L’Insegnante di ginnastica tra Educazione Fisica e Scienze Motorie.

Un lavoro amato, vituperato, invidiato, disprezzato; indispensabile per lo sport, ovvero, responsabile di tutti i malanni agonistici del Paese.

Tra le parole d’ordine degli ultimi anni l’inserimento del docente di Educazione Fisica nella scuola elementare è diventato una sorta di tormentone che viene riproposto con finalità estremamente diverse in base a chi lo propone:

  • per i docenti disoccupati è, giustamente, una speranza di occupazione non sottopagata;
  • per il Coni e le Federazioni è una delle strade per aumentare i tesserati all’attività sportiva;
  • per alcune Facoltà è una delle possibilità per aumentare i propri iscritti;
  • per le famiglie è un modo per vedere i propri figli positivamente impegnati senza avere costi aggiuntivi;
  • per i pedagogisti è un utilissimo sistema educativo per migliorare l’aggregazione e la comunicazione tra studenti ed adulti;
  • per alcuni maestri si spazia tra l’utile collaboratore ed il concorrente per il posto di lavoro;
  • per gli abitanti della Nuova Zelanda, non conosciamo sondaggi in proposito, è un problema inesistente.

Gradatamente nel tempo le parole d’ordine: “bisogna fare più sport a scuola” e “bisogna inserire il laureato in scienze motorie alle elementari” hanno distolto l’intera programmazione da:

  • cosa è necessario fare nell’educazione fisica scolastica  a
  • chi svolge le elezioni di educazione fisica.

