Perché l’Atletica ha bisogno della scuola e…della matematica!

Senza conoscenza del Valore di ogni prestazione l’Atletica è solo un numero vuoto.

L’argomento di questi giorni dovrebbe essere certamente il commento intorno alla audizione del Ministro Bussetti davanti alla Commissione Cultura, congiunta, Camera e Senato nella quale è stato dichiarato che è intenzione del Miur inserire, a breve, il docente di Educazione fisica nella scuola elementare e, contestualmente, rilanciare lo sport scolastico nelle sue forme più evolute.
Sono due iniziative talmente attese da lasciare quasi esterrefatti dopo almeno vent’anni di abbandono completo, oltreché di attesa secolare.
Indubbiamente si dovrà tornare su quei temi via via che saranno pronte Leggi e Decreti.
Oggi, molto più semplicemente, partendo da alcuni episodi e fatti connessi all’Atletica leggera, cercheremo di dimostrare come la Scuola sia fondamentale per questa disciplina, sempre che l’Atletica stessa voglia incanalare le proprie risorse, soprattutto culturali, verso strade meno disastrate rispetto a quelle percorse in questi ultimi anni.Primo episodio.
Cosa vale il primato italiano dei 100 m?
Per qualche giorno l’intera stampa nazionale ha raccontato come si corrono i 100 m in 9. 99.
Abbiamo potuto leggere sulle differenze di corsa tra Filippo Tortu e Pietro Mennea ed in qualche caso si è anche immaginato che il giovane velocista possa essere il primo mattone di una nuova “Casa Atletica”.
Chi voglia perdere qualche minuto potrà ricercare come, poco più di 10 anni fa, parole estremamente simili sono risuonate quando Antonietta Di Martino, con 2. 02, ha superato Sara Simeoni.
Anche allora una prestazione eccezionale doveva essere utile per il rilancio di tutta l’Atletica.
Sappiamo bene che non è andata così e, se resta l’impresa stratosferica di un atleta, la Fidal non ha saputo, ieri, come l’altro ieri, come oggi, trasmettere il vero senso del significato di una prestazione.
Gli appassionati di pallacanestro conoscono ormai bene il valore delle “doppie doppie” o delle “triple doppie”. Si tratta in sostanza di arrivare almeno a 10 punti o effettuare 10 rimbalzi o stoppate o passaggi vincenti eccetera.
Da decenni le migliori prestazioni, per tutte queste voci, diventano elemento di statistica e consentono di stabilire, con rigore quasi scientifico, quali atleti siano stati costanti nell’eccellenza sportiva.
Lo stesso metodo viene costantemente utilizzato nel Baseball o nel Football Americano; la gran parte dei ragazzini sa benissimo, ad ogni partita, quale potrebbe essere il limite numerico da superare.
La matematica applicata allo sport diventa strumento di conoscenza collettiva.
Anche nell’Atletica leggera esiste la possibilità di trasformare in numeri e valori ogni singola prestazione, ma, poiché la gara specifica, e cioè il decathlon, ha una diffusione limitata, almeno mediaticamente, solo in Olimpiadi e Campionati la trasformazione in valore numerico resta appannaggio degli addetti ai lavori.
Nella scuola francese, ma anche per la Federazione Internazionale Studentesca (ISF) i risultati vengono trasformati con punteggi da uno a quaranta oppure da uno a cento.
Non si tratta solo di una tabella più semplice rispetto ai punti del decathlon, ma si tratta di insegnare come possono essere equiparati i lanci, le corse, i salti.
Addirittura il voto in Francia, nell’educazione fisica, prevede per ogni esercizio un indicatore da uno a quattro punti, ma questa è un’altra storia.
Per la Fidal invece tutto si risolve costantemente nella “ricerca del campione”.
È vero che il compito istituzionale del Coni è quello di portare gli atleti nella miglior condizione alle Olimpiadi, ma, in questo caso, sarebbe meglio tralasciare una volta per tutte le intromissioni nella Scuola.
In un mondo nel quale anche gli spot televisivi ci propongono regolarmente le volate di Bolt o nel quale si scopre come, già da quest’anno le auto della Formula Elettrica che accelerano da zero a cento all’ora in tre secondi e uno sono lente, è chiaro che dimenticare il valore di ogni singola prestazione diventa esiziale per il movimento atletico.
Per dirla con gli autori di Asterix la differenza tra 9. 99 e 10. 01 equivale “al tempo che una castagna che cade da una sedia”.
Per la gran parte degli umani vedere l’arrivo in diretta e dal vivo tra due atleti, con prestazioni come quelle citate, sarebbe davvero difficile dire chi ha vinto senza fotofinish.
Ed ecco perché bisogna saper ridare un valore alla prestazione di ogni singolo concorrente.
Invece proprio la “ricerca del campione” porta a non considerare come valore eccellente un tempo di 10. 4 sui 100 o di 1.90 nel salto in alto donne.
Invece è davvero difficile correre in 10. 4 o saltare 1. 90.
E in più esaltando solo il nuovo record, o la medaglia, si rischia di far apparire anche quegli atleti che stabiliscono il minimo per i Campionati europei come atleti occasionali, mentre essere tra i primi 30 o 40 del Continente è impresa notevolissima.
Ovviamente non siamo così sprovveduti o pretestuosi da pensare che la trasformazione di ogni risultato in quarantesimi o in centesimi possa migliorare il risultato di uno studente.
Potrebbe invece aiutare non solo a scegliere la disciplina più confacente, ma anche a decidere in base ad un “valore di prestazione” conosciuto, a trovare un altro sport e passare dall’Atletica alla Pallamano o altro in modo consapevole.
(Ripensandoci alla Pallamano no, oggi è come i dinosauri, in via di estinzione N.d.R.)
Ed ecco perché quindi se la Fidal interrompesse la sua, peraltro vana, ricerca del talento attraverso progetti scolastici di bassissima qualità, svolgerebbe anche una funzione sociale molto più utile.
Cosa c’entra questo primo argomento con la scuola sarà comprensibile, speriamo, alla fine dell’intero commento.

