Studenti arbitri, giudici; allora si può. Ma un vecchio documento ci riporta coi piedi per terra.

La posizione del Coni nel 1992 su Isef e nuove Facoltà lascia di davvero increduli, ci ha ricordato ancora una volta le origini dei ritardi di oggi.

Esistono piccoli eventi che sembrano portare verso grandi novità anche se rientrano, in fondo, tra le cose ordinarie della vita di relazione; purtroppo come spesso accade, soprattutto in un paese che programma davvero poco della sua vita sociale, per ogni lieve novità ci viene presentato inesorabilmente il conto dalla nostra storia e dalla nostra cronaca.
Quindi iniziamo il commento periodico con eventi leggeri, non per questo meno seri, come avevamo preparato, e chiudiamo pubblicando il documento citato nel sommario.
In una grande regione del Nord, a sud della Svizzera e ad Est del Piemonte, in una Città Metropolitana, durante la stesura dei calendari e dei concentramenti della pallavolo e del calcio a cinque ci si è resi conto che si poneva pesantemente il problema degli arbitri, soprattutto per il susseguirsi delle partite.Nei vari Regolamenti e nel Progetto tecnico molto spesso si afferma che le Federazioni nazionali garantiscono l’arbitraggio dalle finali provinciali in poi.
Si tratta di un vincolo quasi consolidato il cui rispetto pedissequo impatta però con lo svolgimento agile delle manifestazioni.

Ad un certo punto nell’ex ufficio scolastico della Città Metropolitana si è avuta l’idea di verificare se attraverso i rapporti tra Uffici centrali e periferici, a propria volta in contatto con le Federazioni, si potesse superare il blocco utilizzando anche gli studenti giudici e arbitri.
Quasi miracolosamente è stato attivato il sistema di ottimi rapporti e le due manifestazioni si sono svolte perfettamente.
In un caso l’arbitro federale era supportato dagli studenti per i referti e nell’altro si sono visti, con reciprocità, arbitri federali supportati da arbitri studenti.

Per chi ha visto i primi, e finora unici, Campionati nazionali di Atletica con una studentessa a fare da starter non è poi una novità così assoluta, ma l’idea stessa che il continuo interscambio tra due mondi troppo spesso in conflitto porti a una collaborazione resta comunque evento pregevolissimo.
Di seguito pubblichiamo alcune immagini delle due manifestazioni che tra l’altro sono state disputate in impianti messi gratuitamente a disposizione dal Cus Milano e dal professor Paolo Gatti, gestore di una delle due strutture.
Fin qui la parte romanzata.
In realtà quanto successo a Milano, perché di questa Città Metropolitana si tratta, non è così raro, anzi è più frequente di quanto si creda il fatto positivo stavolta è che è bastato un inizio di dialogo per risolvere questioni che pochi giorni prima sembravano insormontabili.

In realtà, e questo sarà un tema da affrontare in futuro, a cosa serve sia alla Scuola sia alle Federazioni organizzare corsi per studenti arbitri e giudici se poi questi stessi ragazzi, una volta diventati affidabili, non possono esercitarsi proprio nel loro ambiente naturale?
La piccola storia che abbiamo raccontato dovrebbe, non potrebbe, essere duplicata ovunque.

 

 

La seconda notizia positiva riguarda la pubblicazione sul sito della Direzione Scolastica dell’Emilia-Romagna di una completa rendicontazione di quanto accaduto durante la Festa dello sport nazionale riguardanti le scuole medie di primo grado.
Per chi non lo sapesse le Finali, lo scorso anno, hanno avuto una veste diversa e gli organizzatori hanno tentato di dare un volto umano a quelle selezioni durissime che hanno sempre contraddistinto soprattutto i Giochi della Gioventù.
Una lunga serie di slide e di immagini testimoniano il lavoro dei nostri ex colleghi i quali, a futura memoria, intendono lasciare traccia anche sui presupposti teoretici che hanno spinto svolgere il compito assegnato con una cura particolare.

http://uef.istruzioneer.it/pubblicazioni/FSS/index.html

La nostra analisi é incompleta anche perché abbiamo visitato le pagine molto rapidamente per non sgualcire le immagini continuando a girare i fogli (sic!).
In realtà, dimenticando la pessima battuta della riga sopra, crediamo che in ogni caso quanto pubblicato dalla Direzione Regionale debba compiutamente essere analizzato; forse anche per cassarlo completamente, oppure per duplicarlo al meglio in futuro.

E veniamo alla parte meno simpatica del nostro commento di oggi.
Un collega ci ha inviato la presa di posizione del Comitato Olimpico in ordine alla riforma degli Isef che era in discussione all’inizio degli anni ‘90.
L’intero mondo dello sport studentesco, sia negli Uffici Educazione Fisica, sia nelle scuole era attratto solo parzialmente dalla riforma dell’Isef; il tema più dibattuto era quello di trasformare un Diploma Superiore in Laurea, ma i docenti in servizio sapevano che per loro sarebbe cambiato veramente poco.
Ciò che stupisce, oggi di quel documento è, certamente, il senso di assoluto predominio per quanto riguarda la genesi degli operatori sportivi.
Scrivere che è una formazione universitaria per la conoscenza sportiva mette in difficoltà le piccole società oggi è chiaramente antistorico, ma il modo con il quale viene espresso il concetto nel documento chiarisce che non si tratta di formazione, scientifica o meno, ma si tratta di pura e semplice gestione del potere.
Infatti ricordando in quel modo che la preparazione dei tecnici fosse esclusiva delle Federazioni non si scrisse che anche i tecnici degli Enti di promozione avrebbero “dovuto passare” attraverso le Federazioni nazionali perché il Coni sapeva che ogni Ente può organizzarsi, allora come oggi, come ritiene più utile.
Si trattava di esercitare il proprio potere di veto.
In un documento della Promozione sportiva del Coni di due anni fa si recitava testualmente che per lanciare l’educazione fisica nella scuola elementare “bisogna fare con in Svizzera” (è proprio vero N.d.R.) dimenticando che gli elvetici formano la gran parte dei loro quadri docenti e sportivi nell’Università statale di Macolin.
In sostanza, e non continuiamo con i nostri commenti nella speranza che ognuno possa leggere approfonditamente il documento, interpretiamo la nota del Coni come una sorta di invasione “manu militari” di un pezzetto di Stato.
Eppure il Muro era già caduto; stavano cambiando tutti i riferimenti storici e politici del dopoguerra e ancora il Coni scagliava i suoi anatemi.
Quasi si dovesse ricordare che gli eretici possono sempre fare la fine di Giordano Bruno.
E nonostante i molti anni passati, ancora una volta ci si deve chiedere se davvero fosse necessario affossare le Facoltà nel settore sportivo, dato che negli ultimi tempi non si è poi vinto così tanto
Sarà certamente lunga la strada per ridare allo Stato la funzione di promozione dello sport verso tutti i cittadini (magari questa volta sì come in Svizzera) riteniamo che la vera difficoltà sarà sconfiggere chi vuole gestire il potere per il potere.
Di seguito l’immagine della prima pagina e il link ad documento in PDF.
Buona lettura.

Posizione del Coni in merito agli Isef: 1992 CONI-ISEF

Alla prossima Silvano.

p.s. Sempre per la serie “cerchiamo di ridere” avremmo chiesto perché qualche Regione Alpina  non organizza gli studenteschi di sci, ma il documento del ’92 ci ha fatto passare la voglia di scherzare!

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)