Scuole Aperte e Sport di Classe. Ecco come taroccare, fantasiosamente, le norme.

Non è un abbaglio, ma una scelta egemonica del Coni che difende il proprio potere nelle scuole.

Quando raccontiamo le nostre amenità in ordine alla Visione Ginnocentrica del Mondo sappiamo perfettamente di raccontare, cercando di sorridere, qualche irrealizzabile teoria.
È invece, certamente vero, che anche attraverso lo sport, e quello scolastico in particolare, è possibile analizzare lo stato sociale di un paese.
Nei giorni scorsi abbiamo raccontato che la professione dell’insegnante di educazione fisica “esce quasi umiliata dal bando di concorso per l’ora di educazione fisica nella scuola elementare”.
Ovviamente ci siamo sbagliati e non perché teorizziamo una concezione del mondo basata sulla ginnastica, ma, più semplicemente, perché non avevamo letto, dopo “Sport di Classe” la nota ministeriale che rilancia il progetto “Scuole Aperte allo Sport”.
Siamo purtroppo abituati a vedere come nel lessico ministeriale sia sufficiente cambiare una riga per stravolgere completamente il significato di una circolare, ma cambiare l’essenza dell’insegnamento non lo avevamo ancora letto.

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Sport di Classe sempre più alla deriva. Norme contorte e sempre meno trasparenti.

La professione “ginnica” esce quasi umiliata dal nuovo bando per l’ora di educazione fisica nella scuola elementare.

La vicenda, ormai quasi decennale, dell’Insegnante di educazione fisica come supporto ai maestri elementari ha probabilmente toccato il fondo da un punto di vista normativo con l’edizione 2018-19.
Dopo avere lanciato l’iniziativa che si chiamava Alfabetizzazione Motoria, poi divenuta Progetto Sport di Classe nelle ultime stagioni il nuovo bando presenta alcune pessime novità sfuggite ad una prima lettura.
Come noto per aumentare le ore “di servizio” la soluzione fu quella di fare figurare gli insegnanti come tecnici del Coni ed usufruire dello sgravio fiscale previsto dalla normativa (allora € 7500 annui oggi € 10.000 annui).
Vista in termini di emergenza e sperimentazione, e soprattutto come norma tampone, poteva sembrare il minore dei mali.
Già nel 2013, al quarto anno, la progettazione mostrava i suoi limiti, ma nel frattempo anche varie Regioni avevano lanciato una simile iniziativa affidando il proprio denaro ai Comitati Coni in modo da risparmiare sui contributi.

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