La riforma di Coni e dello Sport non può essere rimandata.

Quando il Comitato, se gli conviene, chiama a raccolta “ contro la Politica”.

Ci sono frasi o eventi che sembrano ripresentarsi sempre uguali e inducono a pensare che si è accumulata esperienza, o anche più semplicemente che l’età avanza inesorabile.
Una di queste frasi, sentita anche in questi giorni, quella che richiama l’autonomia del Coni rispetto alla Politica.
Immaginiamo che prima della presentazione della Manovra Economica sarà possibile leggere ancora molti interventi tesi a difendere la gloriosa libertà dello Sport rispetto ai politici invadenti.
Riteniamo addirittura che prossimamente sentiremo veri e propri linguaggi da Crociata; una sorta di “Dio lo vuole” talmente imperativo da far scegliere ogni cittadino se stare, senza alcuna incertezza, con i Buoni o con i Cattivi.
Prima di ricordare quali erano gli impegni programmatici, anche verso lo sport, di chi ha vinto le elezioni è il caso di raccontare qualche episodio proprio sulla difesa dello Sport dalla Politica.
Piccola incompleta sintesi storica.
Dopo la chiusura post bellica e l’arrendevolezza, se non la complicità, del Coni verso le leggi razziali la parola d’ordine fu di non consentire intromissioni dei Partiti nella nuova gestione del Comitato; in realtà, dato che si era trattato di una totale presa di potere da parte della Democrazia Cristiana, per un po’ di anni le discussioni sull’argomento erano assolutamente residuali.
Con la nascita e lo sviluppo degli Enti di Promozione Sportiva legati direttamente ai Partiti politici la frase salvifica venne rilanciata con forza assoluta.

Dal Partito Comunista a quello Socialista passando poi per il Partito Repubblicano, al Liberale, al Socialdemocratico, al Movimento Sociale tutti si dotarono del proprio Ente di Promozione.
Tutti avevano come cardine il rilancio dello sport per i cittadini e, come obiettivo non tanto mascherato, il sistema di gestione del Coni e delle Federazioni.
Solo la Democrazia Cristiana non schierava più di tanto il proprio Ente, anche perché il Coni lo gestiva praticamente in proprio.
L’unico Ente in continuità con la propria storia era sostanzialmente solo il Centro Sportivo Italiano.
Il primo attacco frontale al Coni e ai suoi priviliegi.
Il lavoro ai fianchi da parte degli Enti, i cui riferimenti partitici non erano al Governo, iniziò a farsi sentire pesantemente a fine anni ’70 e primo ’80 al punto che, dopo la Conferenza Nazionale dello Sport del Partito Comunista del 1977, divenne obbligatorio un confronto pubblico e politico tra le forze sociali, il Ministero del turismo e dello spettacolo, all’epoca gestore politico, ed il mondo sportivo.
Nei giorni della Conferenza Nazionale dello Sport quando l’Assessore allo sport della regione Piemonte chiese, senza mezzi termini, la gestione regionale delle attività non olimpiche si scatenò l’inferno.
Iniziò una serie infinita di riunioni perché non era chiaro se l’iniziativa era dell’Assessore o del Partito Socialista.
L’egemonia assoluta della Dc nello sport stava per finire.
Dato che il mondo sportivo parlava di assalto alla diligenza vi fu un Deputato repubblicano, Mauro Dutto il quale in maniera perentoria dichiarò  di essere pronto all’azione perché il Coni era “una diligenza dorata” che viaggiava indifferente rispetto al resto della società italiana.
(Ricordo personale diretto. Le parole dell’Onorevole Dutto risuonarono come una denuncia di altissimo livello e non era certo un comunista a lanciare la sfida. Una volta tornato a casa scoprì, con un certo stupore e rammarico, che l’edizione romana dell’Unità titolava “Siluro socialista al Coni” mentre quella milanese riportava un generico “Polemiche alla Conferenza dello sport”. Il Partito Comunista, del quale l’Unità era statutariamente un Organo non si fece una bella figura. N.d.R.).

