marketing ed anche sport. Grave sarebbe di pensare di sapere già tutto e produrre proposte che avessero il solo scopo di soddisfare le richieste delle Federazioni Sportive e non quelle più vaste della nostra gioventù.

L’accordo Zauli-Visco
            Meriterebbe una riflessione il fatto che questo atto fondamentale per la rinascita dello sport Italiano del dopo guerra fosse stato firmato, solamente , dal Segretario Generale del CONI e da un Ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione.
Senza togliere alcun merito agli ispiratori va detto che , visto in retrospettiva, quell’accordo ha trovato terreno fertile in un momento particolare del Paese. A meno di dieci anni dalla fine della guerra i giovani, ma soprattutto i loro genitori, cercavano nuovi stimoli e nuovi ideali. Ben diversa è la situazione oggi.
E’ un fatto che lo Sport Italiano, grazie alla promozione volutamente provocata da Giulio Onesti, con due Giochi Olimpici consecutivi in Italia, ha avuto dallo sport nella scuola una spinta fondamentale. Producendo campioni – un nome su tutti, Livio Berruti, e  non solo – ma anche dirigenti e tecnici.
Un altro aspetto importante di quei tempi, oggi non più possibile, era il fatto che bastasse una circolare ministeriale per mettere in moto meccanismi complicati ed a produrre attività immense. I Campionati Studenteschi erano il volano operativo dell’accordo CONI-MPI e riguardava esclusivamente gli studenti fra i 17 e 19 anni.
I Giochi della Gioventù

La leggenda dice che Giulio Onesti prevenendo il fallimento della spedizione Olimpica azzurra ai Giochi di Messico 1968 anticipò i tempi e lanciò l’iniziativa dei Giochi della Gioventù che si rivolgeva agli studenti di 14/16 anni.
Circa il fallimento della spedizione azzurra a Città del Messico Onesti aveva avuto ragione : vincemmo 16 medaglie contro le 36 di Roma 1960 e le 34 di Tokyo 1964 e passammo dal 3. Ed dal 4. Posto nel medagliere delle due precedenti edizioni al 13.
Sicuramente i Giochi della Gioventù crearono un grande entusiasmo, grande impatto nella promozione sportiva nel Paese  e produssero grandi numeri di partecipanti, oltre che di Campioni.
Essi furono un grande successo : i dati statistici parlano di 3 / 4 milioni di praticanti con oltre un milione solo nella Corsa Campestre. Il successo fu anche legato – come era naturale che fosse – al momento in cui i Giochi della Gioventù di venivano a collocare. Lo Sport veniva indicato come nei diversi studi come la priorità n. 1 dei giovani. Allora si poteva girare con le scarpette di ginnastica e la tuta e le mamme non avevano più paura che i loro figli tornassero a casa sudati. Inutile dire che il CONI investi in questa operazioni importantissime risorse (circa 3 milioni di euro di quel tempo) cosa forse oggi impossibile.
Ma un’attenta lettura dei dati Olimpici dimostra che il successo dei Giochi della Gioventù ben poco ebbe ad impattare sui risultati Olimpi dell’Italia. Infatti ai Giochi di Monaco 192 vincemmo 18 medaglie (10. nel medagliere), a quelli di Montreal 1976 vincemmo solo 13 medaglie (14. posto), a Seoul nel 1988 14 medaglie (10. posto) ed a Barcellona nel 1992 19 medaglie (12. osto). Ovviamente in mezzo ci furono i Giochi di Mosca – 15 medaglie con il 5. posto – e Los Angeles 1984 32 medaglie con il 5. posto. Ma si trattò di due Giochi boicottati con grande influenza sui risultati globali.
Tutto questo serve a dimostrare che non esiste rapporto fra quantità e qualità. I Giochi della Gioventù produssero in quei tempi milioni di praticanti. Ed a conferma di tutto ciò, nonostante il mancato apporto della Scuola dopo la metà degli anni 80 (vedi più avanti), lo Sport Italiano ha raggiunto risultati Olimpici molto migliori Olimpici : 35 medaglie ad Atlanta 1996 (6. posto nel medagliere), 34 a Sydney 2000 (7. posto) , 32 ad Atene 2004 (8. posto) e 27 a Pechino 2008  (9. posto). Ed i risultati degli ultimi 4 Giochi sono stati raggiunti in anni in cui il CONI ha avuto minori disponibilità finanziarie rispetto agli anni precedenti.
Ho voluto anticipare questa conclusione parchè è necessario sfatare la leggenda che i risultati di vertice delle Federazioni Nazionali siano legati al mancato apporto della Scuola. E’ universalmente riconosciuto che non c’è un rapporto diretto fra quantità e qualità ed un milione di praticanti non garantisce più medaglie. Lo dimostra lo stesso Calcio, il nostro sport più popolare a cui i giovani sono fortemente attratti. Nonostante tuttora abbia centinaia di migliaia di giovani iscritti alle Scuole Calcio in Italia, gli stessi non producono quei talenti che possano sostituire i Campioni del passato e l’invasione degli stranieri. E’ solo vero che la quantità di praticanti garantisce invece la crescita di una sana gioventù, di una giusta cultura sportiva e di corretti cittadini..

