Chiudere il cerchio dello sport a scuola.

Il sogno di riaggiustare una macchina vecchia, imitando l’economia circolare.

di Bruno Mantovani e Silvano Mombelli.
Indubbiamente nella Commissione nominata dal Capo di Gabinetto Dottor Chinè su disposizione del Ministro Bussetti abbiamo anche peccato di presunzione perché ci siamo imposti, e almeno nell’analisi ci siamo riusciti, di valutare tutte le questioni relative alle attività motorie nel loro complesso dalla scuola elementare fino allo sport scolastico di buon livello agonistico.
Sapevamo perfettamente di non avere la strada spianata i motivi sono noti e vanno dall’immanenza del Coni e delle Federazioni che nell’immaginario collettivo sono i veri diffusori dello sport, alla poca considerazione verso i docenti di educazione fisica, un tempo nominati i “muscolari del sabato sera”, alle norme contraddittorie mescolate ad una secolare mancanza di controlli, alle scelte sindacali di non tutelare i lavoratori del settore perché “hanno tutti un secondo lavoro”, per finire con una disorganizzazione territoriale terribile fotografia di un’Italia spezzettata in mille Italie.
**Il linguaggio di palestra.
La prima difficoltà è stata quella di tradurre, in realtà di rimodulare, il linguaggio normale da addetti ai lavori all’ordinario linguaggio ministeriale.
Infatti non è sempre facile far comprendere come quei giocherelloni dei ginnici abbiamo a che fare, nei soli Campionati Studenteschi, con 56 discipline contenute nei dispositivi tecnici ministeriali per ognuna delle quali vi sono molteplici specialità e categorie; per ogni sport decine e decine di pagine con i rispettivi regolamenti.
E non bisogna dimenticare la divisione tra maschi e femmine, tra disabili e normodotati, tra categorie ordinarie e sperimentali (molto tempo fa per risparmiare qualche soldo si è riusciti persino a disassare la categoria scolastica con il ciclo di studi tra biennio e triennio alle superiori con allievi e juniores N.d.R.) e così, probabilmente solo in Italia, si è avuta la categoria sperimentale di badminton che, alle medie, prevede prima seconda e terza per poter assemblare opportunamente squadre da due alunni (2 alunni).
Altrettanto indispensabile è stato spiegare che la gran parte dei ricorsi che partono dalle scuole per i risultati dei Campionati sono quasi sempre frutto della tutela che il docente deve attuare per i propri studenti e che, di conseguenza, trattare in modo burocratico lo sforzo sportivo degli alunni è quanto di peggio possa mettere in campo un Ministero dell’Istruzione.

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Quando la scienza si occupa di educazione motoria si scopre un universo inatteso.

Un documento straordinario sulla necessità indifferibile della ginnastica nella scuola elementare.

La Commissione nominata dal Ministro Bussetti per lo studio dell’educazione fisica con tutte le sue correlazioni non si è limitata, come abbiamo già scritto, alla semplicistica ricerca di nuove formule per i Campionati Studenteschi o di stabilire se la rete di pallavolo deve essere più alto più bassa rispetto al passato, ma ha cercato di individuare soluzioni stabili nel tempo per tutto il comparto del movimento relativo gli studenti.
E quindi dalla necessità, anche programmatica, per l’educazione fisica nel primo grado, all’organizzazione sportiva scolastica sul territorio, all’insieme delle norme per una gestione più efficace dei Centri Sportivi Scolastici, fino alle motivazioni scientifiche fondamentali per supportare l’investimento dell’insegnante di educazione fisica nel primo grado.
E proprio di rapporto tra scienza, anzi neuroscienza, e necessità di movimento nell’età scolare scriveremo oggi.
Ne scriviamo, e non commentiamo nel merito perché non ne saremmo nemmeno in grado, e notiamo come il lavoro delle Dottoresse Maddalena Fabbri Destro, Valentina Gizzonio, Cristina Resi, Ivana Sartori, volentieri concesso al Gruppo di lavoro, sarebbe da solo esaustivo, verso chiunque, per giustificare immediatamente la conclusione dell’iter legislativo per l’inserimento del docente di educazione fisica nella primaria.
E quindi, insieme agli amici di Atletica live, per una volta, possiamo ritenerci diffusori di scienza e conoscenza, fatto non da poco in tempi di propagazione di brevissimi messaggi telefonici.
Per facilitare la lettura pubblichiamo sia le immagini fotografiche di ogni singola pagina sia l’intero documento in Pdf.
Si legge in ogni dove chi è costantemente indifferibile la necessità di aumentare le conoscenze motorie per gli studenti; si legge costantemente che l’insegnante di educazione fisica (con il calo di natalità in corso 11.000 docenti sarebbero più che sufficienti per un costo approssimativo di 300 milioni l’anno N.d.R.) farebbe risparmiare cifre iperboliche al sistema sanitario nazionale; chiunque ricorda che una corretta educazione sportiva farebbe migliorare l’intero sistema dei rapporti interpersonali anche in relazione al bullismo e ad ogni forma di prevaricazione, ma la risoluzione del problema non arriva mai.