Subito dopo la grande kermesse la Politica, all’interno della maggioranza, mediò le posizioni, e molto furbescamente, esattamente come per secoli aveva fatto l’Impero romano un po’ alla volta fagocitò l’opposizione.
Anche se la rottura era stata sanata la sfiducia sul sistema sportivo non fu più ripristinata totalmente.
Restava sempre viva l’azione contro l’intrusione della Politica, prima della caduta del Muro, in particolare contro il blocco Orientale Comunista che aveva tutti i propri atleti inquadrati come militari.
Fatto che, come è noto, in Italia non avrebbe mai potuto accadere!
Va ricordato, nel frattempo, che il Coni cominciava a perdere valore economico perché gli italiani avevano iniziato ad abbandonare il Totocalcio e quindi la grande lotteria che aveva fatto ricco il Comitato e ricchissima la Federcalcio perdeva i colpi.
Per un decennio gli attacchi alla Politica si diradarono in parte; quasi solo richieste di fondi.
Nel frattempo tutti i Partiti citati sopra sparivano, ma restarono tutti gli Enti.
Poiché aumentarono notevolmente i personaggi sportivi eletti nei vari organismi di rappresentanza popolare , soprattutto se vicini al Comitato si pensò non fossero politici veri ma sportivi assoluti.
Bisognava arrivare al finanziamento diretto da parte dello Stato ( Oddio; come in Russia?)
Quando finalmente tra la Legge Melandri ed il Decreto Pescante si arrivò alla contribuzione integrale da parte dello Stato nessuno ricordò più la Cortina di ferro e neppure le battaglie degli Enti di promozione, ormai entrati a pieno titolo nel governo dello sport e, conseguentemente, la Politica era diventata improvvisamente meno cattiva. Almeno fino ad oggi.
Il programma Lega e 5 Stelle.
In luogo che ricordare l’Accordo di Governo reperibile ovunque, preferiamo citare quanto abbiamo riportato, ben prima delle elezioni, in ordine alle dichiarazioni dei due responsabili dello sport governativo Giancarlo Giorgetti e Simone Valente, era il 10 dicembre dello scorso anno.
In esordio il Presidente Bosio ha posto il tema in modo non certo non ultimativo, se non sia il momento di dare vita ad un Dicastero intorno al quale ruotino con trasparenza le politiche sportive nazionali. L’attuale mescolanza, in casa Comitato Olimpico, tra preparazione olimpica e sport di base non può più portare a risultati concreti. Ovviamente con un’apertura di questo genere Giancarlo Giorgetti, deputato leghista, ha avuto buon gioco nell’indicare quale ruolo abbia oggi il Comitato.
Il Coni vive per il Coni e non per lo Sport.
Questo l’incipit di Giorgetti che ha ricordato di aver chiesto più volte trasparenza nei conti, dato che dei 420 milioni che lo Stato assegna al Coni alle Federazioni ne arrivano circa 150.
Altrettanto dura, anzi definita immorale, la chiosa sulla sponsorizzazione al Coni da parte di Erbalife. Troppo labile per il deputato varesino il confine tra l’uso precoce degli integratori e le sostanze dopanti.
Il terzo tema toccato da Giorgetti è stato altrettanto scioccante.
La notizia era che nella Legge di stabilità sta per essere inserita la norma sulle associazioni sportive dilettantistiche a scopo di lucro. Una vera e propria contraddizione, dato che esiste lo sport professionistico, per favorire gruppi economici.
Norma definita senza esitazione come “un cancro, un tumore” per lo sport dilettantistico.
Non siamo mai stati elettori di Giorgetti, ma dopo l’intervento, pur contingentato nel tempo, un incarico biennale di Commissario Nazionale allo Sport lo assegneremo subito.
Chi è il vero Ministro dello sport?
Grande in sala la curiosità per l’intervento di Simone Valente, deputato Cinque Stelle, il quale riportava il pensiero di un movimento assolutamente nuovo nel panorama nazionale, sia politico sia sportivo.
Eccellente l’esordio quando l’interlocutore si è chiesto, riportando le proprie difficoltà a comprendere, quale fosse davvero il Ministro dello sport tra Lotti e Malagò.
A fronte della politica che ricerca soluzioni alle varie tematiche troppo spesso “ci si trova il Coni che vuol fare la voce grossa” e decidere per conto proprio.
In sostanza per il parlamentare ligure è necessario, tra l’altro, assegnare i compiti precisi ad ogni attore del mondo sportivo perché ognuno “deve fare il proprio mestiere” con il Comitato che si occupi della preparazione olimpica, lasciando agli enti e al territorio il ruolo della promozione, con lo Stato che occupi un posto centrale con una programmazione a lungo termine e non semplicemente a spot.
Particolarmente rilevante il richiamo alla necessità di evitare la specializzazione precoce che non porta reali vantaggi sportivi, mentre è necessario che lo sport di base porti anche cultura sportiva.
L’applauso che ha sottolineato il passaggio appena citato è stata la dimostrazione che la curiosità iniziale si è trasformata in apprezzamento da parte della sala non solo attenta ma, per la propria storia, estremamente”.