Si rompe il Gio….cattolo
            Come anticipato a metà degli anni 80 il giocattolo si rompe e Giochi della Gioventù e Campionati Studenteschi vedono il loro decadimento. Sicuramente il motivo principale va legato all’applicazione all’inizio degli anni 80 dei Decreti Delegati che significano l’introduzione dell’autonomia scolastica. che porterà ad una diminuzione del ruolo centrale  dell’Ispettorato di Educazione Fisica e successivamente alla sua scomparsa..  Ma la luna di miele fra CONI ed Ispettorato di Educazione Fisica si era già interrotta per tutta una serie di gelosie fanciullesche , che ho avuto modo di vivere in prima persona essendo a quei tempi il Segretario della Commissione Sport nella Scuola del CONI.
Ma su questa crisi incidono anche molte colpe che il movimento sportivo (CONI e Federazioni Sportive) provocò con alcune decisioni. Esse incisero non poco nel rapporto CONI e MPI. La principale fu quella di inserire nel programma dei Giochi 30 discipline sportive nella fascia di età 14/16, per poi bloccare il programma dei Campionati Scolastici a sole 8 discipline.
La scuola sosteneva il contrario ed i dati in seguito rilevati dimostrarono che la Scuola aveva ragione. Così come avviene in Europa , nelle fasce di età più basse – quelle dei Giochi della Gioventù – sono previsti solo le discipline base e solo in seguito le altre. Allora la Commissione del CONI era favorevole a tenere nei Giochi della Gioventù solo le discipline base : Atletica, Nuoto, Ginnastica, Scherma, Pallacanestro , Calcio, Pallavolo , Pallamano, Calcio, più Sci , Pattinaggio su Ghiaccio e Corsa Campestre per l’attività Invernale.
Ma le pressioni dei Presidenti Federali sui vertici del CONI ebbero il sopravvento. Loro sostenevano che per trovare i Campioni bisognava iniziare molto presto le singole discipline. Si dimostrò un errore e la politica  ebbe il sopravvento sulla logica. E quindi furono 30 discipline nei Giochi della Gioventù ed 8 nei Campionati Studenteschi! Doveva essere l’opposto. Anche  a causa di ciò il contrasto con la Scuola si accentuò grazie all’esasperato agonismo che ogni Federazione inserì nei propri programmi in contrasto con le vere necessità di quella età. Nel 1983 si arrivò a portare i Giochi della Gioventù nelle Scuole Elementari, nonostante ciò alla fine degli anni 80 il calo dei partecipanti ai Giochi è continuo.
Sintomatica fu una ricerca fatta dalla Scuola dello Sport del CONI a metà degli anni 90 da cui risultò non solo che lo Sport non era più al primo posto nell’interesse dei giovani. Era passato al 5. Posto e questo poteva anche essere giustificato da altri fattori sociali. Ma l’aspetto più grave fu il dato che indicava un inizio dell’attività sportiva  a 12/14 anni con una grande maggioranza che la lasciavano a 16 anni saturi di un agonismo troppo esasperato.
Credo che qui possa essere identificato il punto finale del positivo connubio fra lo Sport e la Scuola. La frattura si è ovviamente rafforzata, come detto,  con l’altro elemento che ha segnato la fine di un progetto condiviso : l’autonomia scolastica. Non bastava più una accordo di vertice ed una circolare ministeriale per rimettere in moto un meccanismo ed un matrimonio durato tanto tempo ma mal consumato. Serviva, e forse serve, ben altro per far scoccare la scintilla di un nuovo idillio.
Cosa accade invece in Europa 

