Salviamo un angolo di Venezia con i Campionati Studenteschi.

Serve una grande riflessione e, per una volta, impegniamo meglio i soldi.

La proposta che segue non vuole certamente essere strumentale o accondiscendente rispetto alle necessità reali, nate dalla impressionante serie di maree che hanno invaso la laguna, ma, visto che anche l’edizione 2019-2020 dei Campionati Studenteschi non è destinata ad un grandioso successo, proviamo a riflettere su cosa fare e contestualmente investiamo i fondi delle Finali Nazionali per qualche scuola disastrata, magari non solo a Venezia, ma anche in Basilicata
Pur essendo convintamente filo agonisti dobbiamo ammettere che il meccanismo si è rotto.
La situazione di fatto.
La riforma dello sport così come voluta da Giancarlo Giorgetti, da Simone Valente, Sottosegretari a Palazzo Chigi e da Marco Bussetti, Ministro dell’Istruzione si è indubbiamente inceppata.
Il cambio di Governo non ha ancora prodotto risultati tangibili e, pensiero personale, non si sarebbe potuto fare molto di più, visto lo stato generale del Paese nel quale non si può considerare lo sport scolastico come una delle necessità più urgenti.
La conseguenza delle due affermazioni sopra citate potrebbe anche essere quella di dare origine ad una reale pausa di riflessione, all’interno della scuola, e ad una contestuale analisi di quanto serve per lo sport scolastico.

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In Regione Lombardia interrogazione su Sport di classe.

Aumentano i dubbi sulle modalità di pagamento da Tutor.

Avviso. Il testo pare complicato, ma la realtà è ben peggiore.

L’uscita nei giorni scorsi da parte di Sport e Salute S.p.A. della norma relativa a “Sport di classe” con le diverse modalità di pagamento per i docenti precari, attraverso alcune Federazioni particolarmente collaborative, ha creato il problema di come procedere con altre attività similari finanziate localmente da Regioni e e/o Comuni.
Infatti mutuando dall’iniziativa nazionale, i cui finanziamenti provengono essenzialmente dal Coni e, con modalità diverse nel tempo, anche dal Miur e da Palazzo Chigi, fin dal 2006, anche le Regioni e in generale gli Enti Locali che hanno sovvenzionato la presenza di docenti nella scuola elementare, come supporto ai maestri, hanno seguito lo stesso percorso.
Dato che con la Legge numero 86 di agosto i Comitati Regionali del Coni non sono più centri di spesa diventa indispensabile modificare il vecchio assetto.
La notizia dalla Regione Lombardia.
Una volta uscita la nuova regolamentazione di “Sport di classe” quattro Consiglieri Regionali lombardi hanno formulato una interrogazione, con risposta in commissione, a proposito delle modalità di pagamento di quanto stanziato dalla Regione per il progetto gemello che si chiama “A scuola di sport”.
Vista l’integrazione anche da parte del Comune di Milano ed altri si tratta di una somma che supera il milione di euro.
I Consiglieri Fabio Pizzul, Paola Bocci, Luigi Ponti, Jacopo Scandella pongono correttamente il tema della uniformità di pagamento visto che in passato la delega verso il Coni era sostanzialmente totale e quali diverse forme di pagamento stia analizzando la Regione.
Ecco il link al documento ufficiale: Interpellanza Regione 3057 A SCUOLA DI SPORT

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Un passo avanti e ventidue anni indietro

Dopo il tentativo di inserimento delle Federazioni nella scuola elementare scattò una rivolta e pare che la memoria nell’Educazione Fisica sia più labile che altrove.