Alla luce delle dichiarazioni riproposte, vecchie ormai di quasi un anno, c’è semmai da stupirsi dello stupore perché la posizione politica era chiara; la proposta politica era altrettanto chiara ed il risultato elettorale è anch’esso estremamente preciso.
In particolare risalta il fatto che l’Onorevole Giorgetti affermò che solo il 35 % dello stanziamento statale raggiunge le Federazioni mentre l’Onorevole Valente si chiese con forza chi fosse il vero Ministro dello sport.
La bozza del decreto uscita la scorsa settimana non fa altro che rispondere a queste due domande e più precisamente:
–Si intende elevare la quota spettante alle Federazioni ed allo sport praticato;
–Si intende dare al Parlamento, con apposita Legge, il governo dello sport.
Quando si notano le reazioni alla proposta, che dovrà in ogni caso essere esaminata in Parlamento, si deve obbligatoriamente porre l’attenzione al fatto che ancor prima del patto per governare le proposte elettorali erano lampanti.
Noi le abbiamo commentate in due puntate, reperibili sul Sito ad inizio ed a metà febbraio.
Pur non essendo elettore di nessuno dei due Partiti attualmente al Governo ci pare quasi velleitario dire oggi che la riforma del Coni non si deve fare perché il movimento sportivo perderebbe autonomia.
Infatti il parere, anzi il voto degli Italiani ha proprio confermato che la riorganizzazione dello sport deve essere attuata.
Non abbiamo dati sui personaggi dello sport che si candidano all’estero suona però strano denunciare l’intrusione della politica quando i cittadini affidano al Parlamento Repubblicano la gestione pubblica della propria vita nonché quella di figli e nipoti.
Se un Parlamento è in grado di migliorare il benessere sociale di un Paese sarà probabilmente anche in grado di distribuire con oculatezza qualche milione alle Federazioni Sportive.
Probabilmente se gli attuali governanti avessero voluto sradicare il movimento legato al Coni:
–avrebbero semplicemente potuto tagliare un centinaio di milioni, invece la cifra per le Federazioni ed il movimento di base sarà garantita per legge;
–e ancora avrebbero potuto tagliare, in nome della sicurezza, i fondi destinati ai Corpi Sportivi Militari senza i quali molte discipline sarebbero desertificate;
–e ancora avrebbero potuto modificare le norme sulle sponsorizzazioni al fine di rendere più difficile se non l’evasione almeno l’elusione fiscale, eccetera eccetera.
Invece nulla di tutto questo, anche se qualche controllo in più ogni tanto si potrebbe fare.
E allora cosa può turbare i sonni delle Federazioni e del Comitato?
A nostro parere la vera perdita sarà vedere diminuito il prestigio sociale che consente, ad ogni livello dello sport nazionale, di avere i clientes e cioè di poter usufruire di una schiera infinita di collaboratori sottopagati, non sempre in realtà c’è anche chi è pagato troppo, ma legati a chi fa credere di essere datore di lavoro.
Non si tratta infatti soltanto dei cinque o seimila Insegnanti di Educazione Fisica precari che per un salario da fame svolgono le ore alla scuola elementare, ma anche di una schiera di collaboratori che arrotondano esentasse.
Già perché sicuramente, come accade troppo spesso nel Belpaese il buon uso degli sgravi fiscali è diventato un gigantesco abuso.
Viene inoltre adombrato, qua e là, che i soldi per lo sport, con la nuova Società gestita dal Ministero dell’Economia avrebbero una notevole trattenuta relativa all’Iva; il problema sarebbe facilmente superabile, mentre sarebbe indispensabile una amministrazione molto più rigorosa, magari cominciando ad avere un unico vero archivio anagrafico, non solo per i collaboratori pagati sotto i € 10.000 l’anno, ma anche degli stessi atleti al fine di evitare i tesseramenti multipli che gonfiano surrettiziamente i dati sui praticanti.
Ed è quanto ovviamente in molti stanno auspicando per quanto riguarda lo sport; stanchi di insuccessi internazionali con Federazioni alquanto ricche.
Piccoli esempi.
Se è vero che la storia non si fa con i singoli episodi è anche vero che l’insieme delle lamentazioni da parte di società, di dirigenti periferici sia talmente ordinario da essere rubricato come problema ininfluente rispetto al Grande Disegno Olimpico.
E per far meglio comprendere come la trasparenza sia assolutamente prioritaria anche rispetto alla cifra complessiva da spendere nello sport riportiamo tre piccolissimi episodi, certamente poca cosa rispetto al bilancio dell’intero Coni, ma sintomatici di un sistema.
—Il Coni di Lombardia ha un bilancio, riportato nei dati ufficiali 2018, pari a 3 milioni e 300.000 euro; di questi 1.700.000 vengono dalla Progetto Sport di Classe, regionale e comunale, e circa altri 500.000 che vengono dallo stesso programma, però nazionale.
