Fondi PON, tanti, benedetti e subito, ovvero l’agonia dello sport scolastico.

Ci sono frasi entrate nel lessico comune forse la più ripetuta è: “non ci sono più le mezze stagioni” non può mancare che “una volta tutte queste cose non succedevano”. Ovviamente non è così.Probabilmente si tratta di quei motti utili per comunicare gli stati d’animo tra noi umani.
In queste ultime stagioni la parola magica è, ministeriale, indubbiamente “sportivo”.
Sono innumerevoli le iniziative che vedono aggiungere il vocabolo fatato al programma generale.
Un po’ come accade nel Liceo Sportivo; per ogni materia, rispetto al corso di studi tradizionale, è stato aggiunto un inoltre che spazia nelle mille voci afferenti lo sport.
E quindi anche per i 185 milioni dei Fondi europei, utili per combattere la dispersione scolastica e per aprire le scuole durante l’estate, la frase più eclatante è proprio relativa all’attività sportiva.
Certamente per uno che insegna ginnastica dovrebbe essere un sollievo, un’ottima novella, l’inizio di un nuovo impegno ministeriale verso un settore che è stato fortemente bistrattato dagli ultimi Ministri.
Purtroppo, visti i precedenti nel settore, non è possibile firmare una cambiale in bianco e quindi mi è sembrato necessario verificare quale significato poteva avere la cifra di 55 milioni finalizzati nell’attività sportiva e dintorni.
Nel comunicato stampa del Ministero era indicato anche l’indirizzo dal quale è stato possibile ricavare ogni singolo finanziamento, e questo è un fatto positivo.
Dato che le ore complessive, rispetto al milione di ore aggiuntive, per l’attività sportiva sono ben 277.980 ho pensato di svolgere un piccolo controllo su alcune zone della Lombardia che conosco bene. È il caso di ricordare che i finanziamenti viaggiano mediamente tra i 38 ed i € 45.000 per ogni istituto .
La prima sorpresa.
Ben oltre la metà delle scuole che hanno acquisito il fondo PON non ha partecipato all’attività sportiva scolastica nel 2016-2017.
Non si tratta di piccole province, si tratta di Bergamo, Brescia e Varese; un numero di studenti complessivi superiore a quelli di almeno otto regioni. Bisogna chiarire che è proprio il comunicato stampa del Ministero ad insistere sulla questione apertura delle scuole e sport. Se la stessa cifra fosse stata indicata per migliorare la conoscenza delle lettere o della matematica o per qualsiasi forma di aggregazione tra studenti non me ne sarei assolutamente preoccupato.
Una volta venuto il dubbio sulle scuole che poco frequentano i Campionati studenteschi, è diventato ovvio analizzare un po’ meglio le cifre pubblicate dal Miur.
Di seguito il capoverso integrale del comunicato stampa:
Complessivamente sono stati proposti progetti per 33.530 moduli didattici, per oltre un milione di ore di attività aggiuntive, di cui 277.980 ore di sport finanziate con 55,5 milioni. Saranno oltre 700mila le studentesse e gli studenti coinvolti e circa 33mila i genitori: le attività potevano infatti prevedere la partecipazione delle famiglie”.
E ora un po’ di cifre;
i milioni di euro non sono 240 ma 185, la prima cifra era stata citata più volte anche dal Ministro Lotti. Si tratta comunque di una cifra enorme. (Una parte potrebbe essere realmente stata spesa N.d.R)
I 55 milioni dovrebbero essere spalmati tre anni e quindi nell’immediato, tra estate e anno scolastico 2018, ve ne saranno circa 18 per le attività sportive.
I soldi contrattuali per l’attività sportiva scolastica 2016-2017 sono pari a 22.150.000.
I 18 milioni appena assegnati riguarderebbero (dal comunicato stampa N.d.R.) il 10% degli studenti.
Ogni ora di sport, nel PON, dovrebbe costare, con una semplice divisione, circa sessantacinque euro (65).
Ogni ora di attività sportiva ordinaria, in base al contratto costa approssimativamente da 38 a 47 euro, sulla scorta dell’anzianità di servizio.
È indispensabile seguire le cifre per evitare la critica di qualunquismo, il risultato però già in prima battuta fa sorgere una domanda:
E’ indispensabile inventare forme straordinarie di finanziamento all’attività sportiva quando non si forniscono gli strumenti per le ore eccedenti “ordinarie”?

