Lo sport a scuola continua a perdere i pezzi.

Mentre sono tutti in attesa di disposizioni per la riapertura lo scardinamento del comparto educazione fisica e sportiva continua senza sosta.

Proveremo a collegare alcune situazioni che apparentemente sembrano lontanissime e invece, purtroppo, fanno parte di un unico caotico quadro a tinte sempre più fosche.
Piccole cose rispetto all’apertura dell’anno scolastico nella sua complessità, ma decisamente molto importanti per chi le vive giorno per giorno.
La prima situazione dice che altre sette province vedranno la gestione di quello che fu l’Ufficio Educazione Fisica e Sportiva gestito da docenti distaccati i quali non hanno nulla a che fare con la materia, anzi in qualche caso gli ex addetti allo sport sono stati spostati a funzioni diverse. Torneremo molto sinteticamente più avanti sul ruolo degli Uffici ma è certo che senza alcuna forma di organizzazione territoriale lo sport scolastico che già soffre per finanziamenti pari a due ore-docente-mese non potrà che chiudere definitivamente.
Contemporaneamente dal sito di Sport e Salute S.p.A. si vede come l’intenzione del Governo è di inserire una tassa variabile per i compensi sportivi pari al 6% per € 5000, al 9% fino a € 10.000 e al 12% fino a € 15.000.
Accoppiamo volutamente i due fatti perché riteniamo che indipendentemente dalla volontà del legislatore possono essere inseriti tra le peggiori azioni politico sportive degli ultimi anni.
Lo stupore raddoppia valutando come i ministri competenti fanno parte dello stesso partito e quindi sarebbe immaginabile una azione sinergica per lo sviluppo dello Sport soprattutto dopo le dichiarazioni del ministro Spadafora sul miliardo da stanziare per lo sport di base, e, in molti, abbiamo scritto che non esiste nulla più di base che l’attività sportiva scolastica.
Fatichiamo anche a ritrovare, simili azioni nel programma del MoVimento5Stelle, ma probabilmente siamo noi non capaci a cogliere tutti i passaggi scritti.
E veniamo agli Uffici.

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Nel rilancio dello sport nazionale manca un solo attore: il Ministruzione.

Dalle piccole cose ai massimi sistemi in viale Trastevere non c’è nulla di pronto e se non riparte l’organizzazione della scuola nessuno si illuda di tornare rapidamente all’attività ordinaria nemmeno per gli allenamenti….

Normalmente quando qualcosa non funziona al Ministero si tende a dare la colpa alla burocrazia. Passando per l’intera gamma delle professioni: dai Direttori, ai Dirigenti, agli Impiegati e persino per i “passanti occasionali” si trova sempre qualcuno al quale imputare ciò che non funziona.
In realtà nel quasi secolare palazzone romano i vari meccanismi si mettono in moto quando esiste la volontà politica del Ministro.
Certo non vanno sottovalutate le linee del Governo, la Stampa, i Sindacati, le Associazioni di vario tipo, i molti Palazzi romani, ma certamente, pur con lentezza perché sappiamo bene che per la scuola ogni problema diventa complesso, tutto parte dal Numero Uno.
In più per quanto riguarda l’Educazione Fisica grazie alle sue molte connessioni con il mondo sportivo organizzato i coattori si moltiplicano a dismisura con il risultato di creare molto spesso ingorghi irrisolvibili anche quando le cose sono estremamente semplici.
In una stagione come questa con una crisi sanitaria che sta devastando il Paese è chiaro che i problemi relativi allo sport studentesco sono, anzi sarebbero, assolutamente minimali se non fosse che le problematiche connesse alla ripresa delle attività sportive generiche è comunque al centro di uno dei molti dibattiti esistenti in queste settimane.
Se dopo mesi di discussioni non si è ancora capito bene come verrà fatta la maturità possiamo immaginare come sarà difficile attrezzare gli spazi interni agli istituti.
Dato che il mese di giugno sarà occupato nello svolgimento della parte finale dell’anno scolastico per ricavare nuovi spazi resteranno soltanto luglio e agosto.
Se qualche istituto ospiterà anche campi estivi è difficile immaginare cantieri in funzione.
E così quasi certamente a settembre ogni plesso sarà esattamente come oggi e dobbiamo vivere nella speranza che tutti abbiano il proprio vaccino o che il virus si sia debellato da solo.
Da quanto si riesce a capire oggi sulla futura futuribile organizzazione scolastica il pessimismo totale è assolutamente d’obbligo e, come sappiamo la materia che incrocia il mondo esterno più di tutte altre è proprio l’educazione fisica dati gli spazi che occupa abitualmente.