  • Secondo episodio

Non è sempre vero che la scuola non propone l’Atletica leggera; se infatti andiamo ad analizzare i risultati reperibili, molto faticosamente, attraverso le Direzioni Regionali Scolastiche o gli ex Provveditorati, vediamo che esistono realtà assolutamente evolute.
Probabilmente la provincia nella quale si svolgono le più numerose manifestazioni di Atletica scolastica provinciale è quella di Bergamo.
La formula, rodata e continua nel tempo, prevede che la vera manifestazione promozionale sia la prima fase, quella che una volta si chiamava distrettuale, la quale si accede dopo i singoli campionati d’Istituto.
Nonostante la gravosità della gestione ogni scuola può schierare tre concorrenti in ogni corsa e due concorrenti nei concorsi.
Questo significa che ogni manifestazione necessita di un esercito di giudici, collaboratori, insegnanti, genitori dato che la massa degli studenti è davvero notevole.
Certamente le gare sono spesso molto lunghe, è certo l’orario d’inizio, ma non è mai certo l’orario finale e, nonostante questo, la partecipazione per i docenti è quasi un atto dovuto, per rispetto ai propri studenti.
Vero che l’informatica aiuta, ma per il Coordinatore di Educazione Fisica (ex Coordinatore, oggi centosettino) si tratta di un lavoro pesantissimo tra correzione di errori, cambi dell’ultimo minuto, assistenza sanitaria, interlocuzione con Comuni e Federazione in un ambiente che, per l’attività scolastica, si attiva in modo globale.
In pratica per tutti gli attori prevale l’idea, e la necessità, di promuovere l’Atletica come attività sociale.
Sempre in Lombardia, con qualche numero in meno, anche a Varese l’attività è superiore alla media nazionale, il meccanismo è essenzialmente lo stesso. Continuando così un lavoro pluridecennale che considerava le manifestazioni tra scuole ben più importante delle selezioni per andare ai Campionati nazionali.
Vero è che il lavoro degli Uffici è proprio quello di organizzare le gare scolastiche, si deve come solito rilevare che qualcuno lavora bene e qualcuno lavora male.
In una grande Regione la finale regionale ha visto ammesse sette scuole!
Piccola digressione!
A Brescia, invece, il primato di partecipazione è stato perduto ormai da tempo.
Lo storico Campo Scuole, oggi Campo Calvesi, è chiuso ormai da molti anni.
Inquinamento da policlorobifenili (PCB) e chissà cos’altro.
L’impianto era funzionale, e centrale, per un hinterland di 300.000 abitanti e le piste satellite sono difficilmente raggiungibili dalle scuole.
Un quarto delle scuole è quasi tagliato fuori.
Ovviamente, soprattutto per gli istituti superiori, il danno è stato, ed è, durissimo.
Peraltro, sempre a Brescia, la pista che, in campagna elettorale, veniva garantita come pronta dal mese di maggio ha visto la revoca dell’appalto alla ditta costruttrice.
Se va bene la vedremo fra un anno.
Da notare anche che la nuova struttura vedrà la pedana di salto in lungo all’interno dell’anello e vane sono state le osservazioni, inascoltate, di tutto il mondo sportivo.
Al primo martello in pedana ci penserà la Magistratura.
Sempre per quanto riguarda l’utilizzo delle piste da parte delle scuole, e non solo, se Brescia piange Milano non ride.
Circolano le immagini del campo XXV aprile con impianti elettrici scoperti e la storica Arena Civica è considerata dagli atleti pericolosa come la Parigi Roubaix per i ciclisti.
E, dulcis in fundo, anche se il fatto non riguarda gli studenti, sono sempre più frequenti le voci che indicano come volontà precisa di alcune società sportive di chiedere un intervento del Sottosegretario allo Sport per capire bene come possono essere spesi, per la gestione di una pista cittadina, i fondi del Comitato Regionale.
Probabilmente non è vero che “Milano non ride”. Piange lacrime amarissime. Fine digressione!
Tornando alla scuola è obbligatorio chiedersi come sia possibile che tra Bergamo e Varese abbiano più concorrenti, in particolare nella scuola media, di intere Regioni.
È certamente segno di una attenzione verso ogni singolo studente, anche quelli che non diventeranno mai campionissimi, mentre qua e là per l’Italia evidentemente c’è chi ritiene che la collaborazione federale debba limitarsi, come abbiamo già scritto, alla ricerca del singolo talento.
