Atletica a scuola che fare.

Le proposte della commissione Mantovani per l'atletica, fino al mese di agosto.

Quando il Ministro Bussetti ha istituito il gruppo di lavoro che doveva analizzare le varie tematiche connesse all’educazione motoria ed alle attività sportive in genere il responsabile era il collega Bruno Mantovani.
Non si trattava, ovviamente, solo di trovare qualche nuova formula per i Campionati Studenteschi, ma di tracciare una strada per far uscire l’intero settore da quella sorta di ghetto nel quale si trova da troppo tempo.
Estremamente interessanti le osservazioni di alcune dottoresse grandi esperte della ricerca nel campo delle neuroscienze e addirittura, una volta che c’è stato il cambio della guardia al Miur, ci hanno fatto dono di una ricerca che pubblicheremo la prossima settimana.
Anche per quanto riguarda l’organizzazione dello sport scolastico, pur non potendoci considerare scienziati, nel gruppo abbiamo vagliato tutte le osservazioni emerse negli ultimi anni, in realtà decenni, cercando di razionalizzare al massimo e di raccordare la teoria e la prassi.
Infatti in una nazione nella quale, dopo la partita, tutti siamo in grado di mettere in campo la migliore formazione e quindi considerarci il miglior tecnico possibile, diventa necessario, quando si pianifica un’attività che potrebbe interessare milioni di studenti, essere totalmente rigorosi, a volte addirittura intransigenti.
L’esempio più banale che possiamo fare riguarda, nell’atletica leggera, l’altezza degli ostacoli. Se vogliamo che la specialità diventi diffusa, e poi i più bravi scelgano di correre tra le barriere, allora bisogna incentivare la partecipazione e facilitare le azioni tecniche per chi non è predestinato da un punto di vista tecnico.
Se invece vogliamo che tutti ben intendano il valore di una prestazione negli ostacoli allora bisogna innanzitutto che anche questa specialità diventi “di massa”.
Solo poi i migliori eccelleranno .
Tornando all’atletica leggera, bisogna sapere prima di illustrare quali sono state le proposte che abbiamo redatto, che il lavoro non è stato fatto solo da alcuni dei componenti della commissione, ma sono stati coinvolti molti interpreti dell’atletica leggera ordinaria e dell’atletica leggera scolastica.
Riteniamo, senza alcun dubbio, che un’analisi migliore di quella che è stata compiuta sia davvero difficile.
Come abbiamo scritto qualche giorno addietro oltre alla concorrenza storica degli sport da sala scolasticamente diffusi la scelta della Federcalcio di lanciare la propria disciplina nel campo femminile, nell’aggregazione studentesca con compiti dirigenziali e di arbitraggio, nell’alternanza scuola lavoro, nella lotta al bullismo e al razzismo creerà una nuova adesione verso il calcio che non avrà precedenti nella storia dello sport studentesco.
Se è vero come è vero che l’atletica è soprattutto conoscenza del proprio valore personale, data l’universalità di tempi e misure, l’ipotesi progettuale del gruppo partiva da un elemento che dovrebbe sempre essere considerato ma che sovente viene dimenticato.
Lo studente al centro dello sport scolastico.
Sembrerebbe una banalità, studiando l’evoluzione dello comparto negli ultimi decenni possiamo garantire che non sempre stato così.
I presupposti teoretici del nostro lavoro.
L’atletica leggera è praticamente l’unico sport, insieme al nuoto, che consente ad ogni concorrente di poter commensurare la propria capacità con tutti gli altri anche se non si gareggia fianco a fianco.