Sul Fatto Quotidiano del 19 ottobre Lorenzo Vendemiale chiudeva il servizio da Palazzo Chigi, conferenza stampa congiunta tra Ministero dello Sport e Sport e Salute S.p.A., affermando che senza una serie di risultati la riforma poteva considerarsi solo un modo per sfilare “la cassa” al Coni.
Ovviamente non siamo esegeti del giornalista e quindi ci limitiamo a riportare il suo pensiero; certamente per quanto riguarda l’ormai famoso e pluridecennale progetto “sport di classe” della scuola elementare la sua analisi pare assolutamente centrata.
Infatti nei giorni scorsi da parte di Sport e Salute S.p.A. è stato emanato l’avviso pubblico per la ricerca dei Tutor scolastici ed ammettiamo, pur considerandoci abbastanza esperti del settore, abbiamo dovuto rileggere più volte il bando per comprendere l’utilità dell’iniziativa.
Il testo è reperibile attraverso praticamente tutti i Comitati Regionali Coni ed in Pdf in calce a questo commento.
Sarà quindi indispensabile analizzare passo passo tematiche che solitamente vengono ignorate e sottovalutate.
Come vedremo di seguito vengono per altro mescolate due iniziative e cioè la già citata “sport di classe” e “scuole aperte allo sport”.
Ovviamente potremmo liquidare tutta la questione con un “mi piace” oppure “non mi piace”, ma l’impianto che è stato ideato ci pare davvero il peggiore degli ultimi decenni.
La valutazione che segue obbliga a seguire percorsi anche tecnici non abituali nello stesso mondo sportivo perché, purtroppo e ancora una volta, l’insieme delle attività e dei compiti relativi agli insegnanti di educazione fisica è diretta e governata da Enti esterni alla Scuola.

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Chiudere il cerchio dello sport a scuola.

Il sogno di riaggiustare una macchina vecchia, imitando l’economia circolare.

di Bruno Mantovani e Silvano Mombelli.
Indubbiamente nella Commissione nominata dal Capo di Gabinetto Dottor Chinè su disposizione del Ministro Bussetti abbiamo anche peccato di presunzione perché ci siamo imposti, e almeno nell’analisi ci siamo riusciti, di valutare tutte le questioni relative alle attività motorie nel loro complesso dalla scuola elementare fino allo sport scolastico di buon livello agonistico.
Sapevamo perfettamente di non avere la strada spianata i motivi sono noti e vanno dall’immanenza del Coni e delle Federazioni che nell’immaginario collettivo sono i veri diffusori dello sport, alla poca considerazione verso i docenti di educazione fisica, un tempo nominati i “muscolari del sabato sera”, alle norme contraddittorie mescolate ad una secolare mancanza di controlli, alle scelte sindacali di non tutelare i lavoratori del settore perché “hanno tutti un secondo lavoro”, per finire con una disorganizzazione territoriale terribile fotografia di un’Italia spezzettata in mille Italie.
**Il linguaggio di palestra.
La prima difficoltà è stata quella di tradurre, in realtà di rimodulare, il linguaggio normale da addetti ai lavori all’ordinario linguaggio ministeriale.
Infatti non è sempre facile far comprendere come quei giocherelloni dei ginnici abbiamo a che fare, nei soli Campionati Studenteschi, con 56 discipline contenute nei dispositivi tecnici ministeriali per ognuna delle quali vi sono molteplici specialità e categorie; per ogni sport decine e decine di pagine con i rispettivi regolamenti.
E non bisogna dimenticare la divisione tra maschi e femmine, tra disabili e normodotati, tra categorie ordinarie e sperimentali (molto tempo fa per risparmiare qualche soldo si è riusciti persino a disassare la categoria scolastica con il ciclo di studi tra biennio e triennio alle superiori con allievi e juniores N.d.R.) e così, probabilmente solo in Italia, si è avuta la categoria sperimentale di badminton che, alle medie, prevede prima seconda e terza per poter assemblare opportunamente squadre da due alunni (2 alunni).
Altrettanto indispensabile è stato spiegare che la gran parte dei ricorsi che partono dalle scuole per i risultati dei Campionati sono quasi sempre frutto della tutela che il docente deve attuare per i propri studenti e che, di conseguenza, trattare in modo burocratico lo sforzo sportivo degli alunni è quanto di peggio possa mettere in campo un Ministero dell’Istruzione.

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Quando la scienza si occupa di educazione motoria si scopre un universo inatteso.

Un documento straordinario sulla necessità indifferibile della ginnastica nella scuola elementare.

