Solitario e possente

ovvero uno dei motivi per cui perché si decide di insegnare ginnastica .

Nell’ormai lontanissimo 1965 ad un controllo medico si evidenziò che avevo “il soffio al cuore”. Ovviamente la prima cosa da fare era sospendere l’attività di atletica che peraltro frequentavo da pochi mesi, nella Società Atletica Chiari fondata giusto nel 1964. Io non solo ero orgoglioso di far parte di questa sorta di élite, ma pensavo che avrei potuto essere certamente un grande corridore. Nella pianura padana, di quegli anni, anche solo correre per strada faceva notizia e quindi l’idea di dover smettere era stata un colpo durissimo. Il mio medico di famiglia, all’epoca gli elettrocardiografi erano perfettibili, mi fece sottoporre a molti controlli da alcuni dei più noti cardiologi del tempo. Il responso fu che avrei potuto continuare a correre evitando le gare di resistenza. A quel punto il certificato mi venne fatto e mi fu possibile rientrare nella squadra di istituto. È anche certo che l’attenzione particolare alla quale ero stato sottoposto, da un punto di vista clinico, sia stata possibile perché il medico curante era mia mamma, la quale, come tutto il resto della famiglia doveva anche subire la mia tristezza assoluta; infatti, un destino crudele mi avrebbe impedito di vincere le Olimpiadi.
Prima valutazione. Per avere certezza di analisi e controanalisi è sempre meglio avere la mamma dottore in medicina!
Comunque non ero un atleta così forte e anzi non mi sono mai allenato con totale serietà, decisamente sono stato meglio come allenatore.
I Giochi della Gioventù non erano ancora nati e le manifestazioni erano certamente meglio organizzate per le scuole superiori, poco numerose dato che l’obbligo scolastico finiva ancora con la quinta elementare. Le scuole medie vedevano in molte province la presenza di trofei organizzati proprio per coinvolgere il maggior numero di istituti. Nel bresciano erano due quelli importanti: il trofeo Migliavacca a Vobarno ed il trofeo bersaglieri a Gardone Valtrompia. A Vobarno esisteva una staffetta tre per mille metri. Io sapevo che sarebbe stata la mia ultima gara di cross e quindi corsi come un disperato.
La squadra della Scuola Media Morcelli di Chiari era composta dai concorrenti Pedersoli, Mombelli, Mondini. Docente era il prof Franzini.


Preso il via, dopo la prima frazione, intorno a decimo posto consegnai a Mondini il testimone in linea con primo. Facile per il più forte di noi arrivare primo al traguardo.
I complimenti per me furono molti; i compagni di avventura sapevano del mio “soffio”, ma ancor più sorprendente fu quanto scritto da Giornale di Brescia.


Il clarense Mombelli era “solitario e possente”.
Un chiaro segnale che dovevo continuare con l’atletica.
Ma anche l’altro Istituto campione mi sarebbe stato ben noto. Era il Liceo Calini di Brescia, che avrei frequentato, vincendo anche qualche provinciale studentesco su pista.
Non sono assolutamente tra i lettori di oroscopi, ma quell’articolo dopo cinquant’anni mi è molto simpatico. Anche se il possente non ero io……
E per me quella gara fu da inserire tra i ricordi indelebili che mi portarono qualche anno dopo verso l’Isef. Anzi avrei insegnato sulla cattedra del professore che mia aveva portato alle gare.
Di quei trofei non c’è più traccia, forse nemmeno nelle scuole che le organizzavano.
Un vero peccato, ma nello sport scolastico è la norma da molto, troppo tempo.
Alla prossima Silvano