Indipendentemente dalla vittoria nella singola competizione saltare 2 m e 1 cm significa equiparare se stesso, anzi se stessa a chi, come Sara Simeoni, con quella misura stabilì il primato del mondo. Stessa identica cosa vale per gli 8.90 di Beamon a Città del Messico, salto considerato stratosferico e invalicabile pari al superamento di tre 500 Fiat affiancate (dell’epoca non di quelle di oggi).
Per ognuno di noi non necessariamente bisogna raggiungere i limiti mondiali per conoscere il valore della prestazione a volte può bastare conoscere il nostro valore all’interno di una graduatoria nazionale.
Per gli esperti di atletica le tabelle del decathlon sono già l’unità di misura delle prestazioni ma nelle nazioni, come la nostra, nelle quali le prove multiple sono praticamente sconosciute l’utilizzo delle tabelle è cosa rara.
Il valore della prestazione.
Ed ecco la prima proposta uscita dal gruppo:
ogni studente deve sapere codificare e commensurare le proprie prestazioni. Nei primi o negli ultimi posti di una qualsiasi graduatoria tutti devono sapere quanto e come possano migliorare.
E’ metodo addirittura banale per i decatleti; inesistente nella scuola.
Esistono esperienze anche di tabelle per i settori giovanili ma decisamente troppo variabili soprattutto perché oscillano sovente, nella propria escursione, oltre 1200 punti.
Tabelle semplificate sono in uso in Francia, da moltissimo tempo, e dopo un lungo periodo con il valore zero-40 oggi sono zero-50.
La Federazione Internazionale studentesca, per la sola categoria delle scuole superiori, utilizza una tabella da uno a cento con un disassamento rispetto alle nostre categorie studentesche e quindi non duplicabili.
Pertanto il nostro gruppo di sconosciuti esperti ha studiato per le categorie ragazzi-ragazze; cadetti-cadette; allievi-allieve; junior maschi-junior femmine otto tabelle all’interno delle quali, per ognuna delle specialità scolastiche sono stati individuati dei valori che vanno dall’assoluta eccellenza, per l’età, allo zero per chi viene squalificato o si ritira.
Abbiamo fin troppe volte ricordato come fin quando sono esistiti i Gruppi Sportivi Scolastici e le relative Unioni Provinciali erano note le prestazioni di tutti campioni i provinciali di tutto il Belpaese, e non sono dell’atletica, mentre addirittura dalla metà degli anni 90 le prestazioni studentesche sono diventate ormai un segreto meglio custodito del Sacro Graal.
Ristabilire quindi la propria posizione ed il proprio valore atletico all’interno di un gigantesco gruppo di studenti sembrava il primo passo.
La semplicità della proposta.
Sempre più frequentemente si sente nelle interviste post gara una sorta di auto analisi su particolari più o meno tecnici difficile a comprendersi per gli esperti, indecifrabile per il pubblico.
La conoscenza del docente deve forzatamente tradursi in linguaggio semplice, mai banale ma semplice, perché è difficile pensare che un atleta, mentre sta correndo, possa intuire se il tecnico gli racconta quale percentuale di fibre bianche, di fibre rosse, di fibre verdi (queste ultime non esistono, ma fa molto Tricolore) sono state impegnate negli ultimi secondi.
Le giustificazioni para-fisio-psicologiche dimostrano una sorta di disagio ambientale totalmente improduttivo.
Ed ecco perché quelle che sembrano proposte ordinarie sono il primo passaggio per una rilancio del gesto atletico a partire dalla prima media.
A proposito di semplicità si riporta il link alla Federazione Francese di Atletica Leggera in merito all’avvicinamento all’atletica. (E pensare che anche i transalpini si lamentano dello sport a scuola; un paio di mesi in Italia e cambiano idea N.d.R.).