La Commissione nominata dal Ministro Bussetti per lo studio dell’educazione fisica con tutte le sue correlazioni non si è limitata, come abbiamo già scritto, alla semplicistica ricerca di nuove formule per i Campionati Studenteschi o di stabilire se la rete di pallavolo deve essere più alto più bassa rispetto al passato, ma ha cercato di individuare soluzioni stabili nel tempo per tutto il comparto del movimento relativo gli studenti.
E quindi dalla necessità, anche programmatica, per l’educazione fisica nel primo grado, all’organizzazione sportiva scolastica sul territorio, all’insieme delle norme per una gestione più efficace dei Centri Sportivi Scolastici, fino alle motivazioni scientifiche fondamentali per supportare l’investimento dell’insegnante di educazione fisica nel primo grado.
E proprio di rapporto tra scienza, anzi neuroscienza, e necessità di movimento nell’età scolare scriveremo oggi.
Ne scriviamo, e non commentiamo nel merito perché non ne saremmo nemmeno in grado, e notiamo come il lavoro delle Dottoresse Maddalena Fabbri Destro, Valentina Gizzonio, Cristina Resi, Ivana Sartori, volentieri concesso al Gruppo di lavoro, sarebbe da solo esaustivo, verso chiunque, per giustificare immediatamente la conclusione dell’iter legislativo per l’inserimento del docente di educazione fisica nella primaria.
E quindi, insieme agli amici di Atletica live, per una volta, possiamo ritenerci diffusori di scienza e conoscenza, fatto non da poco in tempi di propagazione di brevissimi messaggi telefonici.
Per facilitare la lettura pubblichiamo sia le immagini fotografiche di ogni singola pagina sia l’intero documento in Pdf.
Si legge in ogni dove chi è costantemente indifferibile la necessità di aumentare le conoscenze motorie per gli studenti; si legge costantemente che l’insegnante di educazione fisica (con il calo di natalità in corso 11.000 docenti sarebbero più che sufficienti per un costo approssimativo di 300 milioni l’anno N.d.R.) farebbe risparmiare cifre iperboliche al sistema sanitario nazionale; chiunque ricorda che una corretta educazione sportiva farebbe migliorare l’intero sistema dei rapporti interpersonali anche in relazione al bullismo e ad ogni forma di prevaricazione, ma la risoluzione del problema non arriva mai.

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Atletica a scuola che fare.

Le proposte della commissione Mantovani per l'atletica, fino al mese di agosto.

Quando il Ministro Bussetti ha istituito il gruppo di lavoro che doveva analizzare le varie tematiche connesse all’educazione motoria ed alle attività sportive in genere il responsabile era il collega Bruno Mantovani.
Non si trattava, ovviamente, solo di trovare qualche nuova formula per i Campionati Studenteschi, ma di tracciare una strada per far uscire l’intero settore da quella sorta di ghetto nel quale si trova da troppo tempo.
Estremamente interessanti le osservazioni di alcune dottoresse grandi esperte della ricerca nel campo delle neuroscienze e addirittura, una volta che c’è stato il cambio della guardia al Miur, ci hanno fatto dono di una ricerca che pubblicheremo la prossima settimana.
Anche per quanto riguarda l’organizzazione dello sport scolastico, pur non potendoci considerare scienziati, nel gruppo abbiamo vagliato tutte le osservazioni emerse negli ultimi anni, in realtà decenni, cercando di razionalizzare al massimo e di raccordare la teoria e la prassi.
Infatti in una nazione nella quale, dopo la partita, tutti siamo in grado di mettere in campo la migliore formazione e quindi considerarci il miglior tecnico possibile, diventa necessario, quando si pianifica un’attività che potrebbe interessare milioni di studenti, essere totalmente rigorosi, a volte addirittura intransigenti.
L’esempio più banale che possiamo fare riguarda, nell’atletica leggera, l’altezza degli ostacoli. Se vogliamo che la specialità diventi diffusa, e poi i più bravi scelgano di correre tra le barriere, allora bisogna incentivare la partecipazione e facilitare le azioni tecniche per chi non è predestinato da un punto di vista tecnico.
Se invece vogliamo che tutti ben intendano il valore di una prestazione negli ostacoli allora bisogna innanzitutto che anche questa specialità diventi “di massa”.
Solo poi i migliori eccelleranno .
Tornando all’atletica leggera, bisogna sapere prima di illustrare quali sono state le proposte che abbiamo redatto, che il lavoro non è stato fatto solo da alcuni dei componenti della commissione, ma sono stati coinvolti molti interpreti dell’atletica leggera ordinaria e dell’atletica leggera scolastica.
Riteniamo, senza alcun dubbio, che un’analisi migliore di quella che è stata compiuta sia davvero difficile.