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Riapertura anno scolastico 2020/2021 – considerazioni

Uno scritto di Andrea Delpin.

Di seguito pubblichiamo la presa di posizione pubblica della collega professor Andrea Delpin in merito alle possibilità che le palestre scolastiche diventino aula ordinaria.
Delpin ha fatto parte di un’innumerevole serie di gruppi di studio e commissioni negli ultimi decenni e, soprattutto, è stato prima rappresentante italiano nella Federazione Mondiale Studentesca (ISF) e per una decina d’anni presidente della stessa Federazione.
Sul nostro Sito abbiamo sollevato la questione dell’utilizzo delle strutture scolastiche anche per gli sport generici già da qualche tempo e il tema si sta ponendo all’ordine del giorno in molte realtà.
Ovviamente siamo solo all’inizio, sempre sperando che il virus possa essere battuto dalla Medicina e non dal distanziamento sociale.
Ecco l’intervento del professor Andrea Del Pin.
Alla prossima Silvano

Leggo sui giornali e in generale sui media le opinioni e le dichiarazioni di autorevoli studiosi, scienziati , giornalisti e politici riguardo alle diverse ipotesi di riapertura del prossimo anno scolastico.
Quella che più mi ha colpito è la possibilità che fra tutti gli spazi idonei da adattare a nuove aule, per consentire la suddivisione del gruppo classe e quindi garantire un adeguato distanziamento sociale, siano comprese anche le palestre scolastiche.
Questa scelta comporterebbe automaticamente la rinuncia all’utilizzo della palestra per la pratica dell’educazione fisica e delle attività sportive scolastiche, nonché all’utilizzo serale da parte delle società sportive. E’ infatti evidente che se la palestra viene arredata con banchi, sedie, cattedre e lavagne di ogni tipo la stessa non può essere utilizzata per l’educazione fisica e comunque non ci sarebbero i tempi per le necessarie sanificazioni e riallestimento  “a palestra” per le attività sportive extra scolastiche.

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Mantenere la memoria degli sport attraverso l’educazione fisica.

Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte terza- Due!

Praticamente ogni giorno si assiste ad una lunga elencazione delle possibilità o meno di fare ripartire le attività sportive nel Paese.
E anche gli studi in ordine alla pericolosità di una disciplina rispetto ad un’altra non sono stati finora estremamente precisi.
La stessa analisi del Politecnico di Torino presentava, fin da subito, un passaggio difficile da comprendere. Scorrendo il testo, tabella dopo tabella, destava invero perplessità il fatto che alcune discipline, ad esempio la pallamano, pur raggiungendo malapena una squadra per provincia venivano indicate come mediamente pericolose anche dagli Enti di promozione sportiva i quali non hanno certamente questo sport tra le proprie discipline più diffuse.
Dopo la presa di posizione di Julio Velasco infatti è uscito il chiarimento nel quale si spiegava che si trattava solo di una prima analisi.
Lo stesso studio però riportava come, a seconda della possibilità di contatto, la trasmissione del virus poteva essere davvero facilitata e questa parte di analisi ci pare difficilmente confutabile.
Contemporaneamente è stato lanciato un possibile programma di apertura degli spazi all’aperto nelle scuole e tra gli indicatori, sempre a mezzo stampa e non attraverso circolari ministeriali, vi è quello di tre o quattro bambini per ogni adulto.
Due giorni addietro abbiamo inoltre letto dell’ipotesi del Ministro Azzolina di una mezza classe a scuola e una mezza classe a casa, possibilità decisamente respinta al mittente dal mondo scolastico in generale, dalle organizzazioni sindacali fino a quelle che riuniscono le famiglie.
Quello che resta è che al momento qualsiasi azione motoria deve essere compiuta in solitudine; il primo sblocco potrà avvenire con il via al campionato di calcio di serie A la cui nuova organizzazione prevede vincoli così stringenti da non essere ripetibile per nessun altro sport in Italia.

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Rifondare l’educazione fisica per riscrivere lo sport italiano tra Baumann e Schwarzenegger.

Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte terza- Uno!

La terza parte della nostra analisi per programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale non teneva conto, in origine, della necessità, una volta che le scuole saranno riaperte, come auspichiamo, di tenere per un tempo indefinito le lezioni a distanza anche nelle palestre ed all’aperto. Pertanto in omaggio nostro amico Gianfranco che ci sollecita a non scrivere commenti troppo lunghi divideremo in  Terza parte Uno: analisi, e Terza parte Due: proposte. Le ultime pagine saranno pubblicate, come si suol dire “a Dio piacendo”, nei prossimi giorni.