https://www.athle.fr/asp.net/main.html/html.aspx?htmlid=4917

I Triathlon.
Una volta dato vita alle tabelle il secondo passaggio è stato quello di analizzare una prima formula di diffusione dell’atletica, compreso il valore della prestazione, nella categoria ragazzi. Se è vero, come è vero, che in tutte le altre nazioni europee la prestazione globale viene collegata a più di una gara ecco pensare a due tipi di triathlon possibili da svolgere anche da parte di chi non ha una pista.
E quindi ecco l’ipotesi del triathlon A e del triathlon B (si potevano trovare in realtà dei nomi migliori, ma dato che Mantovani ha detto subito che andavano bene e visto che è il meno giovane del gruppo sembrava sgradevole contraddirlo N.d.R.).
Triathlon A: 60 m, salto in lungo, getto del peso.
Triathlon B: 60 m. Ostacoli, salto in alto, Vortex. (Ostacoli altezza 50 cm)

La scelta delle specialità non è stata casuale, prima abbiamo parlato di analisi complesse, che devono portare a semplificazioni e quindi ecco il perché della selezione di specialità che possano essere tranquillamente preparate dovunque senza la necessità assoluta di dovere andare in pista.
Avendo di fatto intere Regioni nelle quali le strutture sono totalmente carenti ipotizzare l’accesso ai fondamentali dell’atletica solo per chi vive nelle zone ad alta densità strutturale appare uno sforzo assolutamente inutile e velleitario.
Inoltre le due composizione di gara consentono, qualora vi sia una pista nelle vicinanze, di poter gestire in contemporanea le due prove senza necessità di porre limiti alla partecipazione, se non quella dovuta al buon senso.
L’altezza, in questo caso la bassezza, degli ostacoli è stata scelta ponderata proprio perché con gli ostacoli troppo alti la gran parte dei ragazzi, soprattutto delle ragazze, si troverebbe in oggettiva difficoltà e si correrebbe il rischio di vanificare la diffusione delle discipline nel proprio complesso.
Certamente si può opinare che con una simile formula, anche in impianti di fortuna, mancherebbe l’ufficialità della prestazione dimenticando per l’ennesima volta (ahi memoria italica) che i Giochi della Gioventù ebbero inizio proprio con la corsa nelle piazze dei piccoli paesi.
E poi la creazione dei Centri Sportivi Scolastici con la recente Legge di riordino dello Sport consentirà alle scuole di organizzare le proprie manifestazioni, ma sulla straordinaria novità dei CSS torneremo in futuro.
Inoltre va ancora ricordato che un conto è il primato del mondo è un conto è la misura anche manuale dei propri tempi.
Sempre tra gli elementi da sottolineare ricordiamo che la prima Finale Nazionale cronometrata dagli studenti si è svolta nell’anno zero di questo millennio, allora quasi un’eresia, oggi tutti gli sport, finalmente, cercano gli studenti che sappiano misurare e giudicare i propri compagni di gioco.
Chiudendo sulla importanza della conoscenza del proprio valore atletico l’ipotesi dei due Triathlon è stata anche avvalorata del fatto che una bambina veloce nei 60 e nel lungo dovrà certamente sforzarsi di più per ottenere un pari risultato nel peso e magari, un giorno nella vita, deciderà anche di competere nell’eptathlon.
In questo caso l’atletica tornerebbe ad essere anche centrale nella cultura sportiva del paese.
Le categorie cadetti-cadette, allievi-allieve, junior maschi-junior femmine.
Mentre all’ipotesi per le prime medie erano di terminare le attività con singole manifestazioni individuali per le altre categorie si poneva e si pone la necessità di poter anche preparare i ragazzi a scuola.
Per la scuola media il quadro gare è il consueto, per le superiori un paio di prove creano oggettivamente difficoltà per chi l’atletica non la frequenta in pista.
Particolare attenzione è stata posta, ancora una volta, per l’altezza degli ostacoli.
La categoria cadette (seconda e terza media) vede le ragazzine più giovani con l’ostacolo più alto di quello federale. Una difficoltà assurda.
La prima risposta di molte giovani studentesse è il rifiuto dell’ostacolo, la seconda risposta, quasi un’autotutela, vede l’insegnante che preferisce evitare inutili cadute alle proprie ragazze.
Ma volendo anche dare premialità alla squadra tra le ipotesi concepite è stata anche quella di rendere la staffetta sganciata dai normali componenti la squadra.
Oggi una staffetta, per tutte le categorie citate, deve essere composta da ragazzi che hanno fatto altre gare. In questo modo si forza il saltatore in alto o quello in lungo o il pesista a competere in una gara che non sente propria.
Dato che il valore di rappresentanza massimo per una scuola è proprio far parte della staffetta d’Istituto si è pensato di tornare 4 × 100 composta da un partecipante la squadra e tre ragazzi liberamente scelti dal docente, componenti o meno della formazione delle gare canoniche.
Ed ecco di seguito la nostra ipotesi di squadra per la scuola media:
80 mt piani – 80 mt hs – 1000 mt – staffetta 4×100
alto – lungo
peso (3 kg Cadette; 4 kg Cadetti) – vortex
80 hs Cadette: 8 ostacoli h 0.50 m.; distanze mt 13/7.00/18.00
80 hs Cadetti: 8 ostacoli h 0.60 m.; distanze mt 13.00/8.00/11
più eventuali tre staffettisti

