Sport di Classe sempre più alla deriva. Norme contorte e sempre meno trasparenti.

La professione “ginnica” esce quasi umiliata dal nuovo bando per l’ora di educazione fisica nella scuola elementare.

La vicenda, ormai quasi decennale, dell’Insegnante di educazione fisica come supporto ai maestri elementari ha probabilmente toccato il fondo da un punto di vista normativo con l’edizione 2018-19.
Dopo avere lanciato l’iniziativa che si chiamava Alfabetizzazione Motoria, poi divenuta Progetto Sport di Classe nelle ultime stagioni il nuovo bando presenta alcune pessime novità sfuggite ad una prima lettura.
Come noto per aumentare le ore “di servizio” la soluzione fu quella di fare figurare gli insegnanti come tecnici del Coni ed usufruire dello sgravio fiscale previsto dalla normativa (allora € 7500 annui oggi € 10.000 annui).
Vista in termini di emergenza e sperimentazione, e soprattutto come norma tampone, poteva sembrare il minore dei mali.
Già nel 2013, al quarto anno, la progettazione mostrava i suoi limiti, ma nel frattempo anche varie Regioni avevano lanciato una simile iniziativa affidando il proprio denaro ai Comitati Coni in modo da risparmiare sui contributi.Lo stesso metodo è poi stato utilizzato anche da vari Comuni e si possono ipotizzare, oltre ai 4000 docenti contrattualizzati dal Comitato Olimpico (Bilancio 2016) almeno un altro paio di migliaia di operatori.
Se non che le norme di reclutamento, piuttosto restrittive e rigorose del Protocollo d’intesa Coni Miur, in ogni caso in vigore fino al 2019 (Giannini-Malagò), sono diventate sempre più lasse a livello locale al punto che in Regione Lombardia (Delibera 231 del 2 agosto 2018) è sufficiente essere laureati in scienze motorie e similari e non essere stato sanzionato dai Dirigenti scolastici negli anni precedenti.
Da un punto di vista personale noi abbiamo definito questa operazione una sorta di “caporalato dell’educazione fisica” perché è certamente poco serio continuare a chiedere l’Educazione fisica alla scuola elementare, utilizzando personale specializzato, e poi pagarlo qualche euro in più di chi è costretto a guadagnarsi il pane consegnando le pizze in bicicletta.
Una conferma della necessità di non sottopagare gli operatori pareva venire dall’utilizzo dei Fondi Europei attraverso i PON nei quali è previsto il costo di circa 130 all’ora; una trentina di questi, tassati, vanno al docente.
L’iniziativa dei PON riguarda, come abbiamo già scritto tempo addietro, le regioni del Sud e mediamente ogni classe coinvolta costa poco meno di € 7000, contro i circa 500 del “progetto ordinario”.
Quest’ultima iniziativa esula, anche concettualmente, da Sport di Classe soprattutto perché il primo attore dell’iniziativa, qualora lo desideri, è il docente titolare dell’Istituto Comprensivo.
Il bando dei PON prevede peraltro che si possa attingere alle graduatorie depositate nei Comitati Regionali Coni, composte dai Tutor “storici”.
E quindi si può considerare l’iniziativa relativa ai Fondi Europei solo parzialmente parallela al progetto Sport di Classe
Tra le novità 2018-2019 del bando, per la ricerca dei tutor, ve ne sono in realtà un paio e sono solo le più evidenti rispetto al passato, che non possono certo essere considerate positive.
La prima, non catastrofica in ogni caso, riguarda un punto in più assegnato per l’acquisizione del punteggio valido verso l’assunzione per quei docenti che abbiano avuto esperienze valide in alcune delle iniziative sparse per l’Italia.
In particolare, sotto la fotografia presa dalla pagina numero sette del bando, si tratta delle Regioni Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Toscana, Veneto.