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Atletica a scuola che fare.

Le proposte della commissione Mantovani per l'atletica, fino al mese di agosto.

Quando il Ministro Bussetti ha istituito il gruppo di lavoro che doveva analizzare le varie tematiche connesse all’educazione motoria ed alle attività sportive in genere il responsabile era il collega Bruno Mantovani.
Non si trattava, ovviamente, solo di trovare qualche nuova formula per i Campionati Studenteschi, ma di tracciare una strada per far uscire l’intero settore da quella sorta di ghetto nel quale si trova da troppo tempo.
Estremamente interessanti le osservazioni di alcune dottoresse grandi esperte della ricerca nel campo delle neuroscienze e addirittura, una volta che c’è stato il cambio della guardia al Miur, ci hanno fatto dono di una ricerca che pubblicheremo la prossima settimana.
Anche per quanto riguarda l’organizzazione dello sport scolastico, pur non potendoci considerare scienziati, nel gruppo abbiamo vagliato tutte le osservazioni emerse negli ultimi anni, in realtà decenni, cercando di razionalizzare al massimo e di raccordare la teoria e la prassi.
Infatti in una nazione nella quale, dopo la partita, tutti siamo in grado di mettere in campo la migliore formazione e quindi considerarci il miglior tecnico possibile, diventa necessario, quando si pianifica un’attività che potrebbe interessare milioni di studenti, essere totalmente rigorosi, a volte addirittura intransigenti.
L’esempio più banale che possiamo fare riguarda, nell’atletica leggera, l’altezza degli ostacoli. Se vogliamo che la specialità diventi diffusa, e poi i più bravi scelgano di correre tra le barriere, allora bisogna incentivare la partecipazione e facilitare le azioni tecniche per chi non è predestinato da un punto di vista tecnico.
Se invece vogliamo che tutti ben intendano il valore di una prestazione negli ostacoli allora bisogna innanzitutto che anche questa specialità diventi “di massa”.
Solo poi i migliori eccelleranno .
Tornando all’atletica leggera, bisogna sapere prima di illustrare quali sono state le proposte che abbiamo redatto, che il lavoro non è stato fatto solo da alcuni dei componenti della commissione, ma sono stati coinvolti molti interpreti dell’atletica leggera ordinaria e dell’atletica leggera scolastica.
Riteniamo, senza alcun dubbio, che un’analisi migliore di quella che è stata compiuta sia davvero difficile.

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Sport a scuola ne resterà uno solo: Il Gioco del Calcio.

Proponiamo un argomento di studio e una nuova tabella per il triathlon dell’atletica scolastica.

Tra le molte incertezze dello sport scolastico sappiamo che almeno un fatto è vero e cioè che il programma Lega Cinque Stelle sull’attività sportiva studentesca è diventato cosa diversa, con la nuova maggioranza, dalle ipotesi originarie.
In attesa delle nuove regole stabilite dal Governo e Miur possiamo però analizzare l’andamento dalla partecipazione nelle ultime stagioni e riproporre un documento non freschissimo e cioè un’analisi pubblicata dall’autorevole rivista scolastica “Nuova Secondaria” soltanto 29 anni addietro. Pare scritto in questi giorni.
In effetti in questo anno di permanenza nella Commissione Mantovani ci siamo più volte chiesti se i dejà vu fossero frutto dell’età avanzante o della memoria ancora attiva.
Possiamo dire che si tratta della seconda ipotesi.
Cosa accade nel ‘90 lo descriveremo brevemente più avanti, ma tornando al calcio ne vogliamo studiare l’evoluzione nella scuola perché siamo abbastanza convinti che entro poche stagioni l’attività sportiva già egemone nella società italiana sarà egemone anche nella scuola.
Per sgombrare il campo da qualunque dubbio possiamo affermare che non ricordiamo neanche il decennio nel quale abbiamo visto una partita di calcio dal vivo; che non abbiamo mai usato la tessera d’ingresso allo stadio che la FIGC consegnava ai Coordinatori di educazione fisica e che nel nostro abbonamento di Sky il calcio non figura.
Anzi possiamo affermare che più volte abbiamo avanzato critiche dato che la Federazione, in passato, ha fatto valere la propria prevalenza economica anche nel mondo della scuola.
Dall’originario refrain degli anni 80 “il calcio mantiene tutto lo sport italiano” quando in realtà esisteva una lotteria dello Stato come il Totocalcio, alle richieste dirette verso i Ministri per far approvare le proprie iniziative la FIGC ha sempre trovato la strada abbastanza spianata.
Non proprio come Brenno con il suo “vae victis” , ma una sorta di moral suasion possibile grazie alla ricchezza federale e alla diffusione sul territorio.

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