Anche in altre regioni il rapporto economico indica uno sbilanciamento verso l’attività nella scuola primaria, ma se l’impegno maggiore del più imponente Comitato Olimpico Regionale è quello di pagare i precari tanto vale assegnare i fondi alle Direzioni Scolastiche ed aggiungere, come corretto, anche l’Iva.
(Visto che poi l’attività nel primo grado era sperimentale una decina d’anni fa forse è anche il caso di riorganizzare il sistema affidandolo a chi nella scuola elementare ci deve lavorare N.d.R.)
—Il secondo piccolo esempio riguarda la difficoltà oggettiva di rintracciare le spese nei bilanci federali, ed in particolare ci riferiamo alla Federazione di Atletica.
Per qualche anno il Ministero aveva deciso di affidare le risorse per svolgere le Finali nazionali degli studenteschi direttamente alle Federazioni, con una prassi, già all’epoca, molto criticata.
Non siamo mai riusciti, nonostante l’impegno di un ex Consigliere federale a trovare con precisione dove venivano postati i fondi, se non nella generica voce “Entrate dallo Stato”, a maggior ragione non abbiamo letto  le rendicontazioni specifiche (per un totale superiore al paio di milioni)
Se è vero che oggi è cambiata la modalità di assegnazione anche per quanto riguarda il Miur è anche vero che in un auspicabile futuro qualunque cifra sarà rendicontabile e visibile per i cittadini.
È appena il caso di ricordare che Atleticalive.it ha riportato, con grande risalto, e come vittoria del proprio Sito, la pubblicazione dei compensi di alcuni collaboratori Fidal. C’è voluto anche il Corriere della Sera perché la Federazione rispondesse, pur parzialmente, a ulteriore dimostrazione che la chiarezza nelle spese non è l’assoluta priorità.
—Il terzo pur minimo esempio riguarda la difficoltà per le stesse società di Atletica lombarde di comprendere il motivo di una pesantissima rottura all’interno del Consiglio federale locale.
Infatti stanno diventando ormai boatos le lamentele in ordine alle modalità di spesa per la gestione di alcuni campi di atletica del capoluogo.
Se vi fosse un’amministrazione vigilata da un Ministero, in questo caso quello dell’Economia, sarebbe oltremodo facile chiedere una verifica sulla congruità della spesa e verificare le risposte.
Invece l’antica modalità autoreferenziale delle spese federali sta letteralmente distruggendo anche i rapporti interpersonali in nome di una limpidezza che non c’è.
Dato che la vicenda è ancora in corso non vogliamo certamente generare gossip, ma francamente ci aspettiamo quanto prima anche qualche esposto pesante perché venga chiarita una diatriba che non è utile al movimento atletico.
Se abbiamo inserito questi tre esempi, ripetiamo ancora una volta leggeri rispetto ai 400 e tanti milioni di euro, è perché un numero enorme di cittadini, che sono anche piccoli o grandi dirigenti sportivi, vivono costantemente lo stesso senso di impotenza verso un apparato chi è ormai vecchio strutturalmente e mostruosamente chiuso in se stesso.
Infatti i problemi di ogni giorno, in particolare delle piccole società, non sono quasi mai eclatanti e ben difficilmente raggiungono le pagine della cronaca; al massimo, in qualche rara occasione, trovano spazio nelle Lettere al Direttore.
Volendo accomunare gli appelli inascoltati e le piccole denunce su inadeguatezza di vario genere non basterebbe la raccolta della mitica Enciclopedia Britannica; e fino a quando siamo in Democrazia lasciamo che la Politica faccia il suo lavoro cambiando voto se non manterrà gli impegni presi.
Lo sport che continua ad alimentare il movimento nazionale parte quasi sempre da piccole volontà e piccoli gesti per i quali è fondamentale la semplicità della norma che deve sempre essere chiara e intellegibile da chiunque mentre, oggi, troppa parte della dirigenza si rifugia dietro al proprio grado federale per gestire più secondo scelte personali che nell’interesse collettivo.
In fondo, per concludere, ancora una volta, bisogna rilevare come la distanza tra i palazzi e gli sportivi sia la stessa che in molti lamentano esistere tra la politica e i cittadini, così come siamo convinti che si possa essere, ci si scusi la ripetizione, ottimi sportivi e contestualmente ottimi cittadini mentre per essere ottimi atleti ci vuole anche altro, fatica fisica compresa.

Post scriptum. C’è voluto Sky per ricordare con durezza l’adesione alle leggi razziali da parte del Coni; abbiamo ascoltato parole importanti del Presidente Malagò, ma non abbiamo ancora visto alcun atto del Comitato che dovrebbe scusarsi per il trattamento riservato agli atleti nel 1938.

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)