Probabilmente no, anzi certamente no.
Addirittura banale come la frase sulle mezze stagioni vi è anche quella “lo sport che esige sacrificio per arrivare ai massimi traguardi”.
Di sicuro lo sport obbliga a rispettare una precisa scansione temporale. L’atleta, con il suo allenatore, come suo insegnante, conosce con precisione gli orari di allenamento. L’invenzione delle ore extra curricolari, il registro con le firme dei presenti, la pubblicizzazione degli allenamenti sono stati per decenni lo strumento, non informatico, ma molto logico, che garantiva la funzionalità dei Gruppi Sportivi Scolastici.
Il vero primo segreto, noto a tutti, dello sport è la regolarità .
Oggi, addirittura, ci troviamo con due modalità di attività sportiva:
quella per tutti, contrattuale, poco e mal finanziata, tre ore al mese di preparazione di media;
quella per il 10% degli studenti molto finanziata e non codificata, con un rapporto di spesa eccezionalmente incongruo.
Voglio essere ben chiaro. Qualunque cifra, in uno Stato Sociale che funziona,  può e deve essere messa a disposizione per l’inclusione, ma quando si assegnano cifre precise come quelle del comunicato stampa, e cioè duecentosettantasettemilanovecentoottanta ore di sport, bisogna anche, in futuro, fornire rigorosa documentazione.

Il sospetto.
Dato che, nelle Aree tematiche che illustrano le modalità di accesso ai finanziamenti, quella dello sport è talmente generica da consentire tutto ed il suo contrario nasce il dubbio che l’inserimento di molte ore di attività sportiva sia stata utile per acquisire punteggio .
Di seguito infatti si riporta testualmente il capoverso pubblicato dal Ministero con riguardo allo sport.
Area tematica 3 – Sport e gioco per l’integrazione
Gli obiettivi formativi. La pratica dello sport è fondamentale per la promozione e lo sviluppo di forme di socialità ed esperienze di convivenza. Il gioco di squadra presuppone la conoscenza e il rispetto di regole. Nelle situazioni di disagio e complessità l’attività fisica diventa anche occasione di riscatto, di consapevolezza di sé, di fiducia nella società che accoglie. Attività didattiche. Costituiscono buone pratiche e utili indicazioni progettuali a titolo esemplificativo le esperienze già attive di calcio sociale e gruppi sportivi polivalenti e psicomotricità con minori stranieri non accompagnati ovvero le palestre sociali aperte in alcuni quartieri periferici delle aree metropolitane. 

Il secondo, notissimo segreto, è la costanza degli allenamenti. Non ne traspare l’obbligo dalle indicazioni Miur.
Se il modello è quello riferito nell’area tematica, compresa la perla sugli sport di squadra, con la costanza non ci siamo proprio.
(Indubbiamente sono io incapace a leggere bene, ma si potrebbe presupporre che atletica, nuoto, ginnastica, sci, ciclismo sono escludenti, il tennis solo a metà perché c’è il doppio N.d.R.)
Prima valutazione come scritto in esordio si tratta di fondi a pioggia e la parte propagandistica utilizza la parola sport.
Seconda valutazione. Davvero il Ministero crede che la promozione sportiva possa seguire canali estemporanei senza valutare che un progetto globale, e realmente pluriennale, resta l’unica strada sia per l’aggregazione sia per l’attività sportiva?
Terza valutazione. Personalmente ho vissuto, come Coordinatore di Educazione Fisica, molte delle tensioni tra Ministero e Coni; ammetto di essere sorpreso che dal mondo sportivo organizzato, quindi Coni e Federazioni, non partano segnalazioni verso il Miur per informare come si tratti di una politica sportiva completamente antistorica. Infatti, sostanzialmente, si tratta di una riproposizione delle vecchie libere attività complementari (LAC) con aggiunta un po’ di attività oratoriali.
Quarta valutazione. L’intreccio di accordi, competenze, protocolli, progetti presentati dalle Federazioni al Ministero ha creato un sistema non certo eccellente che brilla per la propria miopia; addirittura credo non vi siano altri esempi, nel mondo, di gestione cosi disordinata soprattutto perché sia Miur sia Coni sono finanziati dallo Stato e dai Cittadini .
Possibile che con una simile montagna di soldi nessuno abbia lanciato un’allerta?
Quinta valutazione. Eppure qualche Federazione sta cercando nuove strade per la propria disciplina. La Federtennis, con il suo canale televisivo, sta ottenendo un indubbio successo. Certo dovendo scegliere è preferibile un Camp di tennis che una Scuola Aperta. (anche se un vecchio amico mi dice che è più promozione di immagine che sviluppo dello sport).
Di certo anche io sento la mancanza del vecchio Ufficio Promozione Sportiva del Coni era invadente, ma preparato.
Sesta valutazione.
Questa mattina, la Repubblica in edicola, testimonia per l’ennesima volta, a proposito del ragazzino quattordicenne positivo al doping, come l’omertà sia il vero collante di molte società sportive.
Confesso che leggendo Eugenio Capodacqua mi trovo perennemente di fronte a un dejà vu.
Infatti il giornalista più schierato, più esposto degli ultimi decenni contro il doping, è costretto a riproporre un tema importante che, regolarmente, appena possibile viene dimenticato dal mondo sportivo.
È un po’ come la storia dello sport scolastico vi sono tali e tanti documenti che ricordano la necessità di un cambio di passo da confermare ancora una volta che il nostro Paese non si ha molta voglia di cambiare.
Tra le notizie tristi di questi giorni v’è anche quella su quel dirigente sportivo il quale, creando falsi profili, adescava i ragazzini nel calcio. La notizia, appena uscita dalla cronaca nera, non trova mai il dovuto spazio nelle pagine sportive.
Sarebbe ora è tempo che anche il Miur invitasse i Dirigenti Scolastici a consentire l’ingresso nelle scuole solo per quelle società sportive che possono certificare la correttezza dei propri operatori.
E così mentre sono certo che non riuscirò mai a sapere quante delle duecentosettantasettemilanovecentoottanta ore saranno state davvero proposte agli studenti,  devo ammettere che pur essendo ormai vecchio bianco per antico pelo riesco ancora ad essere stupito dai bandi ministeriali.
Infatti il Decreto Direttoriale numero 673 del 22 giugno 2017 stanzia € 1.100.000 per:
” la promozione di progetti territoriali che utilizzino la pratica sportiva e l’attività motoria come strumento di sviluppo dell’educazione permanente e della formazione personale e sociale,”
Fin qui niente di strano se non che il bando prevede, riportato testualmente, che:
” Possono essere beneficiari del presente Avviso, con le eccezioni contenute nelle singole tipologie e conseguenti graduatorie le istituzioni scolastiche solo se in rete con almeno uno dei seguenti soggetti:
Associazioni Sportive dilettantistiche anche non riconosciute ex art. 36 e successivi del C.C.;
Associazioni Sportive con personalità giuridica di diritto privato, ai sensi del Regolamento di cui al D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361; Società Sportive dilettantistiche senza scopo di lucro costituite nella forma di società di capitale o di società cooperativa;
Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI;
Federazioni Sportive riconosciute dal CONI;
Associazioni non lucrative di utilità sociale(Onlus).”
In pratica per promuovere nuove forme di aggregazione le scuole vincitrici dovranno affidarsi ad enti esterni. Ma la vera perla è contenuto nella frase seguente:
” Le linee di attività che il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca – Ufficio Politiche Sportive Scolastiche – intende sostenere, mediante l’assegnazione economica prevista dal presente avviso, sono denominate nel seguente modo:
Utilizzo spazi territoriali. (Cantieri Socio-Culturali-Sportivi e Incubatori-Coworking per lo sport)
Campus residenziali.”