Per quanto riguarda le categorie delle superiori si è valutato che la specialità quasi impossibile da svolgere a scuola sia il lancio del disco e quindi è parso indispensabile sacrificare la gara.
Anche i 400 non sono assolutamente specialità scolastica e quindi, verificato dall’analisi dei risultati e delle statistiche, anche grazie alla ponderosa ricerca effettuata per costruire le tabelle, è sembrato più utile non inserirla tra le prove obbligatorie, ma l’eliminazione delle due prove, come già per la scuola media è sembrata ben compensata dalla presenza della staffetta libera.
Anche per le ragazze si è ipotizzato come indispensabile mantenere gli ostacoli più bassi sempre nella logica che la scuola non deve cercare nessun talento ma deve insegnare.
Allieve/Allievi: Corse           100 mt – 80 hs (A/e – h cm 0,60) – 100 hs (A/i – h cm 0,76)
1000 mt – staffetta 4×100
Salti: alto – lungo
Lanci : peso (A/e 3 kg – A/i 5 kg)
Ostacoli : 80 hs allieve 8 ostacoli h 0.60 m.; distanze mt 13.00/7.50/14.50
100 hs allievi: 10 ostacoli h 0.76 m.; distanze mt 13.00/8.50/10.50
Juniores fem/mas:
Corse: 100 mt – 100 hs (J/f h cm 0,76 cm) – 110 hs (J/M h cm 0,91)
– 1000 mt – staffetta 4×100
100 hs J/f: n° 10 ostacoli – mt 13/mt 8,50/mt 10,50
110 hs J/m: n° 10 ostacoli – mt 13,72/mt 9,14/mt 14,02
Salti: alto – lungo
Lanci: peso (J/f 4 kg – J/m 6 kg)

Finali nazionali.
Fin troppe volte viene ricordato come la formula provinciale-regionale-nazionale è mostruosamente selettiva. Quest’anno in una regione hanno preso il via due (2) formazioni scolastiche, lo scorso anno in altra regione le squadre contendenti il titolo allievi erano cinque.
In Lombardia le squadre allieve erano 24 e la partecipazione media di 27 concorrenti-gara.
Per non stravolgere la storia delle Finali Nazionali, e quella formula croce e delizia dei Giochi della Gioventù, la soluzione è assolutamente semplice e ben nota a chi deve acquisire il minimo per i Campionati nazionali:
Oltre alla prima squadra per regione al via anche le 12 migliori formazioni in base alle tabelle di punteggio.
E per gli individualisti, esattamente con il criterio consolidato e meritocratico dei “minimi” basta stabilire che tutti gli atleti che abbiano conquistato almeno 90 oppure 95 punti sono ammessi di diritto nell’eccellenza atletica scolastica nazionale.
In quest’ultimo caso è ovvio che i “minimi” devono essere altissimi perché un conto è la partecipazione a squadre e un conto è la partecipazione individuale.
E infine, dopo i consueti saluti, inseriamo una immagine parziale di ognuna delle tabelle che abbiamo prodotto con allegato il relativo Pdf con l’intera elaborazione.
Non abbiamo idea al momento su quali parti verranno approvate della nostra proposta riteniamo che per i presupposti succitati dev’essere una sorta di pacchetto integrato può andare bene tutta ovvero può andare male tutta e altri facciano meglio di noi.
Altre cose abbiamo studiato ed in futuro cercheremo di illustrarle, magari un po’ più sinteticamente a cominciare dall’ipotesi scellerata di cancellare la categoria juniores per risparmiare qualche soldo e creando una categoria spuria anche rispetto al ciclo di studi.
Si porranno i temi contrattuali e normativi per i Centri sportivi, ma questa è altra questione.
Certamente si può pensare che chi continua ad appassionarsi in questo modo per il lancio dello sport che vive tra piste e pedane sia un po’ folle, ma per il gruppo di lavoro che ha operato non c’è niente da fare l’atletica è L ‘ ATLETICA .
Di seguito alle immagini fotografiche parziali delle tabelle ed il relativo Pdf; la categoria Ragazze è stata pubblicata nell’intervento dei giorni scorsi
Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)

 

Tabella Triathlon categoria Ragazzi

Tabella Categoria Cadette Css

Tabella Categoria Cadetti Css

Tabella Categoria Allieve CSS

 

Tabella Categoria Allievi CSS

Tabella Categoria Junior Femmine CSS

Tabella Categoria Junior Maschi CSS