Sport a scuola ne resterà uno solo: Il Gioco del Calcio.

Proponiamo un argomento di studio e una nuova tabella per il triathlon dell’atletica scolastica.

Tra le molte incertezze dello sport scolastico sappiamo che almeno un fatto è vero e cioè che il programma Lega Cinque Stelle sull’attività sportiva studentesca è diventato cosa diversa, con la nuova maggioranza, dalle ipotesi originarie.
In attesa delle nuove regole stabilite dal Governo e Miur possiamo però analizzare l’andamento dalla partecipazione nelle ultime stagioni e riproporre un documento non freschissimo e cioè un’analisi pubblicata dall’autorevole rivista scolastica “Nuova Secondaria” soltanto 29 anni addietro. Pare scritto in questi giorni.
In effetti in questo anno di permanenza nella Commissione Mantovani ci siamo più volte chiesti se i dejà vu fossero frutto dell’età avanzante o della memoria ancora attiva.
Possiamo dire che si tratta della seconda ipotesi.
Cosa accade nel ‘90 lo descriveremo brevemente più avanti, ma tornando al calcio ne vogliamo studiare l’evoluzione nella scuola perché siamo abbastanza convinti che entro poche stagioni l’attività sportiva già egemone nella società italiana sarà egemone anche nella scuola.
Per sgombrare il campo da qualunque dubbio possiamo affermare che non ricordiamo neanche il decennio nel quale abbiamo visto una partita di calcio dal vivo; che non abbiamo mai usato la tessera d’ingresso allo stadio che la FIGC consegnava ai Coordinatori di educazione fisica e che nel nostro abbonamento di Sky il calcio non figura.
Anzi possiamo affermare che più volte abbiamo avanzato critiche dato che la Federazione, in passato, ha fatto valere la propria prevalenza economica anche nel mondo della scuola.
Dall’originario refrain degli anni 80 “il calcio mantiene tutto lo sport italiano” quando in realtà esisteva una lotteria dello Stato come il Totocalcio, alle richieste dirette verso i Ministri per far approvare le proprie iniziative la FIGC ha sempre trovato la strada abbastanza spianata.
Non proprio come Brenno con il suo “vae victis” , ma una sorta di moral suasion possibile grazie alla ricchezza federale e alla diffusione sul territorio.Eppure non è sempre stato così, anzi il calcio nella scuola per lungo tempo è stato assolutamente escluso.
La tabella che riproponiamo sotto proviene dall’annuario dell’Ispettorato per l’educazione fisica e sportiva del 1967 e si deve notare come in tutt’Italia le sezioni, così si chiamavano, per la tecnica individuale calcistica fossero 10 (proprio dieci) in tutt’Italia.
Va ricordato, in ordine alla bassissima adesione della scuola media che i docenti di educazione fisica non erano presenti in tutte le scuole e in più che la secondaria di primo grado era appena nata e che pertanto gli insegnanti coprivano a malapena i posti alle superiori.

Non va poi dimenticato che i vecchi Isef non proponevano praticamente mai il gioco del calcio e quindi diventa comprensibile la distanza tra i due mondi.
Vent’anni dopo il dato complessivo delle squadre scolastiche (a. s. 98/99) era già moltiplicato in modo esponenziale per arrivare a oggi dove il dato antico è aumentato di almeno 400 volte.

Se aggiungiamo il circuito “Valori in rete”, con le varie denominazioni assunte nel tempo, è possibile affermare che sul totale la partecipazione del calcio scolastico ha già superato la pallavolo, storicamente la disciplina più diffusa all’interno delle scuole insieme all’atletica leggera.
Non vi è da allarmarsi infatti anche in Francia la somma maschi più femmine nel calcio rasenta cifre iperboliche, pur superata dalla pallamano, ma ciò che stupisce è che se aggiungiamo, come detto, le molteplici iniziative della FIGC nei vari ordini di scuole e la prossima serie di proposte per il calcio femminile si porrà un problema serissimo per tutti gli altri .

La storia ci insegna che se un gruppo è dominante economicamente e lo diventa anche culturalmente ben difficilmente può essere superato da altre organizzazioni e quindi, poiché ci piace fare il Nostradamus della ginnastica, possiamo già ipotizzare quale sarà il progetto Federcalcio tra cinque anni:

gioca a pallone ma fai anche qualcos’altro”.