Contestualmente alla discussione, la storia è ben nota e non vale la pena di ripeterla, le spinte da parte della categoria per avere una Laurea e non un Diploma Superiore sono state molteplici; l’idea di essere considerati docenti di serie B è stato per molti un vulnus che bisognava sanare.
In pochi avevano però previsto che la trasformazione da Isef a Facoltà avrebbe modificato radicalmente anche la funzione storica del Corso di Laurea.
In pratica da indirizzo didattico-sportivo-pedagogico si è passati ad un indirizzo quasi medico-scientifico.
Ovviamente la gran parte degli studenti iscritti ha immaginato di poter fare il ricercatore sportivo senza valutare, come logico per un universitario, che il mercato del lavoro nel settore del movimento garantisce pochissimi posti retribuiti in modo decente.
La gran parte delle possibilità occupazionali vivono grazie alle norme sugli sgravi fiscali nel settore sportivo, ben noti e non sempre positivi.
Nel tempo si sono diffuse le più varie denominazioni; per individuare l’insegnante di ginnastica evoluto; si va dal Coach, al Teachers, al Mister, al Personal Trainer.
In fondo erano i prodromi di quei curricula all’interno dei quali ci si trova di tutto.
Senatores boni viri, Senatus autem mala bestia.
Se, sul piano personale, il fatto di non volersi sentire sminuiti è più che comprensibile in termini di categoria è sfuggito completamente come non sarebbe stato sufficiente modificare la denominazione del titolo per migliorare la qualità del lavoro.
La risultante di oggi è che una massa enorme di laureati in scienze motorie sbarca il lunario lavorando per € 15 all’ora, in particolare con le collaborazioni sportive o presunte tali.
Nonostante varie Leggi Regionali in merito alla gestione dei Centri sportivi, pubblici o privati, ancor oggi la presenza di un Tecnico Federale resta sovente superiore alla presenza del Laureato in Scienze Motorie.
Per molte Federazioni e per gli Enti di Promozione Sportiva, fino a pochi anni or sono, bastavano due o tre fine-settimana per acquisire il patentino d’allenatore.
Anche per l’insegnante di educazione fisica, di nuova o di vecchia generazione, è sovente indispensabile una tessera federale perché, ancora, nell’immaginario collettivo, una specializzazione, pur brevissima, in uno sport resta superiore agli anni universitari (siano essi tre, quattro oppure tre più due o ancora tre più tre N.d.R.).
La gestione del potere sportivo, leggi Coni, si è perfettamente introdotta nelle debolezze statali al punto che il Comitato può affermare che, nelle varie collaborazioni quali Sport di classe, paga 4000 insegnanti.
I vecchi Isef seguivano un percorso quasi obbligato.
Dovendo essere tutti equiparati all’ex Accademia della Farnesina, sia con i corsi ordinari, sia con i corsi speciali, il percorso didattico seguiva un grande filone comune.
In sostanza diveniva facile trovare un linguaggio collettivo all’interno di una categoria la cui componente agonistica rendeva notevoli le differenze, ma anche le similarità.
Certamente gli Isef avevano un’enormità di pecche all’interno dei propri programmi, ma l’evoluzione culturale, anche grazie a quei docenti che avevano contribuito ad evolvere la conoscenza all’interno delle Federazioni, riusciva, quasi sempre, a ridurre il gap di competenze financo rispetto alle altre Nazioni Europee.
Il Coni stesso si rese conto che i Maestri dello Sport, di fronte all’evoluzione degli Isef, diventavano una figura superata.
La trasformazione di Scienze Motorie ha invece prodotto una tale diversificazione di apprendimenti da rendere quasi inequiparabili i diversi Corsi di Laurea.
Se, in termini di conoscenza scientifica assoluta può non essere stato un danno, per quanto riguarda il rapporto tra Scienze Motorie e la Scuola ci si trova a dover rincorrere i vari crediti formativi che permetteranno in futuro di accedere all’insegnamento.
Oggi molti, troppi, laureati non possono nemmeno fare un concorso per la scuola!
I rimpianti per il vecchio Isef sono fin esageratamente frequenti; quasi che i programmi di studio siano stati imposti dai marziani.
Anche le Scienze Motorie ricordano il Sabato del villaggio.
Sono ormai migliaia i giovani colleghi che speravano di lavorare in modo scientifico; o di poter allenare i grandi talenti secondo metodiche avanzate, e che si trovano, invece, costretti a sopravvivere, quasi alla giornata, perché la distanza tra la teoria e la prassi rimane abissale.
Le speranze universitarie si infrangono contro “ il doman che reca tristezza e noia.”
Se è certamente vero che resta possibile acquisire i vari crediti formativi, indispensabili per potersi abilitare ed insegnare, è anche vero che, soprattutto per la scuola elementare, già alcune Facoltà universitarie inseriscono nei corsi di Scienze della Formazione le materie utili per l’Educazione fisica.
Avremo quindi prossimamente anche laureati in Scienze della Formazione specializzati in Educazione Fisica.
Se il fatto sarà positivo o meno si saprà in futuro.
Ancora una volta si ripresenta il problema di non avere risolto la questione di “cosa fanno i ragazzi” ma soltanto “di chi farà lezione“.
E sia con la Laurea, sia con il Diploma è cambiato davvero poco nel lavoro di ogni giorno non solo per fatto strutturale, ma anche perché cambiando il nome alla materia la situazione non cambia.
Cosa deve fare un bravo insegnante di ginnastica?
Deve essere in grado, con poche parole, di trasformare tutto quanto ha studiato in una comunicazione utile allo studente. Molto spesso più l’insegnante è preparato meno si dilunga nelle spiegazioni, ovviamente quando si parla di lavoro scolastico.
L’invadenza televisiva ci porta in casa le comunicazioni tra i grandi allenatori e le grandi squadre e si scopre che i messaggi sono molto spesso, all’apparenza, banali.
In realtà il time out non serve per stabilire la strategia di gioco provata per mesi, molto spesso serve solo per ricordare piccoli particolari.
Compendiare tutta la propria conoscenza in poche frasi è tutt’altro che facile; proprio questo deve saper fare l’insegnante di ginnastica.
Il tempo per spiegare tutti i segreti del movimento umano potrà essere trovato con gli altri docenti, non certo nei 40-45 minuti di lezione.
Questo, pur superficiale, esempio nasce dal fatto che ancor oggi la discussione in ordine alla necessità di avere l’insegnante di educazione fisica o il maestro, pur opportunamente preparato, è destinata a continuare almeno fino a quando non si troverà un linguaggio comune a partire dalla valutazione dell’educazione fisica.
Il voto nella materia è talmente variabile, tra scuola e scuola, tra prof e prof, da non poter essere quasi mai commensurato anche nelle comunicazioni alle famiglie.
Indubbiamente una generale riqualificazione del docente di educazione fisica dovrà anche tener conto che un operatore scolastico dovrà sentirsi gratificato per il lavoro che svolge e non trovarsi quasi costretto a diventare tecnico sportivo, al fine di avere aumentata la propria considerazione da parte degli altri.
Il muro che è stato eretto tra i ginnici ed il resto del corpo docente è molto alto anche perché, in troppe occasioni, in luogo di svolgere l’attività primaria verso gli alunni in molti hanno preferito rivolgere le proprie attenzioni alle attività extra scolastiche, sportive o meno.
Per molti insegnanti il ginnico è una sorta di Arlecchino servitore di due padroni e la conseguenza, pessima dal punto di vista scolastico, ma logica dal punto di vista sindacale, è che nessuno si è sentito di dare solidarietà all’educazione sportiva quando. lentamente, ma inesorabilmente. sono stati tagliati i fondi.
Una responsabilità collettiva, periodicamente analizzata, molto superficialmente studiata per la quale le soluzioni non sono né semplici né immediate, soprattutto perché, per ogni cambiamento, nel Bel Paese si trovano interessi contrapposti che limitano la gran parte dei miglioramenti possibili.
Non ultimi, tra gli interessi contrapposti, i molti sistemi di aggiornamento non gratuito o le modalità di assunzione precaria per le diverse progettualità, nei quali si riscontrano vantaggi economici molto lontano dalla utilità sociale.
Non solo colpe da parte dei ginnici.
Se per i colleghi di diversi insegnamenti, Federazioni, Presidi la disponibilità sempre calante verso lo sport studentesco era quasi una colpa , la voglia di fare altro è diventata indispensabile; bisogna infatti ricordare che, sempre più frequentemente, l’insegnante di educazione fisica è letteralmente bombardato da un’incredibile serie di istanze.
Basta pensare che il Regolamento Tecnico dei Campionati Studenteschi prevede oltre 60 sport; inserendo le specialità di nuoto, atletica, ginnastica, sci, eccetera si superano ampiamente le 150 (centocinquanta) richieste sportive che tutto il mondo esterno chiede ad ogni singolo docente.