In realtà più l’Atletica torna ad essere sport di massa, almeno nelle scuole, più sarà possibile iniziare il rinnovamento di tutti i quadri dai tecnici, ai giudici, ai dirigenti.
Terzo episodio.
Con questo ultimo spunto completiamo le valutazioni sul “valore” delle singole prestazioni nell’Atletica leggera.
Il suggerimento ci è venuto quando l’amico Mauro Begni ci ha passato i file contenenti l’intera storia dell’Atletica Chiari 1964.
Già in passato avevamo visto le classifiche All time ed i vari primati societari, ma quello che non ci saremmo aspettati è stato vedere le liste All Time, e quindi tutte le prestazioni nel tempo di ogni singolo atleta e, ancor più stupefacente, è stato leggere le schede con tutte le molteplici prestazioni di tutti gli atleti che hanno fatto parte della società clarense.
Già è difficile, per molti Club, avere memoria dei primati nelle più diverse categorie ed invece individuare tempi e misure per centinaia di atleti, raccolte per decine di anni, lascia a bocca aperta.
Non sono primati e prestazioni a lasciare esterrefatti, ma è il poter ricostruire con i nomi e le misure un intero mondo.
Anche chi scrive ha fatto parte di quel piccolo gruppo di atleti fondatori dell’Atletica Chiari che seguivano di corsa il primo allenatore Lino Rapetti, e non avrebbe mai pensato di ritrovare, con il pensiero e per ogni risultato, il ricordo dei compagni di avventure atletiche.
Riteniamo in modo convinto che un lavoro del genere non debba e non possa restare confinato tra i pochi addetti ai lavori dell’Atletica leggera, ma dovrebbe, almeno, essere conservato nella famosa e storica Biblioteca di Chiari perché si tratta di una fotografia di un’epoca e testimonia il passaggio di intere generazioni di ragazzi sulle piste e sulle pedane.
Mauro Begni, campione provinciale studentesco di salto in alto, ventrale, vestì anche la maglia azzurra nei 400 piani e, come molti atleti dell’epoca, iniziò poi a fare il dirigente.
Le società lombarde lo hanno visto presente per vario tempo come consigliere regionale e, ancora oggi continua con quella raccolta dati che consente di dare un senso alla memoria storica di uno sport.
In pratica attraverso lavori come quelli di Begni è possibile ricostruire il “valore della prestazione” al quale facevamo riferimento all’inizio del commento.
Non siamo molto inclini ad essere stupefatti; negli anni molti sono stati lavori statistici che abbiamo visto, ma l’accuratezza del lavoro di Mauro ha proprio destato stupore e ammirazione.
In conclusione i tre temi quali:
il valore assoluto di una prestazione;
la necessità di una gestione didatticamente evoluta dello sport scolastico;
la grandissima utilità di conservare la memoria;
fanno parte di quel “sistema di valori” che rendono, giustappunto, indispensabile il rapporto dell’Atletica con la scuola e con la matematica.
In caso contrario ogni tanto leggeremo qualche titolo roboante oppure ascolteremo qualche dichiarazione federale nella quale si dichiarerà che “da domani è tutto diverso” per poi svegliarci con i consueti rimpianti.

A proposito di memoria tra le favole di quest’ultimo periodo abbiamo anche ascoltato la voce che ci informa come gli studenti partecipanti all’attività sportiva scolastica sarebbero stati all’incirca 900.000.
Si racconta che la cifra possa provenire dall’ormai sempre più misterioso Portale dello sport scolastico, quello il cui bando recitava di € 350.000 per l’appalto.
Due anni addietro una Mail ministeriale raccontava di circa 1 milione e mezzo di presenze.
A parte che se anche vedessimo i 900.000 studenti tutti in fila sull’Autostrada del Sole non ci crederemmo, dobbiamo rilevare ancora una volta che non si trovano, sempre sullo stesso Portale, nemmeno i risultati dei Campionati nazionali studenteschi.
Non sappiamo se il ricchissimo contratto era annuale oppure sine die o altro.
Sappiamo che i lavoro per riorganizzare lo sport scolastico dovrà partire, per forza, dalla trasparenza di ogni singola spesa.
In futuro altre nuove su questi spazi.

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)