Già perché si pone, torniamo seri, una questione non da poco a proposito dell’abbandono tra i 15 e i 17 anni nei confronti dello sport.

Se già oggi è problematico il passaggio dalle squadre giovanili alle formazioni di livello e poiché nessuno insegna ai ragazzi che le offerte sportive sono molto differenziate la massa di chi non riuscirà a trovare spazio sportivo da 18 anni in su diventerà gigantesca.

Lasciare lo sport in una fascia critica d’età non è ovviamente solo una questione calcistica, ma, aumentando gli adepti e le adepte di questo sport, se ne dovrà riparlare in futuro.
È possibile in via preventiva sviluppare un’azione educativa e politica e che aumenti la conoscenza delle discipline da parte degli alunni?
Teoricamente sì, ma essendo fermo al Senato il provvedimento per le scuole elementari e visto che nel contratto per i docenti l’attuale Dicastero non ha aumentato le risorse, ma ha tagliato del 6% i fondi per le ore di avviamento la pratica sportiva, il “teoricamente si” diventa “certamente no”.
Ed in conclusione di questa tematica dobbiamo davvero sperare che il veicolo educativo che vuol mettere in campo la Federcalcio funzioni anche se ovviamente non le toccherebbe di preoccuparsi anche degli altri sport.
Torniamo quindi al documento del quale si accennava all’inizio di questo commento.
Nell’analisi a proposito dei Campionati Studenteschi del 1999 si ravvisano una serie di intromissioni federali che volevano piegare l’attività scolastica a proprio uso e consumo causarono l’ennesimo disastro.
Il risultato fu un tracollo nelle adesioni perché i docenti si sentirono obbligati a respingere una proposta certamente fantasiosa ma irrealizzabile.
Le quattro immagini che seguono possono sembrare assolutamente illeggibili e lo sono ma sono duplicate in fondo al commento e dopo la firma .
Chi vorrà rileggere il vecchio Progetto Tecnico vedrà come l’evoluzione nella scuola è davvero cosa secolare.
Ed anche perché è fin troppo facile diventare Nostradamus.

 

 

La tabella del triathlon

Ed infine, a proposito di quanto sviluppato per l’atletica leggera nelle moltissime interlocuzioni che hanno avuto sia chi scrive, sia il collega Mantovani, abbiamo ipotizzato un percorso estremamente semplice per l’atletica leggera partendo dall’elemento essenziale dello sport scolastico:
gli studenti.
Prossimamente torneremo su questa ipotesi e sulle motivazioni, ma la notizia del giorno è che una grande Azienda, già presente attivamente nello sport, ci ha chiesto di poter utilizzare le nostre tabelle del triathlon in un proprio circuito.
Nella Confederazione Elvetica il triathlon è sponsorizzato dall’UBS, l’Unione Banche Svizzere, e quindi il fatto potrebbe essere duplicato anche in Italia con tanto di sponsor.
Ovviamente non abbiamo alcuna idea del valore commerciale di questa nostra ricerca, e in più non abbiamo nemmeno fatto da soli, l’idea però ci è parsa gratificante.
Certamente sappiamo che le tabelle da uno a 100 punti non hanno altri precedenti in Europa; infatti i francesi ne avevano una che andava dal 0 a 40, oggi va da 0 a 50, e le fasce di età non sono le nostre. La Federazione studentesca internazionale utilizza solo le tabelle per la categoria che da noi sarebbe tra gli allievi e gli juniores.
Quindi lo studio è proprio autoctono ed originalissimo!
Non sapendo quindi se saremo ricchi come re Mida ci accontentiamo dell’ipotesi di un circuito che chiameremo: “Trofeo Io Me”.
Niente aumento di conto corrente, ma un notevole incremento della nostra smisurata modestia.
Di seguito quindi poche righe dell’ipotesi di punteggio e immediatamente sotto il link per il Pdf ipotizzato per la categoria Ragazze.

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella Triathlon Ragazze  Tabella Triathlon categoria Ragazze sil

NB . NB . NB La tabelle sono vere, anche la proprietà intellettuale, lo sponsor è un’invenzione. …………………………