È il momento di studiare se è utile lo sport a scuola.

Tra massimalismo e superficialità è difficile trovare qualunque soluzione perché lo sport scolastico diventi cosa di tutti.

Il commento di oggi è scritto in prima persona!

La notizia del giorno per quanto riguarda lo sport scolastico non è rintracciabile su nessun giornale nazionale, e certamente nemmeno su quelli locali, ma la pubblicazione da parte dell’Ufficio scolastico di Cagliari delle pre-adesioni relative ai campionati studenteschi dell’anno scolastico in corso è davvero un fatto storico.
L’indirizzo che segue potrà consentire di verificare quante sono le scuole che intendono partecipare ai molteplici sport previsti dal programma ministeriale.
Poiché sono tra i pochissimi a ricordare che dal 1973 il Ministero della Pubblica Istruzione ha cessato di pubblicare i propri Annuari e Sport giovane, edito dal Coni, ha chiuso ormai da trent’anni i numeri dello sport scolastico sono stati sempre oltremodo ballerini, direi ipotizzati per non dire inventati.
È chiaro che qualsiasi programmazione e qualsiasi intervento economico non può allontanarsi, se vuole essere cosa seria, da quanto realmente riescono a possono svolgere le scuole.
Grazie alla elaborazione del nuovo Portale dei Campionati Studenteschi i colleghi della Sardegna hanno iniziato a rendere pubblica la quantità delle iniziative del proprio territorio.
Questo può significare che nel giro di una stagione saremo anche in grado, almeno speriamo, di sapere davvero cosa pesa un movimento scolastico che sta costantemente scemando anno dopo anno.
Di seguito il link:
https://www.educazionefisicasardegna.it/z/index.php/campionati-studenteschi/fase-provinciale-cagliari/225-preadesioni-campionati-studenteschi-2019-2020-provincia-di-cagliari

Ovviamente non basta conoscere le cifre; 25 istituti che intendono partecipare all’atletica a Cagliari possono essere molti o possono essere pochi, la valutazione si può fare solo dopo avere verificato quante sono le scuole come sono strutturati gli impianti, ma almeno esiste una cifra.
Sono partito da questo piccolissimo esempio perché da qualunque parte si guardi lo sport scolastico ci si trova sempre costantemente alla casella di partenza, infatti gli interventi nei decenni (non si tratta certo delle ultime stagioni e ancor meno degli ultimi mesi)  sono sempre stati talmente raffazzonati da impedire qualunque sviluppo quantitativo e qualitativo dell’attività sportiva.
Ciò che è peggio è che la stanchezza anche professionale dei docenti è arrivata a un punto tale da non fare intravedere soluzioni positive a meno che scelte politiche coraggiose non cambino la intera struttura sportiva scolastica.
Certo scoprendo che vi sono provincie con sei-otto scuole medie che praticano l’atletica ci si deve anche porre il problema se serva tenere aperto un Ufficio Educazione fisica; purtroppo ve ne sono…

L’idea che è venuta a me e ad altri amici-colleghi in queste settimane è molto semplice, probabilmente banale, certamente velleitaria.

Cercheremo, nel prossimo paio di mesi, di rianalizzare e di ristudiare il fenomeno sportivo scolastico così come si è sviluppato o inviluppato negli ultimi sessant’anni.
Nella migliore delle ipotesi potremmo fornire uno strumento che potrebbe essere definito come una sorta di Testo Unico dello sport scolastico, utile per le generazioni future, mentre nella peggiore delle ipotesi avremo consumato qualche vecchia tastiera da computer.
Perché sostengo che vi sia la necessità di revisione?
Semplicissimo.
Se un marziano oggi venisse a visitare il Belpaese e cominciasse a studiare lo sport a scuola capirebbe davvero poco e, pur sapendo che la storia non si analizza solo con gli esempi pare utile riportarne alcuni.
Le categorie.
Per lungo tempo le categorie nella primaria di primo grado erano una e cioè prima seconda e terza media; poi sono diventate due, tendenzialmente ragazzi e cadetti poi è nata la Categoria unica sperimentale e oggi per i tre anni del ciclo di studi verificando i vari sport siamo rivelati a ben oltre sette categorie. Verificare per credere.
Le discipline.
Lo sport a scuola è possibile in talmente tante discipline da obbligare a scorrere un elenco che sembra l’Enciclopedia Britannica; qualche centinaio di pagine alle quali vanno aggiunte migliaia di pagine di Regolamento. Un simile meccanismo non è utile né agli studenti né alle Federazioni alle quali resta almeno il diritto di lamentarsi di quanto la scuola non fa perché molti credono che i docenti siano obbligati a lanciare lo sport da sé stessi preferito.
Il rapporto con le Federazioni.
A fronte di Federazioni alquanto professionali abbiamo anche quelle che storicamente e stabilmente criticano la Scuola. Tra queste si distingue la Federatletica, basta risascoltare, per chi ne abbia voglia, le accuse dopo i Campionati del mondo o le Olimpiadi (negli ultimi Mondiali meno critica del solito N.d.R.). Poi nessuno fa caso che proprio la Federazione di Atletica riceve, come tutte le organizzazioni aderenti al Coni, la propria parte di contributi dallo Stato e contestualmente chiede agli Uffici Scolastici il rimborso spese per la propria collaborazione per giuria e arbitraggio. Per la serie tutte le colpe a carico della Scuola e tutti i meriti a carico della Fidal. In più con l’irregolarità contabile da parte di molti ex Provveditorati.
Quali Campionati nazionali
La pallavolo, da una mia analisi pur ufficiosa, non è più lo sport di squadra maggiormente diffuso nella scuola italiana è stato superato dal calcio e verosimilmente il trend è destinato ad aumentare considerevolmente. Ciò nonostante si tratta sempre di una ipotetica partecipazione che riguarda molte decine di migliaia di studenti.
Non disputare i campionati nazionali per svolgere attività diverse, vuoi tre contro tre, vuoi beach-volley, in nome di una futura partecipazione allo sport internazionale studentesco pare un suicidio. A parte che lo stesso Ministero ha preso le distanze dall’ISF per la sua politica non trasparente, viene da chiedersi se valga la pena di organizzare manifestazioni nazionali per mandare qualche decina di ragazzi in trasferta e dimenticare l’esercito di casa nostra.
Alla stessa stregua ci si deve porre la domanda se abbia senso organizzare i Campionati scolastici di frisbee per consentire a quattro giovanotti di andare all’estero a lanciare un piatto di plastica, dato che non si tratta neanche di uno sport olimpico .

Con esempi di questo genere potrei andare avanti settimane, ma proprio perché non si è lontani dal punto di non ritorno relativamente al collasso dello sport scolastico, infatti non va dimenticato che si sta ultimando il cambio generazionale e che i nuovi quadri insegnanti sono abbastanza lontani dallo sport studentesco anche come formazione universitaria, cercherò di raccogliere con gli amici già citati tutti i dati possibili e cercheremo, questa volta insieme, di formulare piccole e grandi proposte per quel settore che tutti dicono indispensabile e per il quale pochi si impegnano.

Ed ecco il motivo che ci ha spinto a decidere: “rivediamo le carte e le idee
Non dimentichiamo che solo pochi anni addietro una proposta ministeriale sosteneva la necessità di affidare l’Educazione fisica alle Federazioni; credo sia meglio evitare che tornino quei giorni!

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)