La vera crisi dello sport si vedrà dal mese di novembre!
In queste settimane, per quanto riguarda lo sport,  in ogni rassegna stampa emergono essenzialmente due temi il primo riguarda la conclusione o meno della serie A di calcio ed il secondo le modalità di contribuzione, per garantirne la sopravvivenza, di quello che viene genericamente definito sport di base con tutte le mille sfaccettature comprese in questo termine.
Si va infatti dalle piscine alle palestre private, ai centri sportivi, agli complessi onnicomprensivi nei quali l’affluenza di pubblico è stata proibita nel modo più assoluto; inoltre durissimamente colpite sono tutte le attività giovanili spaziando dai corsi comunali agli allenamenti veri e propri per i giovani.
La domanda ricorrente è quando si potrà ricominciare; come si potrà ricominciare, ma un nodo gigantesco si porrà su dove poter ricominciare soprattutto per gli sport da sala.
Gli scenari da descrivere sono essenzialmente legati alla fine reale della pandemia e molto probabilmente fino a quando non sarà individuato un vaccino, speriamo presto, tutta l’attività motoria a distanza continuerà ad essere pressoché obbligatoria.

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L’educazione fisica nel primo grado sul binario morto.

Eppure non si era mai stati così vicini, una delle due Camere aveva già approvato il Disegno di Legge

di Bruno Mantovani

Siamo sul binario morto. La legge  (  http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/51085.htm  )  che istituiva l’insegnamento dell’Educazione Fisica nella scuola primaria è sul binario morto in attesa che tutto muoia con la legislatura attuale. La votazione in Senato era fissata il 9 settembre 2019, ma il governo non arrivò a quella data. La legge venne accantonata.

La cosa strana è che, nelle diverse sedute venne votata sempre quasi all’unanimità, salvo due o tre voti. Significava un accordo totale di ogni forza politica sulla necessità di far entrare finalmente il docente di educazione fisica nella scuola primaria cosa ormai acquisita in tutte le scuole del mondo.

Sembrava fatta. Sembrava che fosse normale la conclusione del suo iter, visto che tutti erano d’accordo. Troppo semplice.

La grande superficialità con cui si affronta il ruolo del corpo in questo periodo storico, visto che tecnologia, videogiochi, lavoro a distanza, finanza ed economia la fanno da padroni, faranno pagare ai nostri giovani un grande debito, non economico, quello ci sarà sempre, ma di tipo sanitario.

L’approvazione della legge avrebbe comportato, inoltre, l’assunzione di 11.800 docenti che, sebbene all’inizio avrebbero avuto un costo, a regime la differenza economica sarebbe stata “zero”, come avviene nella scuola quando le ore fatte da chi si assume non verranno fatte da altri successivamente.

Questa scelta avrebbe avuto il risultato di aiutare le Facoltà di Scienze Motorie a diversificare maggiormente i loro studi creando un forte movimento culturale sul ruolo del corpo per la vita e per la didattica.

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Elementare! Tre indizi fanno una prova; l’educazione fisica può fare senza Ministero.

A volte ci si deve chiedere se l’Ente che organizza i 20.000 ginnici assunti controlli o meno il proprio territorio.

Riordinare un apparato come il Ministero della Pubblica Istruzione è un’impresa assolutamente titanica oltre 800.000 addetti e una miriade di funzioni; dato che la media permanenza di ogni Ministro è quantificabile in un anno e pochi mesi è chiaro che ci troviamo davanti ad ulteriori difficoltà.
Anche per l’educazione fisica, e quindi di conseguenza per lo sport scolastico, il tempo di una riorganizzazione degna non può che viaggiare intorno ai due anni di tempo e solo per avere solide fondamenta…
Quindi non meraviglia più di tanto se anche l’attuale Dicastero non produrrà effetti importanti sulla materia, ma bisogna notare che diventa sempre più visibile l’abbandono anche delle pratiche giorno per giorno.
Quasi che viale Trastevere sia una sorta di Ente Inutile da un punto di vista delle indicazioni programmatiche.
I tre episodi che citiamo oggi possono costituire una fotografia, e se ne potrebbero fare molte altre, di questo sistema che abbisogna di una diversa attenzione da parte della dirigenza sindacale e politica.

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Quando il caporalato della ginnastica diventa forma d’arte burocratica

I pasticci combinati in Lombardia con il pagamento dei Tutor rischiano di gravare solo sui docenti precari.