La questione non riguarda tanto il punto in più per una collaborazione, spesso doppia e cioè Progetto nazionale e Progetto locale, ma l’esclusione di tutti quei docenti-precari che hanno svolto un servizio similare rispetto agli investimenti dei Comuni.
Per esempio a Bergamo l’Amministrazione Comunale ha affidato la gestione dell’iniziativa al Centro Universitario Sportivo, titolato, esattamente come il Coni, ad effettuare le stesse forme di pagamento e di contratto.
Dalle notizie che ci sono pervenute l’organizzazione, sia didattica sia gestionale, pare estremamente seria e competente.
Diventa pertanto difficile comprendere come si possa avere un punto la collaborazione con i fondi del Comune di Milano, che contribuiscono allo stanziamento generale regionale, e non valere niente quella con i fondi del Comune di Bergamo.
Non crediamo che la differenza riguardi l’antica storia di quando il Colleoni era uno dei Dominus della Repubblica Veneta, in contrasto con gli Sforza.
La seconda novità, questa volta catastrofica, è invece relativa alla frase, pur essa riportata in immagine, nella quale si afferma che gli studenti che discuteranno la tesi entro il dicembre 2018 potranno fare domanda ed essere inseriti in graduatoria e magari utilizzati in servizio.

In realtà anche nel progetto “Scuole aperte allo sport” , quello fallimentare relativo alla collaborazione diretta tra tecnici federali e scuole, il tentativo di utilizzare studenti di scienze motorie era stato già provato.
Se solo un Laureato in Legge provasse ad acquisire un cliente, in attesa di abilitazione, sarebbe probabilmente ammanettato per direttissima.
Unica eccezione un medico laureando che porterebbe tutti i patiti della saga western a ricordare come nelle terre selvagge il barbiere faceva anche il chirurgo.
Riteniamo in realtà che la sciatteria del bando possa ancora una volta nascondere, anche male, il disegno egemonico del Comitato nei confronti della scuola primaria e dei docenti.
E la lettura di questi due capoversi ci ha fatto ricordare come, in un passato non lontanissimo, le divisioni all’interno della categoria docente portarono alla prima esternalizzazione dello sport studentesco.
Quando vennero istituiti i Corsi Speciali per accedere al titolo di Insegnante di educazione fisica vi fu una rottura gigantesca tra chi riteneva di essere docente di serie A, in quanto frequentante l’ISEF ordinario, e che riteneva di guadagnarsi lo stesso titolo di studio e lo stesso diritto alla considerazione professionale.
Si trattava per l’epoca di individuare rapidamente un numero adeguato di insegnanti, soprattutto dopo il boom della scuola media obbligatoria.
Quello che non sapeva nessuno degli studenti, ordinari o speciali, che il territorio nazionale era stato semplicemente diviso; al Nord operavano le facoltà del Sud e al Sud succedeva il contrario.
Le informazioni non viaggiavano nemmeno via fax e quindi la conseguenza fu una rottura che durò anni senza che nessuno si accorgesse come in realtà la spartizione fosse strumentale al guadagno di alcune Facoltà.
Volendo quindi essere ben dubitosi, e speriamo di essere esagerati, temiamo fortemente che ci sia ancora qualcuno che pensi di assegnare, tramite il lavoro di Tutor, crediti scolastici futuri, garantendosi così l’eterna gratitudine di una prossima classe docente.
E poiché sappiamo che non può esservi differenza tra corsi gestiti da Miur-Coni o da Regioni o da Comuni sappiamo anche che una simile ipotesi non avrebbe tutti i crismi della legalità, ma temiamo che ogni tentativo porterà comunque nuovi disagi alla categoria degli insegnanti di educazione fisica.
Nel frattempo, sempre per la serie “mai ‘na gioia” sappiamo che vorrebbe ripartire il progetto Scuole aperte allo sport.
Dato il fallimento dello scorso anno è lecito attendersi una conclusione simile per il futuro; altrettanto lecito è attendersi che i colleghi in servizio non accettino una simile sciocchezza, pena un ulteriore perdita di credibilità professionale.
Da ultimo ci viene segnalato che iniziano preoccupazioni in merito ai soldi percepiti in base alla normativa delle esenzioni fiscali sullo sport.
Infatti pare non chiaro se quanto percepito esentasse possa, o debba, o sarà inserito nelle future dichiarazioni anche per quanto riguarda l’ISEE.
Dato che la nostra conoscenza di norme fiscali è vicina allo zero ci limitiamo alla segnalazione affinché chi è coinvolto in queste forme di pagamento esentasse sappia come comportarsi in futuro.

Pensierino finale: se Dante ricordava con “Ahi serva Italia” e Leopardi  con “All’Italia” che il Paese non cambia mai anche Scuolaesport.it può dire: “Che il Coni torni al preparare gli olimpionici e lasci alla Scuola i propri compiti”

 

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)

La sperimentazione Miur Coni e Fidal era uno scherzo di Carnevale.