Gianni Petrucci, il nostro Presidente del CONI –  che ha il merito di aver traghettato lo Sport Italiano a cavallo del millennio da una situazione politica ed economica molto difficile – disse una frase ben condivisibile in conclusione dei Giochi di Pechino  “Lo Sport nella Scuola ci separa ancora dall’Europa”. Eppure avevamo battuto (solo per medaglie d’oro) la Francia il Paese che può contare il miglior sistema sport/scuola del Continente! Ancora a conferma che la quantità poco ha a che fare con la qualità.
Nel Maggio 1994 il CONI organizzò una Conferenza Nazionale sulla Pratica Sportiva Giovanile. Merita per chi ne ha voglia (ed anche l’umiltà) di andare a leggere le centinaia di pagine delle conclusioni. Ma sintetizzo alcuni punti fondamentali che si evincono anche da un’affrettata lettura :
Lo sport è veicolato nella scuola soprattutto come fattore educativo e non forzatamente agonistico;
Poche discipline sportive al primo livello e qualcuna di più in seguito (In Germania 3 discipline sportive al primo livello con 5 milioni di partecipanti e 13 al livello successivo con circa un milioni di partecipanti);
L’anello di congiunzione fra lo Sport nella Scuola e lo Sport Agonistico sono le strutture territoriali con le proprie società sportive;
In tutti i Paesi Europei lo Sport nella Scuola, soprattutto quello agonistico, è organizzato attraverso diverse tipologie di Federazioni dello Sport Scolastico (classico l’esempio della Francia dove lo Sport Scolastico è gestito dalla UNSS (1 milione di tesserati, 20 mila giovani dirigenti, 10 mila Associazioni Sportive Scolastiche e 130 mila dirigenti eletti. L’UNSS così come l’ASSU (Sport Universitario) fa parte con diritto a vote del Comitato Olimpico Nazionale e Sportivo Francese.
Nei più importanti Paesi Europei (Germania e Francia su tutti ma anche Gran Bretagna in parte) lo Sport nella Scuola è soprattutto permeato sul Territorio grazie alla Federalismo Politico ma anche Sportivo in cui lem loro organizzazioni sono permeate.

Un Nuovo Progetto
            Un  nuovo progetto non può nascere solo dalla testa dei dirigenti sportivi per quanto essi siano qualificati. Merita ripetere il concetto già espresso in apertura : “”il problema è di tale vastità sociale che richiederebbe per essere affrontato nella giusta maniera, un momento di riflessione ed approfondimento da parte di professionisti ed esperti di pedagogia, sociologia, psicologia, comunicazione, finanza, fisco, marketing ed anche sport. Grave sarebbe di pensare di sapere già tutto e produrre proposte che avessero il solo scopo di soddisfare le richieste delle Federazioni Sportive e non quelle più vaste della nostra gioventù.””
            Se si pensa di mettere tutto sotto l’egida del CONI e delle Federazioni Sportive Nazionali il progetto nasce abortito. Aver letto lo scorso anno che una Federazione così importante come il Canottaggio ha aperto il tesseramento per giovani di 6 e 7 fa rabbrividire e meriterebbe l’arresto immediato.
Lo Sport Italiano ha dimostrato che senza la Scuola è riuscita a sopperire in maniera intelligente e con grande successo alla scoperta di nuovi talenti e di nuovi campioni. Il Nuoto e la Ginnastica sono un esempio tipico di come il travaso dalli centri di avviamento gestiti dalle società  alle Federazioni sia possibile. Lo stesso dicasi per molte altre discipline sportive i cui risultati agonistici sono stati migliori che nel periodo in cui lo Sport nella Scuola ed i Giochi della Gioventù erano all’apice. E se esiste un difficoltà di ricambio, una crisi degli sport di squadra, le motivazioni vanno ricercate altrove e non certo nella mancanza di un progetto per lo Sport nella Scuola.
A Milano grazie all’AICS ed a Franco Ascani ogni anno migliaia di studenti e centinaia di scuole partecipano a leve atletiche organizzate con successo. Chi raccoglie questo lavoro ?
Quindi ben venga un nuovo progetto per rilanciare lo Sport nella Scuola ma fuori dalle grinfie delle Federazioni Nazionali che ne hanno già causato la sua morte. D’altronde le Federazioni Nazionali non hanno le strutture e le risorse per gestire tale attività. Lo stesso CONI quando gestiva direttamente queste attività aveva direttamente e tramite le proprie strutture territoriale risorse (uomini e mezzi) che oggi non ha più.
Le Federazioni devono ottimizzare quanto a loro perviene tramite le Società Sportive, che grazie allo Sport nella Scuola potranno migliorare il loro reclutamento. Ma le Federazioni Sport8ive devono solo garantire che le loro strutture tecniche ed i loro programmi agonistici siano all’altezza per far maturare quanto prodotto dalle Società Sportive.

Conclusione

Si parla tanto in questo momento di Federalismo e di Federalismo Fiscale. Perché lo Sport della Scuola non deve far parte di questa competenza anche con le opportune risorse finanziare. Non è quanto avviene con successo in Francia e Germania ? Ovviamente bisogna avere solo  la preveggenza di guardare al futuro e l’umiltà di perder qualche piccolo potere.

Ma sul Federalismo nel modello Sportivo Italiano tornerò nel prossimo numero

Luciano Barra 2012

 

Alla prossima  Silvano
Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)