Inseriamo questo breve commento tra le nostre, probabilmente pretestuose, analisi sullo sport scolastico perché siamo venuti a conoscenza che il pagamento dei colleghi precari impegnati come Tutor nel progetto Lombardia in gioco rischia di bloccarsi anche e soprattutto per la farraginosa modalità di assunzione-retribuzione.
Avevamo già riportato, citando un articolo di Lorenzo Vendemiale su Il Fatto Quotidiano che i vari progetti connessi a sport di classe con il pagamento che non poteva più essere fatto dal Coni lasciavano qualche dubbio (in realtà l’articolo era ben più complesso di come lo stiamo descrivendo ora N.d.R.), eravamo al 4 novembre.
Una decina di giorni dopo riprendevamo una interrogazione del Consigliere Regionale lombardo Fabio Pizzul – Partito Democratico -che chiedeva ragione delle modalità di contratto e di pagamento esprimendo una serie di dubbi.
La risposta è stata pubblicata sul nostro Sito il 24 gennaio ed è datata 10 dicembre.
Come chiunque potrà vedere è assolutamente risibile e in più afferma che la Regione assegna i fondi al Coni, mentre il contratto “sport di classe” in Lombardia è stato circuitato attraverso la Federazione Ginnastica d’Italia; in altre regioni ad altre Federazioni.
Sempre sul progetto regionale si è avuta una deroga che consentiva ancora al Coni lombardo la gestione diretta dei fondi introitati da Regione, Comuni e Scuole.
Diciamo subito per evitare qualsiasi dubbio che in questa vicenda il Ministero dell’Istruzione e il Ministero dello sport sono sostanzialmente spettatori.
Il Ministero dello sport, con un’ottima scelta politica e professionale, ha peraltro invitato Sport e Salute S.p.A. ad onorare comunque il contratto che è stato stipulato con i Tutor per il progetto sport di classe.

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Ritornare a insegnare ginnastica

Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte seconda!

Viene sempre più frequentemente analizzato, dalla stampa nazionale, il tema relativo alla crisi economica che si è abbattuto sull’intero mondo sportivo e, ovviamente, fa notizia che oltre 2000 calciatori professionisti possano essere posti in cassa integrazione.
È pur vero che il mondo del calcio ha comunque, per numero di addetti e per risorse culturali (più avanti ne daremo una dimostrazione pratica N.d.R.) la possibilità di risollevarsi prima di tutte le altre discipline, ciò che preoccupa è l’intero movimento giovanile; quello che potremmo riassumere come centri di avviamento o corsi comunali perché indubbiamente se realmente il bilancio delle famiglie sarà così duramente toccato come si legge nelle previsioni economiche il problema dello Sport tornerà “a non essere prioritario”.
A subire pesantemente saranno quindi tutte quelle discipline che vivono di piccoli sponsor o di contributi delle famiglie.
Molto probabilmente la crisi economica reale degli operatori sarà davvero nota nei prossimi mesi quando riuscirà ad essere più chiaro il quadro di tutto quel lavoro sommerso che è da sempre difficile da quantificare.
Non basteranno certamente i 400 milioni preconizzati dal Ministero dello sport per far ripartire una macchina alimentata da un numero di addetti il cui numero effettivo è sostanzialmente sconosciuto; ed in ogni caso fondi per una emergenza difficilmente preparano il futuro.
Ed è proprio per questo che sarà compito dello Stato, almeno auspichiamo, di ripartire con un gigantesco programma scolastico che tenga conto sia delle necessità degli alunni sia di una programmazione sportiva nazionale.
Dato che non sappiamo, come nessuno, nemmeno quante siano le palestre “adatte” (non “omologate” N.d.R.) alla la pallacanestro è intuitivo che non sappiamo quanti siano gli operatori e ancor meno i fruitori reali di qualsivoglia servizio.
L’unico dato certo potrebbe essere quello dei atleti, a qualunque titolo, correlati ad una visita medica.
Dati non commensurabili, uniche cifre certe quelle degli studenti nei vari ordini di scuola !

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Programmare il futuro dello sport scolastico e nazionale. Parte prima

Studiare studiare studiare anche se parliamo di ginnastica a scuola !