Confesso di aver poco capito l’utilità dell’iniziativa, confesso di essere estremamente perplesso sul fatto che il Ministero consenta a tutti, ma proprio tutti i tipi di ente di essere indispensabile per una progettazione dimenticando la propria forza lavoro, gli insegnanti.
E così, immaginando che si tratti di una sorta di operazione buona volontà nei confronti dello sport extrascolastico, ho comunque controllato su Wikipedia cosa diavolo fosse il Coworking.
Permette, anche, la possibilità di svolgere un lavoro mentre se ne fa un altro.
Penso che per un dipendente dello Stato peraltro non dovrebbe essere possibile, ma questa è un’altra storia.
Ovviamente sto esagerando, ma Coworking e Cantiere socio culturale sportivo senza attività ordinaria fanno davvero sorridere.
Poi mi è tornato alla memoria un episodio della mia vita sportiva.
La pallamano Mortara aveva deciso di partecipare a una delle prime edizioni del Beach handball e non avendo abbastanza giocatrici pensò di rafforzarsi con il gruppo della pallamano Coccaglio, che era poi la mia società.
Nella finale scudetto , in quel di Rimini, dovevo essere in panchina alle 17, ma, in contemporanea si svolgeva a Stoccarda la finale dei 100 m,  e l’atletica è stato il vero amore sportivo della mia vita.
Allora concordai con gli arbitri, che sarei arrivato con qualche minuto di ritardo, pur dopo il riconoscimento di rito, e in cambio non avrei operato il solito disturbo durante la partita.
Terminata la gara di velocità mantenni la parola e, dalla panchina, evitai qualunque protesta.
La prima parte stupefacente fu che la pallamano Mortara con un pezzo di pallamano Coccaglio vinse il Titolo italiano, e quando cominciò il torneo non sapeva neanche tutte le regole.
La seconda parte stupefacente fu che vedendo la finale dei 100 e contemporaneamente essendo presente in panchina avevo svolto un’azione di Coworking.
Per molto tempo, per secoli tutti hanno pensato che il dono dell’ubiquità fosse appannaggio di pochi Santi, oggi si scopre che l’informatica ed il Coworking la rendono possibile.
Continuo a non capire l’applicazione che ci può essere nello sport in ogni caso l’importante è riuscire è non sorprendersi mai.

Alla prossima Silvano

DD n. 673 del 22 giugno 2017