Riforma dello Sport tra Cielo e Inferi, tra Buoni e Cattivi

In analogia con tutte le riforme in questo Paese anche quella dello sport trova ammiratori e detrattori “a prescindere”. Ed anche noi saremo seri a metà.

Come spesso ci piace fare analizziamo, senza tempo, il recente evento della presentazione di “Sport e Salute S.p.A.” e dei relativi progetti futuri cercando di trovare dalle esperienze passate o al di fuori delle Alpi qualche spunto di riflessione.
Non siamo abbastanza antropologi o filosofi (anzi certamente siamo più sofisti che sofi N.d.R.) per poter comprendere appieno tutte le analisi lette recentemente; di sicuro riteniamo che, esattamente come in mille altri campi della vita sociale, la tifoseria prevalga sullo studio.
Contrariamente a quanto accade qua e là nel mondo, difficilmente in Italia si fanno le rivoluzioni e, molto frequentemente, ci si ricorda del passato solo a spizzichi e bocconi.
Molto più facile la separazione netta Buono o Cattivo, Roma o Lazio, Cielo o Inferno.
Come abbiamo scritto più volte su questo sito sono molteplici e pluridecennali le richieste di riformare lo sport e regolarmente, quando ci si è avvicinati a qualche innovazione, è successo qualcosa che alterava tutto il lavoro .
Vediamo il sistema, come al solito, attraverso la lente deformante dello sport studentesco
L’esterofilia.
Negli ultimi 2000 anni abbiamo insegnato moltissimo a tutto il mondo dalla costruzione delle strade, agli acquedotti, allo studio del diritto e della cosa pubblica. Solo la Grecia, molto tempo fa, poteva esserci maestra.
Poi, tra le altre cose, abbiamo anche dimenticato come si costruiscono le strade.

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