Vivere quasi a metà tra Brescia e Bergamo di questi tempi lascia un senso di incertezza in ogni piccola cosa. Se poi la salute non è al massimo il quadro sembra ancor meno roseo.
Dato che nella nostra vita ci è toccato occuparci di Sport a scuola e che in ogni caso sarà necessario ridisegnare molti aspetti della nostra vita proviamo a immaginare cosa lo sport scolastico potrebbe dare alle nuove generazioni.
E oggi iniziamo con alcuni punti focali che proveremo a sviluppare nelle prossime settimane.
Partiamo da alcune notizie di ieri, 29 marzo, da alcuni dati sullo sport scolastico e soprattutto da un ormai antico documento che rilanciava l’attività nell’immediato dopoguerra.
E proveremo quindi, senza alcun desiderio di sembrare saccenti, a suggerire qualche iniziativa per le prossime stagioni.
Il Ministro dello sport Spadafora ha annunciato di aver messo a disposizione 400 milioni di euro per supportare lo sport di base e le ASD (associazioni sportive dilettantistiche).
La cifra di per sé sembra gigantesca soprattutto in un momento nel quale i timori per una disoccupazione dilagante occupano stabilmente le pagine dei quotidiani.
Un simile ammontare sembra però poca cosa quando solo il taglio degli stipendi di alcuni mesi per i calciatori della prima squadra della Juventus somma a 90 milioni.
Poi i 400 milioni tornano iperbolici se confrontati con quanto lo Stato Italiano mette a disposizione per tutti i suoi studenti che vogliano frequentare lo sport scolastico.
Nell’anno in corso, peraltro non saranno nemmeno spesi tutti, il bilancio del Ministero non arriva a 20 milioni di euro.
Incredibilmente da nessuna parte, o quasi, è stato analizzato che anche l’attività sportiva scolastica si è fermata. È pur vero che si tratta di un’azione automatica; chiuse le scuole e le palestre non abbiamo più attivi nemmeno gli allenamenti, ma da viale Trastevere, forse una dimenticanza, non è neanche stato dato il segnale di fine gara.
E qui entra in gioco la rilettura, che consigliamo agli amici e colleghi, del documento del 1950 che si trova a fine commento.
In un dopoguerra estremamente tormentato e con la materia educazione fisica molto vicina al regime caduto da poco, la riapertura dello sport non significava la ricerca dei campioni, ma significava, soprattutto, necessità di aggregazione e abitudine al rispetto delle regole comuni.

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Aridatece er vecchio Coni !!!!

La scuola non può più essere il postino di attività che non le competono, e non solo per lo sport.

Nella nostra carriera professionale sia come insegnante sia come Coordinatore di educazione fisica ci siamo trovati molto spesso su posizioni decisamente lontane da quelle del Comitato Olimpico o di qualche Federazione.
Abbiamo criticato senza mezzi termini, quando ne notavamo la presenza, le intromissioni del mondo federale nei confronti della Scuola.
Eravamo tra coloro che sostenevano che la legge del 1942 che assegnava lo sport “comunque e da chiunque esercitato al Comitato Olimpico” non poteva essere prevalente nei confronti del lavoro dei docenti di educazione fisica.
Non avremmo mai pensato, peraltro, di assistere al disordine nel quale vive anche la Scuola grazie alle scelte fatte, recentemente, fuori da viale Trastevere.
Abbiamo avuto anche la fortuna di conoscere dirigenti sportivi di altissima qualità e dobbiamo ricordare che, così come accadeva tempo dietro per gli stessi Provveditori agli studi, la selezione dei quadri dirigenziali era di alto livello.
Quelli che oggi chiameremmo manager avevano una formazione interna, quasi da funzionari dello Stato, che metteva in condizione il Coni e le Federazioni di essere costantemente a conoscenza delle problematiche scolastiche.
Poi, non va dimenticato, come molto spesso la vicinanza del Comitato al mondo politico faceva prevalere le scelte esclusivamente sportive e selettive nei confronti delle necessità educative dei singoli istituti.
Inutile dire che quel mondo non esiste più e la conferma, ancora una volta da un episodio che riteniamo sconfortante, è recentissima.
Nei giorni scorsi il Ministero dell’Istruzione ha fatto uscire una circolare, curata dal Ministero per le Politiche Giovanili e lo Sport, nella quale si ricorda il bando, redatto dalla società Sport e Salute in collaborazione con le Federazioni sportive nazionali, gli Organismi Sportivi   e gli Enti di promozione Sportiva per l’accesso gratuito allo sport.

Qualunque osservazione a seguire sarà incomprensibile se non si trova qualche minuto per leggere il bando, reperibile sul sito www.sportditutti.it e inserito alla fine di questo commento.
La prima sorpresa viene dal fatto che un bando, per altro pubblico da vari mesi, venga inviato a tutte le scuole, con preghiera di informazione agli studenti, ed il termine dato alle famiglie per iscrivere i propri figli è di tre giorni e mezzo.

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