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Sport a scuola ne resterà uno solo: Il Gioco del Calcio.

Proponiamo un argomento di studio e una nuova tabella per il triathlon dell’atletica scolastica.

Tra le molte incertezze dello sport scolastico sappiamo che almeno un fatto è vero e cioè che il programma Lega Cinque Stelle sull’attività sportiva studentesca è diventato cosa diversa, con la nuova maggioranza, dalle ipotesi originarie.
In attesa delle nuove regole stabilite dal Governo e Miur possiamo però analizzare l’andamento dalla partecipazione nelle ultime stagioni e riproporre un documento non freschissimo e cioè un’analisi pubblicata dall’autorevole rivista scolastica “Nuova Secondaria” soltanto 29 anni addietro. Pare scritto in questi giorni.
In effetti in questo anno di permanenza nella Commissione Mantovani ci siamo più volte chiesti se i dejà vu fossero frutto dell’età avanzante o della memoria ancora attiva.
Possiamo dire che si tratta della seconda ipotesi.
Cosa accade nel ‘90 lo descriveremo brevemente più avanti, ma tornando al calcio ne vogliamo studiare l’evoluzione nella scuola perché siamo abbastanza convinti che entro poche stagioni l’attività sportiva già egemone nella società italiana sarà egemone anche nella scuola.
Per sgombrare il campo da qualunque dubbio possiamo affermare che non ricordiamo neanche il decennio nel quale abbiamo visto una partita di calcio dal vivo; che non abbiamo mai usato la tessera d’ingresso allo stadio che la FIGC consegnava ai Coordinatori di educazione fisica e che nel nostro abbonamento di Sky il calcio non figura.
Anzi possiamo affermare che più volte abbiamo avanzato critiche dato che la Federazione, in passato, ha fatto valere la propria prevalenza economica anche nel mondo della scuola.
Dall’originario refrain degli anni 80 “il calcio mantiene tutto lo sport italiano” quando in realtà esisteva una lotteria dello Stato come il Totocalcio, alle richieste dirette verso i Ministri per far approvare le proprie iniziative la FIGC ha sempre trovato la strada abbastanza spianata.
Non proprio come Brenno con il suo “vae victis” , ma una sorta di moral suasion possibile grazie alla ricchezza federale e alla diffusione sul territorio.

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L’organizzazione sportiva scolastica sul territorio.

Ovvero volere l’Alta Velocità e far viaggiare le Littorine.

***Tesi su sport a scuola—Capitolo II

Nel commento del giorno 15 u.s. abbiamo ipotizzato una scaletta di quanto scriveremo e, granitici come la panna montata, invertiamo l’ordine dei fattori convinti che la somma non cambi.
In realtà abbiamo pronto il nostro piano quasi fosse una circolare o una direttiva sia per la Federazione Sport scolastica sia per i Centri Sportivi del terzo settore con ipotesi di studio che paiono tutto sommato percorribili.
Trattandosi però di due mattonate estremamente lunghe stiamo pensando ad una suddivisione in puntate più leggibili.
Abbiamo già scritto molte volte che lo storico nome della aggregazione nazionale studentesca in Italia, ripreso peraltro da Manuela Ghizzoni nel suo Progetto di legge appena ricordato, era Unione Nazionale; contro l’ipotesi di una simile denominazione abbiamo il nome francese degli Union Nationale du Sport Scolaire.
Poco conta che noi e i transalpini ci siamo inseguiti sull’organizzazione scolastica fino dall’anteguerra, dato che dal 1974 oggi sono certamente egemoni loro.
Il termine Federazione dello Sport Scolastico è la più logica, ma potrebbe apparire ai più come una sorta di apparato dipendente dal Comitato olimpico e quindi qualcuno potrebbe storcere il naso sulla terminologia da usare.
Dato che noi ragioniamo in termini di “ipotesi di studio” definiremo la nostra ipotetica organizzazione come: Congrega Nazionale Sportiva Scolastica. In questo modo non temiamo di incorrere nelle ire di alcun purista.
Tornando al titolo sappiamo che è inevitabile, parlando di organizzazione territoriale, analizzare lo stato degli Uffici Educazione Fisica, ma in questo commento non ci soffermeremo su come si è ridotto il Coordinamento, ma sul peso specifico che possono avere questi Uffici.
Non va infatti dimenticato che chiunque voglia svolgere il proprio servizio lavorativo nel settore amministrativo dello sport scolastico conserva una facoltà unica e cioè quella di tornare a scuola.In tempi di carenza di posti di lavoro si tratta di un benefit notevole perché consente a qualunque collega di poter dire anche qualche “Signornò” senza dover necessariamente subire ricatti.