Addirittura, con il frisbee, si è riusciti a fare un Campionato Nazionale quasi all’insaputa degli studenti e dei docenti.
E l’Italia della Grande Bellezza!
Con le due ore settimanali un bravo insegnante riesce a far conoscere sei/sette sport all’anno, ovviamente struttura permettendo, e con l’attività sportiva riesce nella ulteriore specializzazione di altre tre-quattro attività. (Molto, molto bravo N.d.R.)
Ovviamente i dirigenti delle innumerevoli decine di sport che non vengono proposte hanno buon gioco ad affermare che “quell’insegnante lavora poco e male”.
Quando la lamentazione verso la Scuola che non fa sport è diventata totalmente massificata per un gran numero di docenti è iniziata la ricerca di “qualcosa di diverso”.
Se, ormai vent’anni addietro, la proposta lanciata dal collega Bruno Mantovani di boicottare l’attività per difendersi dai vergognosi attacchi professionali del Comitato Olimpico ebbe un enorme successo, negli ultimi tempi si è assistito ad un fenomeno, presente anche per altre categorie, di una sorta di chiusura a riccio con la decisione di autoescludersi dal circuito polemico.
Per gli insegnanti di educazione fisica la difesa, quasi doverosa, è stata quella di non partecipare alle attività sportive, non solo perché male organizzate, non solo perché mal pagate, ma anche perché lavorare ed essere comunque insultato non piace nessuno.
L’alternativa, soccombente, è di far partecipare chi già pratica uno sport.
Un cedimento progressivo non utile alla Scuola, non utile alla Categoria, non utile agli Studenti.
Il Ministero ha molto tardato a comprendere l’allarme professionale dei propri collaboratori, anzi personalmente riteniamo che non lo abbia ancora compreso, ed ha pensato bene di lanciarsi, complici le pressioni delle Federazioni, nella proposizione di vari Progetti.
L’indicazione degli anni scorsi, sostanzialmente, era grazie ad un bel Progetto si poteva sostituire la Scuola .
A parte l’illegalità presente in alcuni Progetti è un po’ come se un Presidente Regionale informasse i propri concittadini che “la tutela sanitaria non sarà più effettuata dai medici, ma sarà affidata agli stregoni della famosa tribù degli Umpa Lumpa“.
Abbiamo la certezza che da almeno due stagioni nessun Dirigente del Miur ha apportato la benché minima correzione ai vari Progetti Federali; almeno gli Umpa Lumpa sono grandi esperti di cioccolato.
Se i docenti in servizio sono stati trattati malissimo, dal punto di vista professionale, ancor peggiore trattamento si è avuto per i collaboratori precari, dopo i vari protocolli tra Classi aperte, Sport di classe, Valori in rete, eccetera, dimostrando come l’acquiescenza verso le proposte federali o del Coni sia assolutamente distruttiva.
Che lo Stato inventi prestazioni sportive per svolgere lezione precaria nella scuola elementare è così grave da far sembrare tutte le proposte del Job Act come Il Manifesto dei Lavoratori.
Probabilmente, proprio ripartendo da quanto l’ottimo Mantovani ha lanciato verso la fine dello scorso millennio, il dibattito all’interno della categoria dovrà riprendere in modo deciso, anche aspro, per evitare che gli insegnanti di educazione fisica diventino come i macchinisti dei treni a vapore, un residuo del passato preindustriale.
Dato che tutti questi temi si ripropongono più o meno dall’immediato dopoguerra, ad esclusione della questione laurea breve o meno, anch’essa maggiorenne, speriamo sempre in un futuro più razionale.
Dovendosi ricostruire un intero comparto della scuola, soprattutto a causa l’altissima età media dei docenti in servizio, non basteranno certamente pochi mesi; almeno la presa di coscienza diventa ineluttabile.
Non sarà nemmeno facile trovare l’insieme delle norme che possa regolare la materia dalla formazione quadri alla programmazione del giorno per giorno; come sempre in Italia il lavoro di riassetto diventa un problema e non solo nel mondo scolastico.
Per non vedere sempre tutto bicchiere mezzo pieno però vogliamo ricordare che:
sono pochi i lavori al mondo nei quali si viene pagati per vedere gli altri fare fatica.
Stare seduti in mezzo ad un pista e vedere gli atleti sgobbare come bestie ed incitarli, se serve, ad aumentare lo sforzo non ha prezzo!

Prossimamente cercheremo di illustrare alcune perle che ci sono state segnalate in merito ai Campionati Studenteschi nei quali la burocrazia spesso va a cozzare con il buon senso; sempre tra De Amicis e Kafka.

Come ovvio il tema di oggi dovrà essere ripreso.

Alla prossima Silvano

Ceterum censeo Comunatio Ludica Scholastica instituenda est. (SilLuc. MMXVIII)