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La fine dell’estate non farà dimenticare lo sport a scuola e non sarà solo un triste autunno

L’anno sportivo è iniziato con grandi speranze speriamo di festeggiare entro Natale.

Ad una osservazione superficiale lo Sport a scuola potrebbe essere cambiato poco in realtà, salvo scelte decisamente contrarie da parte del Parlamento della Repubblica, l’articolo due della legge 1372 di agosto apre uno scenario davvero nuovo anche se, come scritto pochi giorni addietro si tratta solo del primo mattone.
L’anno era iniziato con il comunicato di Palazzo Chigi che informava di una serie di deleghe al Governo riguardante l’attività sportiva.
Tra queste anche la costituzione di una Federazione Nazionale dello Sport Scolastico.
Di seguito il link al sito Informazioni Parlamentari dal quale si possono ricavare una miriade di informazioni sulle attività promosse da chi ci governa:

http://infoparlamento.it/tematiche/CdM/consiglio-dei-ministri-comunicato-stampa-del-28-febbraio-2019-fonte-governoit

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Dopo 45 anni il primo mattone dello sport a scuola è stato ricostruito.

Speriamo che il resto della casa sia ultimato in tempi brevi.

La crisi politica in atto, forse risolta in qualche ora ha fatto passare totalmente sotto silenzio un articolo della nuova legge che regola lo sport all’interno della quale l’articolo 2 ripone le basi per i Centri Sportivi Scolastici.
Formalmente ci sono da tanto tempo, ma ormai quasi nessuno ricorda che i Gruppi Sportivi e le loro Unioni Provinciali vennero chiuse nel 1974 dopo che la Corte dei Conti rilevò che si trattava di gestioni economiche fuori bilancio rispetto ad una Legge dello Stato di tre anni prima.
Da allora la denominazione rimasta più o meno la stessa ma il Parlamento della Repubblica non se ne occupò più fino alla recentissima Legge 1372.
In quest’ultimo anno, insieme ad alcuni colleghi, abbiamo fatto parte di un gruppo di lavoro istituito dal Ministro Bussetti nel quale sono stati analizzati i mille temi dell’educazione fisica con tutte le sue correlazioni.
Serietà e riservatezza obbligano ad evitare facili commenti sul nostro piccolo contributo, certo che è almeno la terza volta che, di persona, vediamo da vicino il traguardo sul riordino del sistema sportivo scolastico ed improvvisamente cambia lo scenario.

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Studenti arbitri, giudici; allora si può. Ma un vecchio documento ci riporta coi piedi per terra.

La posizione del Coni nel 1992 su Isef e nuove Facoltà lascia di davvero increduli, ci ha ricordato ancora una volta le origini dei ritardi di oggi.

Esistono piccoli eventi che sembrano portare verso grandi novità anche se rientrano, in fondo, tra le cose ordinarie della vita di relazione; purtroppo come spesso accade, soprattutto in un paese che programma davvero poco della sua vita sociale, per ogni lieve novità ci viene presentato inesorabilmente il conto dalla nostra storia e dalla nostra cronaca.
Quindi iniziamo il commento periodico con eventi leggeri, non per questo meno seri, come avevamo preparato, e chiudiamo pubblicando il documento citato nel sommario.
In una grande regione del Nord, a sud della Svizzera e ad Est del Piemonte, in una Città Metropolitana, durante la stesura dei calendari e dei concentramenti della pallavolo e del calcio a cinque ci si è resi conto che si poneva pesantemente il problema degli arbitri, soprattutto per il susseguirsi delle partite.

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